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Ariete presenta il nuovo album “Tutti Tornano A Casa”; crescita, solitudine e ritorno a sé

Ariete

Ariete torna con “Tutti Tornano A Casa”, il nuovo album. Un disco di crescita, consapevolezza e nuove collaborazioni.

Tre anni dopo La notte, Ariete torna con un nuovo album che non è soltanto un ritorno discografico, ma il risultato di un percorso personale e artistico più lungo, lento e consapevole. Si intitola Tutti Tornano A Casa e arriva il 2 ottobre per Bomba Dischi in licenza Warner Records Italy, inaugurando un nuovo capitolo della carriera della cantautrice romana.

Qui il link per l’acquisto di una copia fisica.

Un disco nato dalla necessità di fermarsi, osservare, ascoltarsi e soprattutto capire che cosa significhi davvero “casa”. Un concetto apparentemente semplice, ma che Ariete ha scelto di trasformare in una metafora molto più ampia: casa come luogo fisico, protezione, ritorno, affetto, ma anche come spazio interiore nel quale imparare finalmente a stare bene con se stessi.

«La suggestione principale per intitolare il disco in questo modo è arrivata da un concerto di James Blake all’Auditorium di Roma», ha raccontato Ariete durante l’incontro con la stampa. Al termine del live, osservando il pubblico che lentamente lasciava il parterre per tornare alle proprie vite, la cantautrice ha avuto una sorta di epifania.

«Mi sono vista proprio un’immagine che magari ho visto altre cento volte nella mia vita, penso come tutti, che però non mi era mai stata nitida: le persone che poi si separano e tornano ognuna alla propria casa, alla propria vita, alla propria macchina».

Da quella scena nasce il cuore concettuale dell’album. Ariete cita anche il termine inglese “sonder”, utilizzato per descrivere la consapevolezza che ogni persona incontrata possiede una vita complessa, fatta di storie, pensieri, relazioni e sentimenti che spesso non conosciamo. Tutti Tornano A Casa diventa così una traduzione più intima e personale di quella sensazione.

Ariete: “La mia casa alla fine sono io”

La parola “casa”, però, non viene utilizzata da Ariete in senso esclusivamente letterale. La cantautrice è consapevole che per molte persone una casa non rappresenti necessariamente un luogo sicuro o felice.

«Non volevo che fosse una cosa didascalica. Sono la prima a sapere che ho la fortuna di stare bene a casa mia, ma tantissime persone nella casa non ce l’hanno, è stata bombardata, vivono situazioni scomode di violenza o di maltrattamento».

E c’è anche un’altra casa, quella dell’adolescenza, quando le quattro mura domestiche possono sembrare una prigione più che un rifugio. Per questo il concetto si sposta progressivamente dalla dimensione fisica a quella metafisica.

La copertina dell’album sintetizza perfettamente questa idea: Ariete è dentro una valigia, pronta a partire ma anche a portare con sé tutto ciò che ha vissuto. Un’immagine che diventa metafora di un viaggio interiore.

«Mi sono fatta un po’ dei miei comandamenti in testa rispetto a quello che deve avere una casa ideale, sia fisica che metafisica: deve avere sicuramente rispetto, ascolto, pazienza e tanta comprensione».

E proprio attraverso questi elementi Ariete è arrivata a una delle consapevolezze più importanti maturate negli ultimi anni: «La mia casa alla fine sono io».

Una frase che riassume forse meglio di qualsiasi altra l’intero album.

Tre anni di pausa per ritrovare la propria voce

Tutti Tornano A Casa nasce dopo una pausa particolarmente lunga per gli standard della discografia contemporanea. Ariete, però, non la considera una conseguenza di un blocco creativo o di una difficoltà professionale.

«È un progetto volutamente lento. Non è dovuto a crisi isteriche, burnout o qualcosa di questo genere. Semplicemente, essendo una cantautrice e compositrice, pensavo fosse giusto scavare un po’ più profondamente a questo giro e non tenermi solo quell’annetto per scrivere qualcosa».

Il tempo è diventato quindi parte integrante del processo creativo. Ariete racconta di aver scritto molto, ma soprattutto di aver imparato a selezionare, lasciando entrare nel disco soltanto ciò che sentiva davvero necessario.

«Ci sono stati questi tre anni in cui ho avuto tantissimo tempo per scrivere cose e mettere nel disco cose solo che mi soddisfacessero al 2000 per cento».

La parola chiave diventa così autenticità. Non soltanto come principio artistico, ma come modo di rapportarsi al pubblico.

«Quando ascolti una canzone deve essere bella, ma ti deve pure un po’ parlare di cose in cui riesci a rivederti».

È una dichiarazione importante per un’artista che, sin dagli esordi, ha costruito un rapporto molto diretto con chi ascolta la sua musica. In questo nuovo album Ariete cerca ancora una volta immagini concrete e quotidiane, evitando sovrastrutture e privilegiando una scrittura capace di arrivare all’essenza.

Dal treno in corsa alla passeggiata

Uno dei passaggi più significativi del racconto di Ariete riguarda proprio il tempo. La cantautrice utilizza una metafora particolarmente efficace per descrivere ciò che è cambiato durante questi tre anni.

«Quando sei su un treno vedi comunque il mondo fuori molto velocemente, vedi quasi delle sagome che si susseguono. Quando invece cammini fai caso anche alla foglia di un colore diverso dall’altra».

È quello che è successo anche nella sua scrittura. Fermarsi ha significato osservare dettagli che prima rischiavano di sfuggire.

«Sono contenta di essermi fatta questa lunga passeggiata nei miei pensieri, nei miei rapporti, in me stessa in generale».

Ariete racconta di aver dedicato maggiore attenzione ai propri sentimenti, alle relazioni e alla propria interiorità. Un processo che ha avuto conseguenze anche sul modo di affrontare la musica e la produzione.

