Francesco Guccini, in un’intervista a Repubblica, ripercorre la storia della sua profonda amicizia con il presidente della CEI, il cardinale Matteo Zuppi. Un rapporto nato in un luogo dal forte valore simbolico: il Binario 21 della Stazione Centrale di Milano, lo stesso da cui partivano i treni diretti ai campi di sterminio nazisti. Era il giorno della partenza del “Viaggio della memoria” verso Auschwitz, insieme a centinaia di studenti.
Guccini ricorda di aver capito in pochi minuti la natura aperta e cordiale di Zuppi:
“L’ho trovato spontaneo e amichevole. Mi ha detto che conosceva molte mie canzoni e le usava nelle omelie.”
Un episodio in particolare segnò l’inizio del legame: dopo una caduta che provocò al cantautore la frattura di una spalla, Zuppi fu la prima persona a soccorrerlo.
Da quel giorno i due non hanno mai smesso di frequentarsi. Quando i numerosi impegni glielo permettono, Zuppi raggiunge Guccini nella sua casa a Pavana.
Le loro conversazioni scorrono libere, senza barriere né ruoli:
“Parliamo di tutto, di cose importanti e meno importanti, anche di aspetti più leggeri e quotidiani”
Ciò che colpisce maggiormente Guccini è la totale assenza di distanze e gerarchie: “Estrema familiarità e grande umiltà”, racconta.
Pur dichiarandosi agnostico, Guccini riconosce che una forma di spiritualità ha sempre attraversato la sua vita e le sue canzoni. Tra queste, “Dio è morto” resta l’emblema del rapporto tra fede e domande esistenziali: censurata dalla Rai, ma trasmessa dalla Radio Vaticana, che ne colse il senso profondo.
Zuppi, sottolinea Guccini, non ha mai cercato di convertirlo, perché “troppo intelligente per farlo”.
Sul ruolo di Matteo Zuppi ai vertici della Chiesa italiana, il cantautore è netto:
“Ce ne fossero di figure come lui!”
E sulla possibilità di vederlo un giorno Papa, Guccini ammette una sensazione contrastante:
- da un lato il desiderio di vederlo al soglio pontificio,
- dall’altro la paura di perderne l’amicizia quotidiana:
“Se fosse diventato Papa non l’avrei più visto.”
L’amicizia tra Francesco Guccini e Matteo Zuppi è la storia di due uomini diversi, ma uniti da rispetto, autenticità e dialogo sincero. Un esempio raro – in musica come nella Chiesa – di come le differenze possano avvicinare invece che dividere.
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