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Eurovision 2025, la Spagna contesta il televoto e chiede all’EBU una verifica

Madrid

Eurovision 2025, la Spagna contesta il televoto: secondo RTVE, i conflitti in corso avrebbero influenzato i voti. Chiesta verifica all’EBU.

L’Eurovision 2025, concluso con la vittoria dell’austriaco JJ e la sua Wasted Love, continua a far discutere. La radiotelevisione pubblica spagnola RTVE ha annunciato l’intenzione di chiedere all’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU) una verifica approfondita del sistema di televoto, che secondo l’emittente sarebbe stato influenzato dagli scenari di guerra internazionali, minando l’imparzialità del concorso.

Secondo RTVE, la straordinaria quantità di voti ricevuti da Israele – ben 297 punti dal pubblico, inclusi 12 punti da 13 Paesi – solleva il dubbio che il conflitto in corso a Gaza abbia condizionato l’opinione dei votanti. La Spagna, per esempio, ha visto una partecipazione record al televoto nella finale: 142.688 voti totali, a fronte dei soli 14.461 nella prima semifinale (dove Israele non era in gara). Da Madrid, si sottolinea come il divario numerico non sia giustificabile solo con l’aumento dell’audience, e si chiede all’EBU una revisione dei dati.

RTVE si dice preoccupata per “l’influenza politica su un evento culturale”, soprattutto alla luce del risultato della propria rappresentante, Melody, classificatasi penultima nonostante il sostegno della giuria. Il messaggio è chiaro: servono regole più solide per garantire la neutralità del concorso.

La polemica non si ferma al televoto. Durante la finale, RTVE ha trasmesso un messaggio in sovrimpressione: “Quando i diritti umani sono in pericolo, il silenzio non è un’opzione. Pace e giustizia per la Palestina.” Una presa di posizione netta che ha provocato la reazione dell’EBU, con minacce di sanzioni per violazione della regola contro i contenuti politici.

Il governo spagnolo, attraverso il presidente Pedro Sánchez, ha rincarato la dose: “Se alla Russia è stato impedito di partecipare all’Eurovision dopo l’invasione dell’Ucraina, non si capisce perché Israele possa continuare a farlo. Non possiamo accettare doppi standard, nemmeno nella cultura.”

RTVE ha inoltre fatto sapere che altre emittenti europee, non ancora nominate ufficialmente, sarebbero pronte ad unirsi alla richiesta di revisione. Tra i Paesi che hanno assegnato punteggi elevati a Israele ci sono anche Irlanda e Slovenia, anch’essi caratterizzati da posizioni critiche verso la guerra in Gaza.

La polemica, dunque, è tutt’altro che chiusa. Mentre l’Eurovision si conferma uno degli eventi televisivi più seguiti e discussi al mondo, la sua vocazione apolitica viene messa ancora una volta in discussione da uno scenario geopolitico sempre più complesso.

Foto su licenza Depositphotos

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