Francesca Michielin Magia

Francesca Michielin presenta Magia Bianca, Magia Nera, il nuovo progetto tra sonorità dark, streghe, libertà femminile e fragilità, in uscita il 30 ottobre.

Francesca Michielin torna con Magia Bianca, Magia Nera, il nuovo progetto discografico in uscita venerdì 30 ottobre per Columbia Records / Sony Music Italy. Un lavoro che completa il percorso iniziato con Magia Bianca e accompagna la cantautrice veneta in un’esplorazione ancora più profonda dell’universo della magia, delle figure femminili, della spiritualità e delle fragilità umane. Un viaggio musicale e personale nel quale l’oscurità non è più qualcosa da combattere, ma uno spazio da attraversare per conoscersi meglio e ritrovare la luce.

«Ho capito negli ultimi tre anni della mia vita che ci sono situazioni spiacevoli in cui vorresti avere tutto sotto controllo, vorresti che le cose fossero sempre bellissime, ma non è possibile. Questa oscurità non si può evitare, va attraversata tutta», racconta Francesca Michielin presentando il progetto.

Un concetto che attraversa tanto i testi quanto le scelte sonore del disco, nel quale l’artista si spinge verso territori più cupi e sperimentali, recuperando influenze metal, darkwave e suggestioni fantasy. «Mi sono spinta verso quell’universo sonoro che mi è sempre piaciuto e gasato, particolarmente il metal e tutto il mondo darkwave», spiega.

Magia Bianca, Magia Nera: un progetto nato da un’unica visione

Il nuovo capitolo non nasce come un lavoro isolato, ma come parte di un disegno concepito fin dall’inizio. Francesca Michielin racconta di aver iniziato a immaginare il progetto circa un anno fa, dopo aver concluso l’esperienza dell’Arena di Verona. Inizialmente pensava di prendersi una pausa, ma l’idea di un concept album dedicato alle streghe ha progressivamente preso forma, trasformandosi in un percorso articolato e pubblicato per tappe.

«Questo progetto è nato praticamente un anno fa. Avevo chiuso da poco il capitolo Arena di Verona e mi chiedevo se mi sarei presa una pausa e magari avrei scritto un disco più avanti. Poi, nel periodo di Halloween, ho iniziato a pensare a un concept album sulle streghe».

Da qui la scelta di un progetto episodico, legato al ciclo dei sabba e alla ruota dell’anno, con le prime pubblicazioni distribuite in corrispondenza di momenti simbolici del calendario. «Mi sarebbe piaciuto provare l’idea di un progetto episodico, un evolving project, non un’uscita tutta insieme, perché era importante che il pubblico entrasse a poco a poco in questo immaginario».

Magia Bianca e Magia Nera sono quindi due anime complementari, concepite insieme ma caratterizzate da atmosfere differenti. «Uno è più chiaro, l’altro più scuro. Uno è più festaiolo, l’altro è un po’ più cimiteriale, anche dal punto di vista delle atmosfere», spiega la cantautrice, sottolineando come la seconda parte rappresenti un’evoluzione più introspettiva e viscerale.

La scrittura è stata particolarmente intensa: «Ho scritto tutto in pochissimo tempo. Ho fatto un conto e più o meno ho scritto una ventina di brani in due mesetti». Il risultato è un progetto che unisce ricerca sonora, immaginario simbolico e riflessione personale, nel quale ogni canzone contribuisce a costruire una narrazione più ampia.

Le sonorità dark e la libertà di sperimentare

Se Magia Bianca guardava soprattutto al mondo della dungeon synth, con le sue atmosfere ambientali, medievali e fantasy, Magia Nera ne approfondisce le radici più dure, avvicinandosi al metal, all’hardcore e alla darkwave. Una scelta che nasce da un’esigenza artistica, oltre che dalla volontà di esplorare un universo musicale con cui Francesca Michielin è cresciuta.

«Era importante tornare a quella che è la madre della dungeon synth, che è la musica metal, la musica hardcore, la darkwave. È stato un processo naturale, anche perché stiamo entrando nel momento più dark dell’anno, e mi sembrava giusto accompagnarlo con un’introspezione e una ricerca sonora più oscure».

