Ermal Meta si è esibito nel carcere di Rebibbia a Roma in occasione dell’inaugurazione di “Un’altra musica”, un progetto che punta a trasformare la musica in uno strumento di formazione, inclusione e reinserimento sociale. Il cantautore ha regalato ai detenuti un concerto speciale per voce e chitarra, alternando alcuni dei suoi brani più conosciuti a classici della musica internazionale.
L’iniziativa, realizzata dalla Fondazione Santo Versace in collaborazione con Intesa Sanpaolo, è stata presentata il 28 ottobre 2026 alla Casa Circondariale Maschile di Rebibbia Nuovo Complesso. Al centro del progetto c’è la creazione di uno studio di registrazione professionale all’interno dell’istituto penitenziario, affiancato da un percorso formativo per tecnici del suono.
Il concerto di Ermal Meta a Rebibbia: da “Vietato morire” a “Stella stellina”
Durante l’esibizione, Ermal Meta ha proposto canzoni come Piccola anima, Vietato morire, Mediterraneo, Non mi avete fatto niente, il brano con cui ha vinto il Festival di Sanremo 2018 insieme a Fabrizio Moro, e Stella stellina, presentata a Sanremo 2026.
Non sono mancati omaggi alla musica internazionale, con Can’t Help Falling in Love di Elvis Presley e Hallelujah di Leonard Cohen, nella celebre interpretazione di Jeff Buckley, oltre alla rivisitazione di un canto partigiano albanese.
Particolarmente significativo il momento dedicato a Mediterraneo, eseguita con una chitarra realizzata utilizzando il legno dei barconi. Uno strumento dal forte valore simbolico, attraverso il quale il cantautore ha richiamato le storie e le vite di chi ha attraversato il mare, ricordando anche le persone che non sono sopravvissute al viaggio.
«La musica non ha confini, li abbatte», ha dichiarato Meta, condividendo con i presenti anche alcuni ricordi personali legati al suo arrivo in Italia e alle difficoltà incontrate. Il cantante ha raccontato di aver iniziato a lavorare a 13 anni suonando in una pizzeria frequentata anche da ex galeotti, un’esperienza che gli ha insegnato a non lasciarsi condizionare dai pregiudizi: «La paura deriva dal non conoscere».
Il pubblico ha risposto con cori e applausi, in un momento di partecipazione che, al termine del concerto, è proseguito con abbracci e complimenti rivolti all’artista.
“Un’altra musica”: uno studio di registrazione per ripartire
Il cuore dell’iniziativa è lo studio professionale realizzato all’interno del carcere, dotato di una regia e di una sala di ripresa acusticamente trattate e attrezzate per le attività di registrazione.
Accanto alla struttura è stato avviato un percorso di formazione, ancora in corso, per diventare tecnici del suono. Si tratta di una professionalità spendibile in diversi settori: dalla produzione musicale a quella audiovisiva, dai podcast ai contenuti digitali, fino agli eventi.
L’obiettivo è offrire alle persone detenute competenze concrete e nuove prospettive lavorative, affinché il periodo di detenzione possa rappresentare anche un’occasione di crescita e preparazione al reinserimento nella società.
Santo Versace ha sottolineato l’importanza del lavoro come strumento di dignità e autonomia, spiegando che il progetto vuole fornire competenze utili per costruire un futuro diverso dopo la pena. Francesca De Stefano Versace ha evidenziato invece la necessità di rendere concrete le seconde possibilità, trasformando lo studio in uno spazio in cui riscoprire capacità personali e fiducia in sé stessi.
Anche Intesa Sanpaolo ha ribadito il valore della formazione e dell’inclusione come strumenti per favorire il cambiamento e creare opportunità reali. Il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni ha evidenziato, inoltre, il ruolo della preparazione professionale e del lavoro nella promozione dell’inclusione sociale e nella prevenzione della recidiva.
La musica come strumento di inclusione sociale
Con “Un’altra musica”, la musica supera la dimensione dell’intrattenimento e diventa parte di un percorso che mette insieme cultura, competenze professionali e possibilità di riscatto. Il concerto di Ermal Meta ha rappresentato il momento più emozionante dell’inaugurazione, ma il progetto guarda soprattutto al futuro, attraverso strumenti e conoscenze destinati a rimanere a disposizione dell’istituto.
Un’iniziativa che punta a dimostrare come la formazione e il lavoro possano contribuire a costruire nuove opportunità, offrendo alle persone detenute la possibilità di sviluppare capacità spendibili anche una volta terminata la pena.
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