Analisi sulla vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo e sui significati che nasconde
Un successo arrivato quando era ormai del tutto inaspettato: la vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo 2026 nasconde in sé un senso di sorpresa, di ritorno e di rinascita, ma anche di rivincita nei confronti di un mercato musicale che, per tanti anni, aveva messo da parte il cantautore napoletano. Sottovalutato anche dai bookmaker che, il giorno prima dell’inizio del Festival, davano tutti la sua vittoria intorno a quota 50,00, ha vissuto una settimana in continua ascesa fino a trionfare con la sua “Per sempre sì“.
È nel 2024 che sono state messe le basi di questo insperato, e ritrovato, successo, quando “Rossetto e caffè“, singolo indipendente e autoprodotto, si faceva spazio su TikTok e Spotify, diventando il maggior successo dell’estate di quell’anno, soprattutto in rapporto alla promozione ricevuta. Anche dopo aver raggiunto i primi posti delle classifiche, il brano ha, infatti, faticato non poco a trovare spazio sui media e, di questo argomento, ne aveva parlato lo stesso Sal Da Vinci in un’intervista rilasciata sulle pagine del Messaggero: “Lo sappiamo tutti: ci sono dei sistemi. La mia canzone si sta rivelando una hit su Spotify, ma nessuno mi invita. I miei agenti provano a propormi ai programmi tv, ma ricevono tutti no. E poche radio mi passano, peraltro non quelle dei grandi network“.
Parliamo, quindi, di una hit da due dischi di platino, 123 milioni di visualizzazioni su YouTube e 74 milioni di ascolti su Spotify che è fotografia di un successo scelto unicamente da un pubblico capace di ribaltare ciò che il sistema musicale aveva scelto per Sal Da Vinci: l’oblio. Proprio durante questa settimana sanremese, il cantautore napoletano ha raccontato di non aver ricevuto alcun sostegno da parte della sua ex casa discografica dopo il terzo posto ottenuto nel 2009 al Festival con “Non riesco a farti innamorare” e questo l’ha portato a sparire dalle attenzioni del grande pubblico e a tornare a recitare nelle commedie napoletane a teatro. In questo arco di tempo sono stati pubblicati otto album ma tutti passati pressoché inosservati, e anche il ritorno a Sanremo è stato alquanto sudato.
Sal Da Vinci arrivava, infatti, da ben diciassette anni di esclusioni e, tra queste, c’è un episodio che ha fatto molto rumore. Nel 2017 la sua esclusione è stata, infatti, la causa di una forte rottura tra Carlo Conti, anche allora direttore artistico del Festival, e Renato Zero, all’epoca produttore del cantautore napoletano, che, in un’intervista rilasciata sulle pagine de Il Mattino, aveva così commentato il no: “Sono in…cacchiatissimo, diciamo così. Non per me, non per la canzone, e nemmeno per Sal, con cui ho composto gran parte del suo nuovo disco, ‘Non si fanno prigionieri’. Avevo scritto, in questo momento, un inno d’amore per Napoli città aperta, ‘Nanà’ appunto: possibile che non meritasse di essere tra i 22 brani scelti? Tutti migliori del mio? Tutte voci migliori di quella di Sal?“.
Ed ecco che questo trionfo assume un significato doppiamente profondo, da una parte per Sal che ha, oltretutto, ribaltato il percorso di un Festival quasi del tutto tendente alla novità e alle proposte più giovanili, riportando alla vittoria un artista con una lunghissima carriera alle spalle a dieci anni da quella degli Stadio, e, dall’altra, anche per tutti gli artisti emarginati dal sistema spesso non perché non meritevoli o perché non incontrano il gusto del pubblico, ma solo perché è il sistema a decidere così.
Il pubblico, proprio con questa vittoria e, in generale, con la grande accoglienza riservata sin da subito a Sal Da Vinci, ha, infatti, dimostrato di essere molto più libero e aperto di chi seleziona la musica e di essere voglioso di ascoltare, e di dare nuove occasioni, anche agli artisti da tanti anni lontani dalle scene. Emblematico, in questo senso, il confronto tra il Sal Da Vinci assente dall’Ariston per diciassette anni e il Leo Gassmann, invece, presente ben quattro volte negli ultimi sette Festival (tre in gara, uno da ospite): il primo era in vetta alla classifica del televoto a 30 con il 13,1% dei voti, il secondo si è fermato al 23esimo posto con appena lo 0,82%.
Numeri perfetti per dimostrare come, spesso, gli artisti lasciati in panchina possano piacere molto di più di chi è costantemente titolare e la speranza è che ora Stefano De Martino, a cui è stato assegnato il prossimo Festival, allarghi le braccia anche agli artisti da troppi anni fuori dal sistema, non solo se reduci da un successo come “Rossetto e caffè” ma anche per la ripartenza che Sanremo può significare per loro: è la gente a chiederlo.

Classe ’92, ho iniziato a scrivere di musica nel 2020 aprendo un mio blog con cui ho catturato le primissime attenzioni di artisti e addetti ai lavori, in particolare di Kekko Silvestre dei Modà, la persona che, più di tutti, mi ha spinto a credere in questa strada. Dal 2022 ho, quindi, iniziato a collaborare con due siti di informazione musicale focalizzandomi su recensioni, approfondimenti e analisi del settore
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