Dominio major, cognomi pesanti, contratti Rai, tendenze su TikTok e Spotify: no, a Sanremo il focus non è più sulle canzoni.
Ogni edizione il direttore artistico di Sanremo dice che il focus è sempre, e solo, sulle canzoni e quest’anno si è addirittura esagerato dicendo che, a due settimane dall’annuncio del cast, non era ancora stato scelto nessun brano. Peccato che queste dichiarazioni vengano puntualmente smentite con l’annuncio degli artisti in gara.
Almeno venti nomi che sbarcheranno a febbraio in riviera erano, infatti, già da mesi su tutti i siti musicali ed è, quindi, molto strano che fosse il solo Carlo Conti a non averli ancora decisi. Questa larga prevedibilità del cast, mai così evidente come in questi ultimi anni, denota proprio come il lavoro del direttore artistico sia ormai ridotto a un semplice sì ai cantanti che bisogna piazzare a tutti i costi in quel preciso momento discografico, con qualche piccola e normale eccezione. Basta anche solo guardare gli annunci dei tour durante l’autunno per ergersi a Frate Indovino e indovinare oltre metà cast, perché non esiste più una figura come quella di Pippo Baudo che andava a prendere il Fabrizio Moro cameriere in un albergo e lo portava direttamente all’Ariston, senza neanche una casa discografica alle spalle (con cui avrebbe firmato proprio prima della conferma di partecipazione) e solo in virtù della forza di una canzone come “Pensa” e della grande stima nei confronti di un giovane cantautore.
L’immagine che ne esce oggi è quella di una selezione decisa solamente in base agli interessi che ci sono dietro agli artisti e questo dà vita anche a dei cast senza personalità, perché è inevitabile non notare come oltre metà degli artisti che parteciperanno al prossimo Festival non avrebbero mai trovato spazio nelle prime tre edizioni guidate da Carlo Conti tra il 2015 e il 2017, quasi del tutto incentrate su pop e cantautorato. Diventa, così, impossibile pensare che la selezione sia realmente guidata dal valore delle canzoni e dalla stima che il direttore artistico nutre nei confronti degli artisti, proprio perché non c’è una direzione coerente.
L’unica direzione sembra quella di andare ogni volta dove va la convenienza del momento e, quindi, a vincere sono sempre i poteri più preponderanti. Come quello delle tre major (Sony, Universal e Warner) che, anche quest’anno, banchettano con 25 artisti in gara su 30. E questo toglie anche una possibilità di ricircolo, come dimostrano i 18 nomi già presenti anche nelle edizioni di Amadeus. Se i sì sono sempre gli stessi, così come i no, significa che il focus non è sulle canzoni. Perché è matematicamente impossibile che le proposte migliori le presentino sempre gli appartenenti allo stesso giro. L’anno scorso, inoltre, il 70% delle canzoni erano firmate dall’èlite degli autori che dominano attualmente le classifiche e la sensazione, guardando i nomi, è che, anche nella prossima edizione, sarà così, con lo stesso risultato di avere troppe canzoni sovrapponibili tra di loro.
Attenzione, però, perché sarebbe ingiusto parlare solo di major e di autori. In un Festival in cui sembra necessario portare numeri per poter partecipare, e lo stesso Carlo Conti – durante la Milano Music Week – ha praticamente confermato queste voci dicendo che Sanremo è cambiato e che oggi dà la possibilità di scegliere tra tantissimi artisti di grande successo, torna il nuovo volto Rai Elettra Lamborghini, le cui canzoni pubblicate negli ultimi anni sono passate tutte inosservate. Escludendo che abbia un peso artistico superiore a quello della maggior parte degli artisti esclusi, è quasi impossibile pensare che sia solo un caso questo ritorno senza numeri proprio in coincidenza con la firma di un contratto con la Rai.
E che dire del figlio d’arte Leo Gassmann, anche lui volto Rai, all’ennesimo Festival nonostante, in tutta la sua carriera, non ci siano successi palpabili? I numeri servono ma, davanti a un cognome pesante, si può passare sopra molto volentieri? Pare di sì, considerando anche la presenza di Mara Sattei, che si dice abbia l’appoggio del fratello ThaSup (tra i nomi più importanti della scena trap) dopo gli ultimi anni in cui è sparita da tutte le classifiche, e il ritorno di LDA (figlio di Gigi D’Alessio, questa volta in coppia con Aka7even per riempire la doverosa “quota Amici“) dopo il brutto Sanremo di due anni fa. Molto difficile pensare, anche qui, che, tra le oltre 200 proposte, non ci fossero altri ritorni più meritevoli, magari di artisti che mancano da tanti anni dal Festival e che, all’epoca, la loro occasione l’hanno però sfruttata decisamente meglio.
Tredici Pietro, figlio di Gianni Morandi, apre invece a un’altra situazione. Perché il suo è un volto nuovo e un’occasione la meriterebbe pure, ma siamo sicuri che un tormentone estivo, peraltro in duetto, faccia diventare di colpo Big? Discorso che si allarga anche a Samurai Jay, alle Bambole di Pezza, a Chiello, a Nayt, alla coppia Colombre & Maria Antonietta, a Sayf e a Eddie Brock presente grazie a una canzone virale da due mesi su TikTok, tutti artisti che non soddisfano i requisiti di popolarità richiesti dal regolamento e, in gran parte, senza neanche una certificazione alle spalle. Di fatto, ci sono artisti in gara tra i Giovani che sono molto più conosciuti di molti Big e questa selezione senza regole è la fotografia di un Festival troppo condizionato dal fenomeno del momento che conferma, quindi, le dichiarazioni rilasciate nelle ultime settimane da artisti come Fabrizio Moro, Irene Grandi e i Baustelle: è un Sanremo in cui a contare non sono più le canzoni e la musica.
E tutta questa lunga analisi ne è dimostrazione: dichiarare che il focus di Sanremo sia ancora sulle canzoni è pura ipocrisia perché, prima di dedicarsi all’ascolto, l’impressione è che si guardi prima alla casa discografica che presenta il brano, agli autori che lo scrivono, a chi ha un contratto con la Rai, al cognome importante, a chi è di tendenza su TikTok, a chi è fortemente appoggiato su Spotify, a chi può diventare un facile trend per poi rivendicarlo quando arriva il momento dei bilanci… Tutte cose che c’entrano molto poco con la musica. “Non puoi andarci, ti mancano i contatti“, cantava Fabri Fibra nel 2010 in “Andiamo a Sanremo“, canzone molto critica sul Festival. E aveva ragione.
Classe ’92, ho iniziato a scrivere di musica nel 2020 aprendo un mio blog con cui ho catturato le primissime attenzioni di artisti e addetti ai lavori, in particolare di Kekko Silvestre dei Modà, la persona che, più di tutti, mi ha spinto a credere in questa strada. Dal 2022 ho, quindi, iniziato a collaborare con due siti di informazione musicale focalizzandomi su recensioni, approfondimenti e analisi del settore
