Quali sono gli album peggiori usciti nel 2025? L’insindacabile giudizio (personale, ma non troppo…) di Roberto Padovan.
2025, quali sono gli album italiani peggiori dell’anno?
Fare una classifica dei peggiori album usciti nel 2025 non è stato semplice.
Rispetto ad altri anni, l’impressione generale è che certi trend musicali stiano lentamente perdendo forza: la trap più vuota, il pop costruito a tavolino, i personaggi nati più per i social che per la musica sembrano meno centrali nel dibattito discografico.
Questo non significa che il 2025 sia stato un anno esente da dischi sbagliati, anzi. Significa però che il “rumore” è stato più contenuto, che il pubblico — pur continuando a streammare tutto — inizia a riconoscere la differenza tra un progetto necessario e uno inutile.
Quella che segue non è una classifica in senso stretto, ma una Top Ten ragionata dei peggiori album italiani del 2025.
1. Bello Figo – Pacco enorme
Il peggior disco del 2025 ha un vincitore piuttosto chiaro.
Bello Figo continua a giocare sul confine tra trollaggio, provocazione e parodia, ma Pacco enorme è l’esempio definitivo di come la gag, senza un’idea musicale dietro, diventi solo rumore. Testi volutamente scemi, basi trascurabili, zero ambizione artistica. Se un tempo il personaggio aveva una funzione quasi satirica, qui resta solo il vuoto. Trionfatore al ribasso.
2. Rondodasosa – Mattia
Il tentativo di umanizzare il personaggio, di raccontarsi oltre la maschera, è evidente e anche legittimo. Il risultato, però, è un disco irrisolto, sospeso tra introspezione e cliché. Mattia non riesce mai a trovare un equilibrio tra confessione e linguaggio urban, finendo per sembrare più un’operazione di riposizionamento che un vero racconto.
3. Niky Savage – Rapper
Un titolo che suona già come una dichiarazione di intenti… mancata.
Rapper è un disco che accumula stereotipi senza rielaborarli, affidandosi a un immaginario consumato e a liriche prevedibili. L’impressione è quella di un artista che recita una parte, senza riuscire a renderla credibile.
4. Artie 5ive – La bellavita
Un album che sembra voler fotografare il successo, ma che finisce per celebrarlo in modo superficiale.
Artie 5ive conferma alcune buone intuizioni, ma La bellavita è appesantito da un’eccessiva autocompiacenza. Il racconto si appiattisce e la scrittura non evolve quanto dovrebbe. Un passo indietro rispetto alle potenzialità.
5. Myss Keta – .
Un progetto che vorrebbe essere concettuale, minimale, iconoclasta, ma che finisce per sembrare un esercizio di stile senza stile.
Myss Keta continua a essere un personaggio forte, ma il disco non regge il peso dell’estetica: poche idee musicali, intuizioni lasciate a metà e una sensazione costante di freddo distacco. Più posa che sostanza.
6. Icy Subzero – Anno zero
Il titolo prometteva una ripartenza, ma il disco suona più come un vicolo cieco. Poche idee realmente nuove, arrangiamenti anonimi e un’identità che fatica a emergere. Anno zero sembra più un punto fermo che un nuovo inizio.
7. Tony Boy – Uforia
Uno dei casi più emblematici del 2025. Uforia è un album che segue tutte le regole del mercato senza riuscire a lasciare un segno. Suoni aggiornati, flow corretto, produzione patinata, ma zero urgenza. Tony Boy sembra intrappolato in un loop di stilemi già sentiti, senza mai rischiare davvero. Il problema non è ciò che c’è, ma ciò che manca: personalità.
8. Capo Plaza – Hustle Mixtape Vol. 2
Una delusione cocente.
Il problema di Hustle Mixtape Vol. 2 è l’identità: invece di rilanciare l’estetica cruda del primo capitolo, Capo Plaza sceglie una strada più levigata, quasi da album ufficiale, perdendo la fame e l’urgenza che avevano reso il progetto originale necessario. Buoni momenti sparsi, ma nessuna visione d’insieme. Un sequel che non capitalizza.
9. Sfera Ebbasta & Shiva – Santana Money Gang
Quando due giganti dell’urban si uniscono, le aspettative sono inevitabilmente alte. Santana Money Gang, invece, è un progetto che vive di rendita, costruito più come evento che come disco. Brani intercambiabili, chimica solo accennata e un senso di ripetizione che pesa. Non manca il mestiere, manca l’anima.
10. Morgan – Verrà l’estate
Chiude la lista un progetto che vive di nostalgie e dichiarazioni d’intenti, ma che non riesce a tradurle in canzoni memorabili. Morgan resta una figura centrale della musica italiana, ma questo disco appare stanco, autoreferenziale e poco incisivo, più interessante come gesto che come ascolto.
Il 2025 non è stato un anno disastroso per la musica italiana. Anzi, la difficoltà nel riempire questa classifica è un segnale positivo.
Eppure, i dischi presenti dimostrano che la saturazione, la ripetizione e la mancanza di rischio restano i veri nemici della creatività.
Il pubblico può essere distratto, ma non all’infinito.
E forse, finalmente, qualcosa sta cambiando.
Foto di u_9iuwz8kubh da Pixabay
Roberto Padovan (Bassano del Grappa, 1986) è autore e aspirante giornalista. Appassionato di musica e cultura pop, scrive articoli, interviste e approfondimenti che uniscono analisi e racconto. Con uno sguardo curioso e attento alle nuove tendenze, esplora il panorama musicale contemporaneo valorizzando le storie e le voci che lo animano.
