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Bresh presenta “Nessuno ci insegna a cadere”: “Tutti cadiamo, è sempre necessario sperare in una seconda chance”

BRESH

Bresh presenta “Nessuno ci insegna a cadere”, il suo primo romanzo. Il cantautore racconta a Il Secolo XIX la genesi del libro e i suoi personaggi. Qui il link per l’acquisto di una copia fisica.

Dal rap alla narrativa, senza rinunciare a quella capacità di raccontare l’umanità attraverso personaggi imperfetti, domande e contraddizioni. Bresh amplia il proprio universo creativo con “Nessuno ci insegna a cadere”, il suo primo romanzo, pubblicato da Rizzoli, 240 pagine al prezzo di 17 euro. Un esordio letterario che nasce da una storia scritta molti anni fa e che oggi, finalmente, ha trovato la sua forma definitiva.

Il cantautore genovese, all’anagrafe Andrea Emanuele Brasi, ha presentato oggi a Milano il libro, dopo averne raccontato genesi e significato in un’intervista a Il Secolo XIX. Al centro del romanzo ci sono Diego e Camilla, due ragazzi di diciassette anni apparentemente lontanissimi, destinati però a incontrarsi e a mettere in discussione le proprie certezze.

Diego frequenta un istituto tecnico e vive con il desiderio di vendicare la morte del padre, rimasto vittima del crollo del Ponte delle Cicale. Camilla, studentessa del classico, si prepara invece a un esame che potrebbe permetterle di studiare all’estero, seguendo soprattutto il progetto immaginato per lei dalla madre. Il loro incontro avviene per caso, quando un misterioso libro precipita nel cortile che separa i due istituti.

«È una storia che arriva da lontano», racconta Bresh a proposito dell’origine del romanzo. Il primo nucleo della storia risale infatti alla sua adolescenza: «La raccontai, per la prima volta, a una ex, quando ero adolescente, e la scrissi anche poi per riconquistarla». Un racconto rimasto per anni nell’armadio, fino all’incontro con Silvia Gianatti e Leonardo Patrignani, che lo hanno aiutato a trasformarlo nel romanzo arrivato oggi in libreria.

Bresh, dalla musica alla scrittura: “È lo sgrassatore dei reel”

Per Bresh, la narrativa rappresenta anche una risposta alla velocità del presente e alla continua esposizione digitale. «La lettura e la scrittura per me oggi sono lo sgrassatore dei reel che si piantano nel nostro cervello tutti i giorni», spiega nell’intervista. E aggiunge: «Spero che il libro sia esattamente questo per chi lo leggerà».

“Nessuno ci insegna a cadere” è infatti una storia capace di alternare leggerezza e profondità, avventura e riflessione. «È un racconto divertente, con anche dei momenti di profondità», racconta Bresh, spiegando anche il rapporto che si è creato con i protagonisti: «A un certo punto i personaggi che ho immaginato, li sentivo vicino a me, come se avessero preso vita».

La scelta di firmare il libro con il proprio nome anagrafico, Andrea Emanuele Brasi, nasce invece dal desiderio di separare il romanzo dalla dimensione più strettamente commerciale legata al progetto musicale. «Non volevo che potesse sembrare un prodotto da vendere», sottolinea, definendo il libro «un divertimento», ma anche «una storia che realmente esisteva e che adesso ha preso la sua forma definitiva».

Diego, Camilla e quei due punti interrogativi

Accanto alla storia dei due protagonisti, il romanzo sviluppa una seconda narrazione, decisamente più surreale e giocosa. Sono due punti interrogativi, Ping e Pong, a intraprendere una sorta di odissea tra parole e segni di punteggiatura dopo essere precipitati fuori dal misterioso libro.

Bresh descrive questa parte come «un “Inside-Out” della punteggiatura». I due personaggi rappresentano due modi diversi di confrontarsi con le domande dell’esistenza: «Uno dei due punti è curioso, avventuroso, vuole sapere che cosa c’è oltre, l’altro punto è più ansioso, mai sereno, è una domanda che pende al negativo».

Da qui nasce una delle riflessioni centrali dell’intero romanzo: «Come ci interroghiamo sulla nostra esistenza?».

Una domanda che attraversa anche la trasformazione dei protagonisti. Diego parte dalla vendetta, mentre Camilla sembra avere davanti a sé una strada già tracciata. Entrambi, però, scopriranno che le proprie certezze possono crollare.

«L’idea del viaggio, del cambiamento umano, fa parte di me», racconta Bresh. Diego, in particolare, nasce da una condizione emotiva complessa: «Parte da una base di vendetta che forse non è giustificabile, ma è terribilmente comprensibile». Il personaggio diventa così anche il punto di partenza per una riflessione sociale: «Solo vivendo certe tragedie, si può giudicare».

Il Ponte delle Cicale e le ferite che restano

Nel romanzo il padre di Diego muore in seguito al crollo del Ponte delle Cicale. Un elemento che inevitabilmente può richiamare alla mente una tragedia profondamente legata alla città di Genova, ma Bresh chiarisce la natura del proprio racconto.

«Nel libro non evoco quella tragedia, non mi permetterei mai», precisa. L’obiettivo è piuttosto raccontare «le conseguenze umane che una tragedia può generare» e soprattutto «quello che lascia addosso una ferita profonda».

Il tema centrale diventa quindi quello delle scelte che nascono dal dolore: «Davanti a una terribile ingiustizia, una persona cosa è disposta a fare?». Una domanda che non trova necessariamente una risposta definitiva nel libro.

«Il libro ha un finale, ma non vuole offrire necessariamente risposte, ma lasciare domande aperte», spiega infatti il cantautore.

“Tutti cadiamo”: il significato del titolo

Il concetto di caduta è il filo rosso dell’opera. Non soltanto la caduta intesa come fallimento, ma come passaggio necessario per cambiare, comprendere e, forse, ricominciare.

«Perché tutti loro e tutti noi cadiamo, come dice il titolo», racconta Bresh. Da qui anche l’importanza della seconda possibilità: «È sempre necessario sperare che arrivi una seconda chance».

Una visione dell’esistenza che attraversa tanto i personaggi quanto la poetica dell’autore. Bresh cita riferimenti letterari enormi, spiegando di essersi ispirato a «giganti inarrivabili come Marquez e Dostoevskij», capaci di costruire «umanità complesse, a volte in bilico tra bene e male».

Ed è proprio quella zona grigia ad affascinarlo maggiormente: «A me affascinano le zone in cui i colori si mischiano».

“Nessuno ci insegna a cadere” diventa così molto più di una semplice parentesi letteraria nella carriera di Bresh. È un’altra forma per raccontare la crescita, le fragilità, gli errori e quel viaggio umano in cui nessuno possiede davvero una mappa. E forse, proprio come suggerisce il titolo, imparare a cadere significa anche imparare a vivere.

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