Alla vigilia dell’avvio ufficiale della 73esima edizione del Festival di Sanremo, Francesco Prisco de Il Sole 24 Ore ha intervistato il manager di Amadeus Lucio Presta, che ha parlato della sua esperienza al Festival, dando alcune chiavi di lettura molto interessanti dei Sanremo di Amadeus.
Sulla trasversalità del cast di Sanremo 2023, in particolare, Presta ha dichiarato: “Se vuoi fare una televisione generalista che funzioni, devi necessariamente tenere insieme le generazioni, attraversarle. Rassicurare chi ha qualche anno in più con i propri beniamini e intrigare i giovani con quelli che già seguono grazie ad altri circuiti di fruizione come lo streaming”.
E a proposito di streaming, il manager di Amadeus ha affermato di aver tentato / provato una formula seriale anche per la kermesse canora: “Anche Sanremo, in un certo senso, è diventato una serie Tv. Siamo nell’epoca della serialità e il Festival non fa eccezione. Ci siamo inventati un nuovo modo di raccontare all’interno del Festival e un nuovo modo di raccontare il Festival.
Una volta funzionava che un direttore artistico, alla vigilia della kermesse, concedesse un’intervista esclusiva a questo o a quel giornale su che cosa sarebbe successo all’Ariston, magari facendo infuriare tutti gli altri. La comunicazione sul Festival, con questo schema, si concentrava in poche settimane dell’anno. Con le ultime edizioni di Amadeus ci siamo detti: abbiamo il più grande strumento di comunicazione generalista del Paese, che si chiama Tg 1. Costruiamo attraverso di esso una narrazione che abbracci più mesi e faccia discutere il pubblico per buona parte dell’anno”.
Le strategie comunicative adottate, però, di seriale hanno solo lo spezzettamento. Di fatto, la serialità ha comunque le sue regole, le sue forme e le sue strutture, che non coincidono con quelle del Festival di Sanremo, sul cui futuro Presta continua a perorare la causa dell’addio all’Ariston:
“Inevitabilmente un giorno si dovrà abbandonare l’Ariston e costruire un Palafestival. Anzi, esorto il proprietario Walter Vacchino e l’amministrazione comunale e regionale a pensare presto a questo progetto. Stiamo parlando del più grande evento televisivo italiano, qualcosa che non ha eguali in Europa. Incredibile che si faccia all’interno di un cinema. Incredibile, o forse molto italiano”.
E a proposito del suo futuro al Festival di Sanremo il manager chiosa: “Con il Festival 2024, che faremo sempre con Amadeus, arrivo al decimo. Poi saluto Sanremo”.

Classe 1998, negli ultimi 4 anni ha collaborato con diverse emittenti radiofoniche. Di notte recensisce musica, di giorno ne parla con gli artisti. Nostalgica ed empatica, scrive spesso nei giorni di pioggia. La musica? Un ricordo senza origine che ha ribaltato ogni prospettiva.
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