Dopo mesi di silenzio, Emis Killa ha deciso di raccontare la sua verità sull’inchiesta Doppia Curva, che nei primi mesi del 2025 lo ha travolto, costringendolo a rinunciare al debutto al Festival di Sanremo. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il rapper milanese classe 1989 ha ripercorso i momenti più difficili, dalla scoperta dell’indagine alla reazione pubblica che ne è seguita.
«Sono andato in caserma con il passeggino, pensando fosse una formalità», racconta Emis. «Invece mi hanno notificato un Daspo e un 416. Ho chiesto cosa fosse, mi hanno risposto: “Associazione a delinquere”. Sono rimasto pietrificato».
Al centro dell’inchiesta anche un negozio di barberia aperto in società con Fabiano Capuzzo, successivamente condannato a 4 anni e 4 mesi. «Ho solo voluto aiutare un amico con un passato complicato. Perché bisogna sempre pensare che dietro ci sia qualcosa di losco?», si difende Killa, sottolineando di aver agito in buona fede.
Durante una perquisizione nella sua abitazione, le forze dell’ordine hanno trovato 30mila euro in contanti, alcuni coltelli e un tirapugni. «I soldi me li avevano già restituiti prima ancora che l’indagine fosse formalizzata», precisa il rapper. «Ho una spiegazione lecita per tutto, comprese le armi, che non erano né nascoste né usate per fini illeciti».
La sua frequentazione dell’ambiente ultrà milanista ha fatto discutere. Ma Emis Killa chiarisce: «Non sono mai andato in curva per appartenenze ideologiche o violente. Lo facevo per stare in pace, lontano dai selfie e dalle richieste continue. Per me era un modo per vivere il calcio con normalità, come un padre qualsiasi».
Il caso ha avuto un impatto anche sulla carriera musicale dell’artista, che ha dovuto rinunciare alla sua prima partecipazione al Festival di Sanremo. Un’occasione sfumata in un momento in cui stava per consolidare la sua presenza anche nel pop mainstream.
A oggi Emis Killa si dice pronto ad affrontare il percorso giudiziario e difendere la propria reputazione. «Non mi nascondo. Ma è ingiusto passare per criminale solo perché ho cercato di tendere una mano. Il bene, oggi, sembra fare più paura del male».
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