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Romina Power a Supernova: “La musica con Al Bano non era il mio genere”

Romina Power Custodi

Romina Power si racconta senza filtri nella nuova puntata di “Supernova”, il podcast di Alessandro Cattelan, in occasione dell’uscita del suo nuovo libro Pensieri profondamente semplici. L’abbecedario della mia vita. Qui il link per l’acquisto di una copia.

Ne emerge il ritratto di un’artista complessa, libera, profondamente spirituale, che ripercorre la sua vita tra cinema, musica, successo planetario e dolore privato.

Un viaggio intimo che parte da molto lontano.

Un’infanzia nomade e fragile: «Sono cresciuta spostandomi continuamente»

Romina Power nasce a Los Angeles, ma la sua infanzia è segnata da continui cambiamenti e sradicamenti:
«Sono nata a Los Angeles, poi quando i miei hanno divorziato mi hanno mandata da mia nonna in Messico. Io e mia sorella siamo finite in un collegio di suore».

Dopo il nuovo matrimonio della madre, il trasferimento in Italia:
«Siamo passate dal collegio in Messico a quello di Roma e poi, a 8-9 anni, sono approdata a Milano».

Non manca nemmeno l’esperienza inglese:
«Dopo due anni di collegio in Inghilterra ci incontravamo con i Teddy Boys all’epoca».

Il ritorno in Italia segna una svolta decisiva:
«Sono tornata a Roma per una vacanza e sono stata risucchiata dal cinema. Ho iniziato a lavorare a 13 anni con Ugo Tognazzi».

Dal talent scout al successo: «In quattro anni ho girato quindici film»

La carriera cinematografica inizia quasi per caso:
«Mi ha trovato un talent scout una sera che ero andata a ballare. Mi hanno offerto un contratto per un film e da lì è iniziato tutto».

Nel giro di pochissimo tempo, Romina diventa una presenza costante sul grande schermo:
«In soli quattro anni ho girato quindici film».

Anche il suo nome nasce da una scelta anticonvenzionale:
«Mi hanno chiamata Romina perché i miei si sono sposati a Santa Francesca Romana. L’hanno inventato loro. A me piaceva essere l’unica, adesso non lo sono più».

Al Bano, la musica e il successo: «Non era il mio genere»

Nel dialogo con Cattelan, Romina Power affronta con grande sincerità anche il tema della musica e della storica collaborazione con Al Bano:
«Io non ci pensavo troppo. Rianalizzando i miei scritti ho capito che il periodo in cui avevo più incubi era quello del massimo successo».

La ragione è profonda:
«Non mi sentivo appagata perché la musica che facevo con Albano non era il mio genere, non era la musica che ascolto. Lo facevo perché faceva piacere agli altri».

Una confessione che sorprende, soprattutto parlando di brani iconici:
«Felicità io non la volevo nemmeno incidere, la trovavo una canzone banale».

E sul celebre Ballo del qua qua:
«Era partita dall’Olanda. Mi hanno proposto di cantarla e avendo due figli piccoli ho accettato come scherzo. Non pensavo diventasse famosa, io mi vergognavo».

Fino all’episodio cult:
«L’ha ballata John Travolta a Sanremo con le scarpe con scritto “Power”».

L’innamoramento: «Mi ha conquistata con la sua timidezza e le sue canzoni»

Romina racconta anche l’inizio della storia con Al Bano:
«Mi è piaciuto perché era molto timido, diverso dagli altri».

Un dettaglio fa la differenza:
«Durante le pause del film componeva canzoni e poi veniva a suonarmele. Nessuno aveva mai scritto canzoni per me».

E conclude con una frase diventata emblematica:
«Io dico sempre che l’amore è cieco, ma non è sordo. Mi ha conquistata così».

Solitudine, silenzio e spiritualità: «Avevo troppe domande»

Oggi Romina Power rivendica il bisogno di silenzio:
«Sono socievole, ma mi piace stare da sola. Amo il silenzio. Mi piace viaggiare da sola, anche se preferisco farlo con mio figlio Yari».

Il tema della spiritualità attraversa tutta la conversazione:
«Ho perso mio padre a sette anni. Frequentavo la messa in latino, ma avevo troppe domande e nessuna risposta».

Inizia così una lunga ricerca:
«Ho letto libri su tutte le religioni, sono stata in monasteri buddisti e zen. Poi ho trovato risposte nel buddismo della tradizione Nuovo Kadampa».

Ylenia, il dolore più grande: «È stata la spiritualità a salvarmi»

Il momento più toccante arriva parlando della scomparsa di Ylenia:
«Nella perdita di un figlio è stata la spiritualità ad aiutarmi».

Prima il rosario:
«Lo recitavo ogni giorno, mi dava calma interiore».

Poi il buddismo:
«È stato grazie al buddismo che nel 2013 sono tornata a cantare con Al Bano. Altrimenti non lo avrei mai più voluto vedere».

Sulla loro relazione:
«È durata trent’anni, ma sono valsi come novanta. L’idea di stare sessant’anni con una persona per me è inconcepibile».

E sulla scomparsa della figlia:
«Non mi ha mai convinto nulla. Tutti mi dicono che è viva e di non perdere la speranza».

Oggi in Puglia e il rimpianto per il cinema

Romina oggi vive in Puglia, lontano da Cellino San Marco:
«Mi sono innamorata della luce, del cielo, del mare».

L’unico vero rimpianto resta il cinema:
«Ho rinunciato al cinema con la C maiuscola. Sergio Leone mi voleva per C’era una volta in America».

La scelta fu dolorosa ma consapevole:
«C’erano scene di nudo, avevo due figli piccoli. Un po’ me ne pento, ma sono felice di aver scelto la mia tranquillità e la mia famiglia».

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