Domenica 10 novembre la Sala Napoleonica di Ville Ponti (Varese) si è trasformata in una stanza dei ricordi, con il pubblico che ha avuto il privilegio di “sbirciare” da uno spioncino d’eccezione, quello della porta del cuore di Dori Ghezzi, che generosamente, in un incontro di oltre 2 ore, si è donata raccontando del suo indissolubile legame con Fabrizio De André.
L’Associazione Amici di Piero Chiara, nell’ambito del Premio “Le Parole della Musica”, che nasce all’interno del Festival del Racconto per celebrare il legame tra parole e musica, premiando celebri cantautori (Guccini, De Gregori, Vecchioni solo per citare alcuni protagonisti dell’Albo d’Oro).
Stavolta il Premio è andato a Fabrizio De André, uno dei più grandi artisti di sempre, consegnato nelle mani di sua moglie Dori Ghezzi da Bambi Lazzati (direttrice dell’Associazione Amici di Piero Chiara) e Romano Oldrini (direttore della Giuria del Premio Chiara). A moderare l’incontro è stato Vittorio Colombo, giornalista e giurato del Premio Tenco che ha portato diversi filmati di repertorio tra cui – a proposito di Tenco – quello dell’incontro tra la poetessa Fernanda “Nanda” Pivano e Faber proprio in quell’occasione nel 1997. De André, per il concept album “Non al denaro non all’amore né al cielo” si ispirò alla traduzione di Pivano dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.
L’amore eterno esiste? Sì, Dori e Faber ne sono la prova. Dori ha raccontato molti aneddoti di cui parla anche nel libro “Lui, io, noi” (Einaudi) che poi ha firmato al pubblico al termine dell’evento.
Una delle frasi contenute nel libro ha inaugurato l’incontro, letta dall’attrice Silvia Sartorio: “Anche oggi qualcuno mi ha chiesto di lui […] Ogni giorno qualcuno mi riconosce e mi chiede di lui. Era un mito che desiderava essere smitizzato. Quando eravamo insieme non mi sentivo mai in pericolo e non mi annoiavo mai […] Io con Fabrizio ho questo problema: non mi posso permettere di sbagliare. È il modo di tenere in vita l’amore quando c’è”.
Dori ha salutato la sala piena di spettatori spiegando che questo “non è un omaggio alla memoria. Fabrizio è sempre presente. A casa mia c’è una lampada che si accende e si spegne da sola, di fatto dialoga. Ne sono testimoni anche diversi amici. L’unico vantaggio del fatto che se ne sia andato così presto? Che ha sempre 58 anni, è sempre giovane. Pensate: si sentiva un fallito, diceva amano le mie canzoni ma forse non le hanno capite“.
Il filmato datato 1998 di “Sidùn” tratto dal concerto al Teatro Brancaccio emoziona anche Dori, che si commuove: “è il lamento di un padre che perde un figlio – spiega Colombo – la scrisse nel 92 colpito dai massacri che coinvolsero la città di Sidona”.
Quest’anno sono anche i 40 anni di “Creuza de Mä”, celebre lavoro che lo fa amare in Italia e anche a livello internazionale.
“C’è un mondo dove lui si identificava di più – spiega Dori – questo gli ha permesso di scrivere ciò che ha scritto. Lo ritengo simile a Piero Chiara, erano attaccati ai luoghi d’origine ma affacciati sul mondo, perché da soli non si va da nessuna parte”.
Poi c’è il legame con la vita quotidiana, fatta di gioie e tante ombre, quella raccontata dai giornali. Nel filmato di repertorio, Faber spiega che “Marinella era un fatto di cronaca di una prostituta letto su un giornale di provincia. Mi aveva emozionato. Ho cercato di reinventarle la vita e addolcirle la morte“.
Colombo aggiunge che in questi casi si parla di “archetipo delle vittime. Ci vedo un confronto con Chiara anche in “Bocca di rosa”, si parla delle stazioni di provincia. Qui è la stazione di Sant’Ilario, ma potrebbe essere anche quella di Luino“.
Si parla anche del suo rapporto con la fede e si ricorda di quando De André disse che il primo vero rivoluzionario fu Gesù Cristo. “Non era ateo – commenta la moglie – rispettava tutte le religioni: animisti, buddisti, musulmani. E poi c’è stato il legame con Don Gallo, gli piaceva perché lo metteva nelle condizioni di auto-criticarsi”.
Poi si è parlato del loro grande amore: il primo incontro è al Nuovo Lido di Genova per una premiazione nell’estate ’69, ricordato dalle immagini tratte dalla fiction “Fabrizio De André-Principe libero”.
“Ricordo gli occhi di Fabrizio costantemente puntati su di me e i miei suoi suoi, una specie di magnete”, ricorda Dori.
“Ci siamo incontrati in un’altra occasione senza conoscerci e la terza volta abbiamo detto: adesso basta!”
Nel ’74 Faber stava registrando la riedizione di “Valzer per un amore”. Stavamo cantando negli stessi studi e c’era un bar. Per caso abbiamo bevuto un caffè e mi ha invitata a sentire le registrazioni.
Riguardo al suo rapporto con il racconto musicale, Ghezzi spiega: “lui era dentro le canzoni, le narrava in prima persona”.
E poi il legame con la Sardegna, con la terra, il mondo contadino: “avevamo anche un gallo che prima di mezzogiorno non cantava mai e l’avevamo chiamato Vasco – sorride Dori – mio marito non era pigro, si svegliava tardi perché lavorava tutta la notte. E che fatica per convincerlo a prendere un cellulare. Arrivò un conto di ben 19 milioni di lire, ma era stato clonato. Scavò una buca sotto a un fico e lo seppellì”.
A proposito di Sardegna, c’è poi la drammatica esperienza del sequestro del 1979. “Il nostro sequestro è stato un incidente nella felicità. Non ti rendi conto di cosa voglia dire essere liberi finché non perdi la libertà – sottolinea Dori Ghezzi – comunque si era creato un dialogo con i rapitori e sapevamo che non ci avrebbero ammazzati”.
La Sardegna torna a essere un ricordo disteso anche grazie al “Time in Jazz“, festival all’Agnata che ogni anno porta tanti grandi artisti. Tra i filmati mostrati, anche quello di un’edizione del 2011 in cui Dori canta con Cristiano De André.
Quindi, è il momento dell’assegnazione: “Il Premio le Parole della Musica 2024 va a Fabrizio De André perché è un poeta senza tempo – spiega Oldrini nella motivazione citando le parole di Dori – non per conservare la memoria ma per tenere in vita l’amore quando c’è”.
“Fabrizio si auto-definiva un cantautore, ma era anche un poeta, un menestrello della musica”, ha detto Oldrini. “Ma guardate che essere cantautore è un vantaggio in piú”, ha precisato Dori prima degli applausi finali che hanno introdotto il video conclusivo: un commovente Vasco Rossi che nel 2000 cantò “Amico fragile” all’omonimo concerto in suo ricordo a poco più di un anno dalla sua scomparsa.

Giornalista professionista dal 2010, Laureata in Scienze Umanistiche per la Comunicazione e con un Master in Giornalismo a Stampa, Radiotelevisivo e Multimediale. Nella sua carriera ci sono quotidiani, radio (RTL 102.5), tv locali, periodici sia cartacei che web, uffici stampa. Nata e cresciuta a Varese, ha seguito il richiamo della Città dei Fiori (ma soprattutto della musica, sua principale passione) e si è trasferita a Sanremo, la città del Festival della Canzone Italiana, che segue come inviata da diversi anni.
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