Site icon imusicfun

Beppe Carletti compie 80 anni: “La musica è la medicina migliore”

Beppe Carletti Nomadi

Beppe Carletti compie 80 anni: il fondatore dei Nomadi racconta all’ANSA 63 anni di musica, concerti, Augusto Daolio, solidarietà e nuovi sogni.

Ottant’anni, ma nessuna intenzione di fermarsi. Beppe Carletti, fondatore e tastierista dei Nomadi, festeggia il 12 agosto un traguardo importante guardando soprattutto al futuro. Per lui l’età è soltanto un numero davanti a una vita trascorsa sui palchi, tra migliaia di chilometri, concerti, incontri e canzoni diventate parte della storia della musica italiana.

«Suonare quasi ogni sera in un posto diverso non è un mestiere ma la mia vita. Se non fossimo sempre in movimento che Nomadi saremmo?», racconta Carletti in un’intervista all’ANSA, sintetizzando perfettamente la filosofia che accompagna da oltre sei decenni il gruppo.

Beppe Carletti compie 80 anni: 63 anni con i Nomadi

I Nomadi hanno ormai raggiunto i 63 anni di attività e continuano a essere una delle realtà più longeve della musica internazionale. «Il gruppo ne ha 63 e gode di ottima salute. Siamo la band più longeva in Italia e la seconda nel mondo», sottolinea Carletti, indicando nei Rolling Stones l’unico gruppo davanti ai Nomadi per anzianità.

Un primato che, però, non sembra essere il suo principale motivo d’orgoglio. A colpirlo è soprattutto il rapporto ancora fortissimo con il pubblico: «Non ho mai visto tanta gente ai nostri concerti come negli ultimi anni».

È questa, probabilmente, la vera misura del successo per un artista che non ha mai inseguito numeri e classifiche come obiettivo assoluto. «Non ho mai pensato al successo come ad un obiettivo. Volevo semplicemente divertirmi e vivere facendo ciò che amo», racconta.

Augusto Daolio e il sogno di una fiction

Nel cassetto di Beppe Carletti ci sono ancora diversi sogni. Uno dei più importanti riguarda proprio la storia dei Nomadi e il suo incontro con Augusto Daolio, storico cantante e anima della band, scomparso nel 1992.

Carletti è pronto a raccontare quella vicenda anche attraverso una fiction dedicata alla propria vita e all’incontro con Daolio. Un progetto che avrebbe il valore di riportare sullo schermo non soltanto la storia di una band, ma anche quella di un’amicizia e di un sodalizio artistico che continua a vivere attraverso le canzoni.

«Quello che siamo oggi è il frutto di tutti gli artisti che hanno militato nei Nomadi. Tutti hanno contribuito a questa storia», spiega il musicista. E aggiunge: «Alcuni di loro oggi non ci sono più ma quello spirito va avanti con coerenza».

Nel suo ufficio, del resto, il ricordo di Augusto è ancora ovunque. «Conservo con cura tutto, ogni dono dei fan», racconta Carletti, mostrando quanto sia ancora profondo il legame con le persone che hanno accompagnato la storia del gruppo.

Beppe Carletti e il rapporto speciale con il pubblico

È proprio il pubblico a rappresentare uno dei pilastri della filosofia dei Nomadi. Un rapporto costruito nel tempo non soltanto attraverso le canzoni, ma anche attraverso valori condivisi, solidarietà e impegno sociale.

Carletti non si è mai considerato un semplice musicista. La sua carriera lo ha portato a incontrare personalità di enorme rilievo, da Giovanni Paolo II al Dalai Lama, passando per Yasser Arafat e Federico Fellini.

«Io, piccolo uomo, ho avuto la possibilità di stringere la mano a personaggi molto importanti. La musica spalanca le porte e parla all’anima delle persone», racconta.

Una frase che racchiude la sua idea di musica: uno strumento capace di superare confini, differenze sociali e distanze culturali.

La musica e l’impegno sociale

Parallelamente alla carriera musicale, Beppe Carletti ha sempre coltivato un forte impegno nel sociale. Nel 2012 è stato tra gli ideatori del Concerto per l’Emilia, organizzato dopo il terremoto che colpì la regione.

L’evento riuscì a radunare circa 40mila persone e a raccogliere quasi 1,2 milioni di euro destinati alla ricostruzione di reparti ospedalieri di Carpi e Mirandola.

Negli anni Carletti ha inoltre partecipato a missioni nelle aree più fragili del mondo e sostenuto numerose iniziative benefiche. Un impegno riconosciuto anche attraverso diversi premi e onorificenze, tra cui il Premio “Artisti per la Pace”, la Medaglia d’oro di Cavaliere dell’Infanzia e, nel 2005, il titolo di Cavaliere della Repubblica conferitogli dal presidente Carlo Azeglio Ciampi.

Nel 2023, inoltre, i Nomadi sono stati ricevuti al Quirinale dal presidente Sergio Mattarella per celebrare i 60 anni della band.

I Nomadi, Guccini e le canzoni che non muoiono

Nel racconto di Carletti c’è spazio anche per Francesco Guccini, scomparso pochi giorni fa e legato ai Nomadi da alcune delle canzoni più importanti del loro repertorio.

«Iniziamo i nostri concerti con “Noi non ci saremo”, una delle tante canzoni scritte da Guccini per i Nomadi, e alla fine del pezzo appare la foto di Francesco», racconta.

La scaletta comprende anche altri brani fondamentali come «Auschwitz», «Dio è morto» e «Canzone per un’amica». Canzoni che continuano a parlare a generazioni diverse e che rappresentano una parte essenziale dell’identità dei Nomadi.

La scomparsa ravvicinata di Guccini e di don Antonio Mazzi, due persone che Carletti stimava profondamente, ha lasciato un segno particolare. Ma proprio la musica diventa ancora una volta uno strumento per conservare la memoria.

«La musica fa invecchiare bene. Credo che sia la medicina migliore», dice.

Il possibile ritorno dei Nomadi a Sanremo

Tra i sogni ancora presenti nel cassetto c’è anche quello di tornare al Festival di Sanremo. Non per inseguire una nuova consacrazione, ma per celebrare la straordinaria longevità del gruppo.

Un ritorno che avrebbe quasi il sapore di una festa e che potrebbe diventare un ulteriore capitolo di una storia iniziata oltre sessant’anni fa.

Beppe Carletti, però, non ha bisogno di dimostrare nulla. Il suo percorso è già una testimonianza di come si possa attraversare la musica italiana senza perdere la propria identità.

A 80 anni continua a viaggiare, suonare e incontrare il pubblico. Perché, come suggerisce il nome stesso della band, fermarsi significherebbe smettere di essere Nomadi.

E così Carletti guarda ancora avanti, con la stessa curiosità degli inizi e con una certezza: «La musica spalanca le porte e parla all’anima delle persone».

Exit mobile version