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Beatrice Venezi e l’addio alla Fenice: “Bullizzata per mesi, la decisione va chiarita”

Beatrice Venezi rompe il silenzio dopo la decisione della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia di annullare tutte le future collaborazioni con la direttrice d’orchestra. Una rottura che arriva dopo mesi di tensioni interne e dopo l’intervista rilasciata al quotidiano argentino La Nación, considerata decisiva per il provvedimento.

La maestra ha affidato la sua replica a una nota ufficiale, parlando apertamente di attacchi personali e chiedendo chiarezza sulle motivazioni della scelta.

“Prendo atto della dichiarazione del sovrintendente Nicola Colabianchi e della decisione della Fondazione Teatro La Fenice, che andrà comunque chiarita nelle motivazioni e a cui si dovrà rispondere in modo opportuno”, ha dichiarato Venezi.

La direttrice ha inoltre sottolineato di aver appreso la notizia prima dalle agenzie stampa e solo successivamente tramite una comunicazione formale:

“Ho ricevuto solo dopo una lettera formale di risoluzione della nomina. Mi astengo da ogni commento sull’eleganza della forma”.

Il passaggio più duro riguarda il rapporto con parte delle maestranze del teatro:

“Mai sono mancata e mai mancherò di rispetto ai lavoratori di nessun teatro, a differenza di quanto invece ho ricevuto dai lavoratori de La Fenice negli ultimi otto mesi”.

Venezi accusa infatti di essere stata:

“Costantemente e sistematicamente diffamata, calunniata, offesa e bullizzata sui social, giornali, tv, in Italia e in tutto il mondo”.

Secondo la direttrice, le sue parole a La Nación sarebbero state “distorte e strumentalizzate”.

Nell’intervista incriminata, Venezi aveva dichiarato:

“Non provengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio”.

Una frase giudicata incompatibile con “i principi della Fondazione” dal sovrintendente Colabianchi.

Il caso politico e la smentita di Palazzo Chigi

Sul caso è intervenuto anche Palazzo Chigi, smentendo un presunto coinvolgimento di Giorgia Meloni:

“Il Presidente del Consiglio non è stato coinvolto in alcun modo sul tema”.

Venezi conclude con amarezza:

“In Italia essere giovane è un handicap, e poi donna un aggravante. Questo alla Casta non piace”.

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