Tra i riferimenti evocati dall’artista ci sono i Blind Guardian e gli Evanescence, insieme a un immaginario fantasy che attraversa musica, videogiochi e cultura alternativa. Un patrimonio di passioni che, secondo Michielin, non sempre trova spazio nella musica pop più convenzionale.

«Vedo che c’è un pubblico nuovo, magari un pubblico che ha sempre amato l’universo stregonesco, quello magico e della ritualità stagionale, ma che non ha trovato ultimamente molte canzoni o album italiani che lo rappresentino».

L’apertura verso sonorità meno prevedibili si lega anche a una riflessione più ampia sulla propria identità artistica. Dopo aver pubblicato dischi molto identificativi fin da giovanissima, Michielin racconta di aver sentito talvolta il peso delle aspettative costruite nel tempo.

«A volte l’artista, per paura di non deludere, finisce per deludere di più, perché fa quello che gli altri si aspettano», osserva. «Quando si fa questo mestiere si diventa un po’ dei bravi soldatini: si va in studio, si fa il pezzo radiofonico, si fa quello che rende felice la discografia. Però, anche se il pezzo è una figata e funziona, l’identità e il modo in cui il pubblico si riconosce in quelle cose non sono necessariamente forti».

Con Magia Bianca, Magia Nera, la cantautrice sembra aver trovato uno spazio in cui far convivere in maniera più coerente le proprie passioni, la sperimentazione e il desiderio di raccontarsi senza filtri. Un percorso che sta incontrando anche ascoltatori provenienti da mondi musicali differenti, compreso quello metal.

Le streghe contemporanee e le donne dimenticate dalla storia

Uno dei nuclei centrali del progetto è rappresentato dalle figure femminili, dagli archetipi e dalle storie di donne che, nel corso dei secoli, sono state marginalizzate, condannate o cancellate dalla narrazione dominante. Le streghe diventano così una metafora di chi non si conforma alle regole sociali e, proprio per questo, viene percepito come una minaccia.

«Le streghe di oggi sono donne che in qualche modo non stanno dentro lo schema che la società vorrebbe. Di conseguenza fanno paura, perché ciò che è diverso ci spaventa da sempre, da secoli», spiega Francesca Michielin.

Il suo invito è a riconoscere nella diversità una ricchezza, superando i pregiudizi che continuano a limitare la libertà individuale: «Dovremmo fare lo sforzo di capire che la diversità è una ricchezza e che ognuno deve essere libero di sentirsi sé stesso, di esprimere la propria essenza».

Per costruire questo universo narrativo, la cantautrice ha approfondito figure storiche e mitologiche poco conosciute, tra cui Katherina Hetzeldorfer, Ecate e Brigid. La ricerca è diventata anche un modo per interrogarsi sulle assenze nella formazione culturale e nella memoria collettiva.

«Alle superiori non ho mai studiato tante poetesse e non ho mai avuto la percezione che ci fossero tutte queste donne nella storia. Eppure ce ne sono tantissime», racconta. «C’è una femminilità nella storia che non viene espressa, e mi è piaciuto studiare e approfondire queste figure anche a livello mitologico».

Il risultato è una galleria di archetipi che attraversa le canzoni e contribuisce a dare al disco una precisa identità narrativa. L’oscurità, in questo contesto, non è sinonimo di male, ma diventa uno spazio di trasformazione, nel quale l’esclusione può convertirsi in autodeterminazione e la fragilità in consapevolezza.

Da Viriditas a Una spada nella roccia: le canzoni del disco

Ad aprire il percorso della nuova parte del progetto è Viriditas, brano ispirato alla mistica medievale Hildegard von Bingen. Il titolo richiama il verde, il rigoglio e la forza generativa della natura, mentre il racconto ruota attorno a una ragazza rinchiusa in una torre, metafora delle gabbie interiori da cui è necessario liberarsi.

«In Viriditas c’è proprio questa liberazione da alcune gabbie per sposare una visione», spiega Michielin, collegando il brano alla possibilità di ritrovare uno spiraglio di luce anche nei momenti più difficili. La canzone intreccia inoltre spiritualità e magia, lasciando spazio a una dimensione personale della fede, intesa come ricerca di qualcosa che va oltre ciò che possiamo comprendere razionalmente.

