Stabber Laila Al Habash

Sarà disponibile da venerdì 21 aprile in tutti gli store digitali (Virgin Music LAS/Universal Music Italia – https://stabber.lnk.to/giove) e per la programmazione radiofonica “giove”, il nuovo singolo firmato dal produttore italiano STABBER in cui le sue produzioni incontrano in modo inedito le parole e la voce di LAILA AL HABASH, che il 21 e 22 giugno aprirà i due concerti napoletani dei Coldplay.

Produttore aquilano, Stefano Tartaglini (questo il nome dietro lo pseudonimo di STABBERha firmato alcuni dei dischi e dei brani più interessanti pubblicati negli ultimi anni, lavori profondamente diversi gli uni dagli altri ma che gli hanno permesso di costruirsi una vera e propria identità che lo rende riconoscibile nel panorama musicale italiano.

“giove” è un brano che parla di determinazione, consapevolezza e indipendenza, di quello che una donna vuole e non vuole, del bisogno di essere vista, per prima cosa, ma soprattutto vista per quella che è, una donna pensante, che non ha bisogno di aggrapparsi a nulla, men che meno di constatare il proprio valore attraverso il rapporto con qualcuno.

In una società dove la maggior parte delle persone mira a certi canoni estetici imposti, ad essere meglio di qualcun altro e a sentirsi unica, l’ammissione di sentirsi “banale, mediocre, niente di speciale” e dire “voglio quello che vogliono tutti”, è qualcosa che esprime un essere profondamente e spontaneamente sé stessi ma che, allo stesso tempo, ci spinge e grida al desiderio di sentirsi “interi”, di potersi guardare allo specchio e vedersi, percepirsi.

Nonostante questo elogio alla self-confidence e all’autostima, e proprio perché siamo circondati da modelli e diktat che spesso ci portano a dubitare delle nostre qualità per conformarci a modi di vivere e di essere che spesso non ci appartengono e ci relegano in una sorta di solitudine, il brano esprime l’estremo bisogno di non restare soli, o di esserlo insieme a qualcun altro al massimo.

«Giove è il pianeta più grande del sistema solare ed ha decine di satelliti che gli orbitano intorno. “giove” è un pezzo dal carattere imponente e ricco che parla di rabbia – racconta Laila. La rabbia di non sentirsi visti, pur sentendosi ingombranti, la rabbia di chi non si accontenta e vuole guardare veramente a fondo il mondo, risalire all’essenza delle cose che passano sotto i nostri occhi, per chiedersi, infine, dove sia finita la bellezza».

STABBER e Laila si conoscono da tanto tempo, dal 2017 lavorano insieme e, in questo pezzo, hanno deciso di far incontrare i loro mondi in un modo nuovo: creando una produzione che permettesse a Laila di mettersi in gioco e sfidare se stessa in qualcosa che non aveva/avrebbe mai fatto prima. Esattamente come in “fé” con Gaia, STABBER ha voluto destrutturare e ricomporre in modo inedito le peculiarità e lo stile della sua guest per proporre un brano al 100% “stabberiano” ma che insinuasse nelle artiste con cui ha lavorato un nuovo modo di percepire se stesse e la propria musica e lasciasse a chi ascolta lo stupore di una scoperta rivoluzionaria.

Il pezzo è nato in una sola giornata, STABBER aveva un giro di accordi nel cassetto e subito Laila ha trovato terreno fertile per metterci la sua voce e le sue parole. Il testo è stato scritto quasi di getto, con un’immediatezza, una lucidità e una sincerità che sono i perni attorno a cui ruota il racconto, la stessa sincerità con cui STABBER ha voluto mantenere alcune imperfezioni audio per sottolineare la forza della schiettezza vocale di Laila. Totalmente libera nel processo creativo, Laila si è adagiata su un tappeto sonoro molto massiccio, maleducato e scioccante come uno schiaffo improvviso, seppur assolutamente minimale. In un crescendo continuo della produzione, che parte con la melodia sintetizzata di un giro di accordi in cui si incastra la voce narrante di Laila, il cantato e il testo, seppur appoggiandosi fin dall’inizio su sedicesimi che lasciano subito un senso di tensione, si fanno sempre più richiedenti di attenzioni, più incisivi. La mano di STABBER calca dei commenti sonori a supporto dell’urgenza espressiva di Laila, fa entrare gli archi, arricchisce e carica di corposità la base che diventa muscolosa e martellante, fino a che musica e voce sfociano in una ripetizione ossessiva su cassa in 4 di una domanda che racchiude il senso del brano: ricercare la bellezza smarrita tornando all’essenza delle cose.

Foto di Bogdan @Chilldays Plakov

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