La nostra intervista a Roberto Casalino in occasione dell’uscita di “Dieci piccole ragioni”, fuori a partire dallo scorso 15 settembre per l’etichetta indipendente Casakiller e distribuito da ADA Music Italy. È un album sull’amore verso se stessi, un percorso che passa attraverso la comprensione, la compassione e il perdono. Il risultato è un racconto fedele quanto introspettivo del cantautore di Latina, con il quale abbiamo approfondito i temi ricorrenti in queste dieci nuove canzoni.
Intervista a Roberto Casalino
Il filo che lega le tracce è l’amor proprio, perché la relazione più complicata che possiamo instaurare nella nostra vita è quella con noi stessi. Ci racconti da quali concetti sei partito?
«Sono partito da questo concetto, dal cercare di capire cos’è che mi spingeva a volte a commettere gli stessi errori, quasi come se non imparassi mai la lezione. Ad un certo punto mi sono sentito proprio come raffigurato nella copertina del disco, con il mio viso diviso in parti diverse, come se fossi passato attraverso un tritacarte. Nel rimettere i pezzi a posto mi sono reso conto che, nel frattempo, quelle esperienze mi avevano cambiato. Da lì è partita l’idea di raccontare ciò che ho imparato sulla mia pelle, io li chiamo i miei dieci comandamenti. Scrivere per me è un po’ come fare terapia».
In questo nuovo progetto, come al solito, la tua penna si pone al centro della narrazione. Una canzone-manifesto è “Volere te”, è una mia impressione o ci sono stati appunto dei pensieri che ti sei sentito di esprimere quasi come una catarsi per liberarti di alcune zavorre?
«Sì, hai citato proprio “Volere te” che racconta esattamente proprio quello che ho fatto per tanti anni, cioè di essere il primo sabotatore di me stesso, di non valorizzarmi mai, pretendendo valore dagli altri. Ho voluto liberarmi da tutto questo, perché noi in realtà abbiamo tantissime sovrastrutture dipendenti anche dalla nostra educazione, dalle esperienze che abbiamo vissuto. Ad un certo punto ho deciso di mettermi a nudo e ricominciare da zero, mantenendo soltanto gli aspetti che ritengo fondamentali per la mia vita. Una canzone talmente viscerale che fino all’ultimo non sapevo se inserirla o meno, poi mi sono ritrovato a cantarla in studio al buio, così mi sono reso conto che non poteva restare fuori».

In questo viaggio così introspettivo, è stato più difficile rimettere insieme i cocci o aprirti a nuove prospettive? In altre parole, fare pace col passato o ricominciare da zero?
«Pensavo che fossero due cose distinte, in realtà l’una chiama l’altra, perché se non riesci veramente a staccarti dal passato non stai veramente ripartendo da zero. Hai comunque ancora le spalle piene pesanti di tutto ciò che ti porti dietro ed è lì che ho dovuto fare un grossissimo lavoro su me stesso, perché inizialmente non comprendevo la forza del perdono, anche verso chi mi aveva fatto del male. Grazie alla terapia e grazie a molte letture, ho approfondito l’argomento e ho capito che in realtà l’arte del perdono è un’arte che ha bisogno di poca teoria e di tanta pratica. Mi sono reso conto così di aver poi raggiunto uno stato di pace, per cui credo fermamente che non sia necessario dimenticare, ma perdonare per poter vivere meglio».
Volevo staccarmi un momento dal discorso dell’album, per parlare di un’amicizia e di un sodalizio artistico ormai di lungo corso, vale a dire il tuo con Tiziano Ferro. Come si è evoluto il vostro rapporto negli anni?
«Hai presente quando ti dicono: “mi raccomando non cambiare mai”. Questa è una cosa che io e Tiziano non ci siamo mai detti, perché il cambiamento al punto che i in questi anni siamo cambiati moltissimo. Abbiamo imparato anche a convivere con l’assenza dell’altro, a causa di scelte di vita che ci hanno portato a vivere a migliaia di chilometri di distanza. Siamo stati bravi a trovare nuovi equilibri, non sempre con facilità, la nostra è comunque un’amicizia trentennale che ha vissuto anche dei momenti molto bassi, ma dalle difficoltà ne siamo sempre usciti più forti. Tornare a scrivere insieme “Destinazione mare”, la prima canzone che lui canta tra quelle realizzate insieme, è stato un po’ un coronamento di questi 30 anni di vita condivisa. Abbiamo cominciato insieme da ragazzini, ogni tanto il pensiero va a quei pomeriggi trascorsi in cameretta a fare i provini, specie quando questa estate ci è capitato di cantare all’Olimpico di Roma davanti a ben 60.000 persone».
Per concludere, prendendo spunto dal titolo dell’album, quali sono le tue personali buone ragioni per ascoltare questo progetto?
«Sicuramente non si tratta di un disco facile, nel senso che non è un lavoro che colpisce sicuramente al primo ascolto, semplicemente perché la struttura delle canzoni è molto pop ed è tutto molto orecchiabile, mentre i testi sono decisamente più introspettivi e richiedono un’attenzione particolare. È un album che potrà fornire spunti di riflessione alle anime più sensibili, questo almeno è il mio più grande desiderio».
Videointervista a Roberto Casalino
Nato a Milano nel 1986, è un giornalista attivo in ambito musicale. Attraverso il suo impegno professionale, tra interviste e recensioni, pone sempre al centro della sua narrazione la passione per la buona musica, per la scrittura e per l’arte di raccontare. È autore del libro “Sanremo il Festival – Dall’Italia del boom al rock dei Måneskin” (edito D’idee), impreziosito dalla prefazione di Amadeus. Insieme a Marco Rettani ha scritto “Canzoni nel cassetto”, pubblicato da Volo Libero e vincitore del Premio letterario Gianni Ravera 2023.