Tra i brani centrali c’è La mia ragazza, singolo che ha anticipato il progetto, nel quale sonorità pop-rock e alt-rock si incontrano con richiami agli anni Ottanta. La canzone affronta temi come identità, libertà e sorellanza, partendo da un immaginario queer e allargando lo sguardo a un’esperienza collettiva.

Hexoria racconta invece una figura femminile indipendente e fuori dagli schemi, trasformando l’emarginazione in un’occasione di autodeterminazione. Con Danza Macabra, l’immaginario medievale diventa un rituale condiviso: la morte e la caducità vengono affrontate attraverso una danza che permette di esorcizzare le paure, con la partecipazione vocale di Emanuela Pacotto e un riferimento al Faust di Goethe.

In Esperienza Estatica, spiritualità e desiderio si incontrano in un viaggio mistico che si apre a una dimensione musicale liberatoria. A chiudere il percorso è Una spada nella roccia, una ballad che utilizza la leggenda arturiana come metafora della gentilezza, dell’empatia e del coraggio di mostrarsi vulnerabili.

È proprio quest’ultimo brano a contenere una delle riflessioni più personali dell’artista, legata al modo in cui costruiamo le relazioni. «Quel brano lo sento tantissimo», confessa. «Semola non è il più forte, non è il più aggressivo, non è il più ricco. È lì, senza sovrastrutture, è fragile».

Per Francesca Michielin, la vulnerabilità rappresenta una possibilità di relazione più autentica, in opposizione alla necessità di dimostrare continuamente qualcosa agli altri. «Le relazioni di oggi hanno bisogno di un po’ meno di performatività e un pochino più di mostrarci per come siamo. Sembra che anche quando vai a fare un aperitivo sia tutta una dimostrazione, tutta una performance. Teniamola nei teatri, con i nostri props, e non mettiamola anche nelle relazioni, perché sennò è un inferno».

Il Tour nei Teatri 2026: uno spettacolo in otto atti

Il mondo di Magia Bianca, Magia Nera prenderà forma anche sul palco con il Tour nei Teatri 2026, in partenza l’8 novembre da Trento. Francesca Michielin ha immaginato uno spettacolo costruito come un percorso narrativo in otto atti, dall’ombra alla luce, nel quale musica, costumi, scenografie e performance contribuiranno a rendere il pubblico parte di un’esperienza immersiva.

«È uno spettacolo teatrale in più atti, molto dinamico, in cui ci saranno costumi, scenografie e momenti di performance. Ci sarà tutto il mio repertorio vecchio e tutto quello nuovo, in una chiave fantasy, anche un po’ più dirompente del solito. Secondo me vi emozionerà tanto», anticipa.

La dimensione teatrale permette di valorizzare lo spazio e di costruire una relazione diversa con il pubblico. «I posti in cui si fa musica hanno tutti un loro senso e possono essere sfruttati. Se faccio un concerto in montagna, in un club, in un palazzetto o a teatro, non posso proporre le cose nello stesso modo».

Il progetto prevede anche una componente visiva artigianale, con oggetti di scena, costumi e due performer sul palco, mentre i musicisti potranno muoversi liberamente nello spazio. La band sarà interamente femminile.

Il Tour nei Teatri 2026 partirà da Trento l’8 novembre, per proseguire l’11 novembre a Venezia, il 13 a Torino, il 15 ad Ancona, il 16 a Firenze, il 20 a Bari, il 22 a Bologna, il 23 a Trieste, il 25 a Padova e il 28 a Roma. A dicembre sono previste le date dell’1 al Teatro Arcimboldi di Milano e del 3 al Teatro Augusteo di Napoli. Qui il link per l’acquisto dei biglietti.

Con Magia Bianca, Magia Nera, Francesca Michielin firma un capitolo che mette al centro la libertà di esplorare le proprie zone d’ombra, senza la necessità di nasconderle o trasformarle in qualcosa di rassicurante. Un lavoro in cui la ricerca musicale incontra la riscoperta di figure femminili dimenticate e una riflessione sulle relazioni contemporanee. Perché, come suggerisce Una spada nella roccia, il coraggio non coincide necessariamente con la forza: a volte consiste semplicemente nel togliersi l’armatura e permettere agli altri di conoscerci davvero.

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