«Sono diventata proprio capo di me stessa», spiega, raccontando un approccio oggi più consapevole alla forma canzone, alla produzione e alle parole.

“L’Alveare” e la metafora delle api

Tra i brani dell’album emerge anche L’Alveare, costruito attorno a una metafora apparentemente lontana dal mondo umano ma che Ariete ha trasformato in uno strumento per parlare di fragilità, coraggio e appartenenza.

«Mi sembrava giusto e carino affiancare la mia vita, quindi il nascere umano, alla vita di un’ape e alla dinamica di un alveare».

L’alveare diventa una sorta di casa ideale fondata sulla collaborazione e sulla protezione. Ma le api devono continuamente uscire, volare, affrontare il mondo e rischiare.

«È sicuramente un modo per dire tante cose spaventose: delle volte è meglio prendere coraggio e farle e basta».

Il concetto si lega ancora una volta al viaggio e al ritorno: «Ci vuole equilibrio per volare da un fiore a un altro, vivere tra un cuore e un altro, per girare il mondo senza mai trovare il proprio posto».

E poi una frase che sembra quasi una dichiarazione d’intenti per tutto il progetto: «È spaventoso, tante cose sono spaventose, ma voglio partire comunque».

“Che Bella Vita” con Angelina Mango

Il primo assaggio del nuovo album è Che Bella Vita, il singolo che vede Ariete collaborare per la prima volta con Angelina Mango.

Il brano racconta il valore degli incontri capaci di modificare un percorso e la consapevolezza che crescere significa anche imparare a riconoscere e custodire le persone che ci fanno sentire a casa.

La canzone è stata scritta da Ariete e Angelina Mango e prodotta da Golden Years. La collaborazione rappresenta uno degli elementi attraverso cui il nuovo album guarda avanti, mantenendo però intatta la dimensione intima della scrittura.

Nel disco trovano spazio anche altre collaborazioni e una rete di produttori e autori che ha accompagnato Ariete nel processo creativo.

Il rapporto con il pubblico e la musica come messaggio

Un altro tema centrale di Tutti Tornano A Casa è il rapporto con il pubblico. Ariete non nasconde l’affetto per quei fan che la seguono da molti anni, ma rifiuta l’idea che il valore di un artista possa essere misurato esclusivamente attraverso numeri, classifiche o ascoltatori mensili.

«Per questo poi dico che le classifiche, gli ascoltatori mensili non fanno veramente quello che tu sei. Per me quello che io faccio è il messaggio».

Il nuovo album vuole quindi essere contemporaneamente un abbraccio a chi c’è sempre stato e una porta aperta verso chi scoprirà Ariete proprio adesso.

«Faccio musica nuova sia per abbracciare quelli che mi hanno sempre aspettato sia per allargare le braccia e farlo con tanti altri».

Un rapporto che, nel suo caso, ha assunto anche una dimensione fisica e affettiva molto forte. Ariete racconta di fan che, più che una fotografia, le chiedono semplicemente un abbraccio. E per lei questa forma di relazione rappresenta qualcosa di prezioso.

«Se potessi strapparmi il cuore e darlo a queste persone che si sono fidate di me, lo farei».

Il ritorno nei club

Tutti Tornano A Casa arriverà anche sul palco con il CLUB TOUR 2026, prodotto e organizzato da Bomba Dischi.

Ariete immagina uno spettacolo coerente con l’estetica dell’album: luci soffuse, intimità, una dimensione quasi domestica. Sul palco potrebbe esserci anche un divano, elemento pensato come simbolo della casa e come spazio di condivisione con il pubblico.

«Essendo il mio concetto di casa un po’ più metafisico, vorrei che fosse uno spazio molto pulito ed etereo».

L’obiettivo è anche quello di riarrangiare alcuni brani più vecchi e costruire una dimensione live differente rispetto ai precedenti tour.

«Mi piace molto chiacchierare, per carità, però la musica dal vivo è la cosa di cui sono sempre stata molto appassionata ed è la dimensione che mi piace più portare del mio disco».

Qui il calendario e Qui il link per l’acquisto dei biglietti.

Il messaggio di Ariete: “Prendetevi il vostro tempo”

Alla fine, però, Tutti Tornano A Casa sembra voler dire qualcosa che va oltre la musica.

Ariete parla del peso delle aspettative, della velocità della società contemporanea, della FOMO e della difficoltà, soprattutto per i più giovani, di trovare uno spazio personale.

«Tutto il carico di lavoro, di cose da fare, di FOMO che c’è al mondo… io vorrei riuscire a mandare un messaggio che oggi sembra quasi impossibile».

La sua esperienza le ha permesso di fermarsi per quasi tre anni. Sa che non tutti possono permetterselo, ma proprio per questo vuole trasformare la propria pausa in un invito.

«Si può non uscire una settimana se non ci si sente di uscire, non uscire un weekend. Può succedere che vai fuoricorso, può succedere che perdi un anno».

Il punto non è smettere di inseguire i propri obiettivi, ma farlo senza dimenticare la persona che li sta inseguendo.

«L’importante è che, con la calma che pensi ti serva, riesci a raggiungere i tuoi obiettivi senza farti mettere i piedi in testa da nessuno e dalla cosiddetta prescia».

E soprattutto: «La cosa più importante è prendersi cura di se stessi, del proprio corpo, della propria mente, del proprio tempo».

È forse questa la vera casa raccontata da Ariete: non necessariamente un luogo in cui tornare, ma uno spazio interiore da costruire, abitare e difendere. Dopo tre anni di silenzio discografico, Tutti Tornano A Casa diventa così il diario di un ritorno. Non semplicemente alla musica, ma a se stessa.

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