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Francesco Guccini, “Romeo e Giulietta 1949”: il romanzo della memoria e dell’ironia

Francesco Guccini Romeo e Giulietta

È arrivato in libreria “Romeo e Giulietta 1949”, il nuovo romanzo di Francesco Guccini, pubblicato da Giunti. Un’opera che unisce autobiografia, invenzione e riflessione storica, riportando il lettore nell’Italia del dopoguerra con lo sguardo limpido di un bambino e la saggezza di chi ha attraversato un secolo intero. Qui il link per l’acquisto di una copia.

La genesi del romanzo: “Ho iniziato a scrivere in ospedale”

Come raccontato a La Stampa, l’idea è nata durante un periodo difficile:

“Ho avuto la sventura di passare due mesi in ospedale, senza potermi muovere dal letto. Mi sono messo a fantasticare, a raccontarmi storie e personaggi, fino a costruire l’impianto di qualcosa di compiuto, che poi ho messo su carta”.

Da quell’isolamento forzato è germogliata una storia “solo vagamente autobiografica”: il protagonista, poco più grande del Guccini bambino, vive in una piccola città emiliana che somiglia a Carpi, luogo d’origine della famiglia materna. “Ho preso degli spunti reali, ma non ho fatto una vera fotografia”, precisa l’autore.

L’Emilia del dopoguerra e l’Italia che cambia

Ambientato nel 1949, il romanzo racconta il viaggio di una madre e un figlio dalla montagna alla pianura, lungo la linea ferroviaria Modena–Suzzara–Mantova. Tra zii devoti alla Democrazia Cristiana e dirimpettai comunisti, la vita del giovane Francesco scorre in una quotidianità fatta di scoperte, contrasti e piccoli misteri.

Con ironia e malinconia, Guccini costruisce un affresco dell’Italia che rinasce dalle macerie, tra memoria familiare, politica e identità collettiva. “Ricordo l’atmosfera di quei giorni, il voto per il referendum monarchia-repubblica”, racconta. “C’era in mia madre il desiderio di dare un voto di classe, perché si sapeva che i signori avrebbero votato monarchia, ma per gente come noi la scelta era la Repubblica”.

Tra letteratura e vita: i riferimenti di Guccini

Il romanzo, come molte sue canzoni, è attraversato da echi letterari: Fenoglio, Pavese, Gozzano, Salgari e i grandi narratori americani del Novecento. “Per la mia formazione sono stati fondamentali – confessa – anche se ora, per via degli occhi, non riesco più a leggere come vorrei”.

L’America, un tempo mito e fonte di ispirazione, è oggi per Guccini “un Paese molto diverso da come lo immaginavo”. Eppure resta vivo il ricordo del suo legame con il Dickinson College, l’università americana con sede a Bologna dove ha insegnato per vent’anni: “Mi hanno dedicato una borsa di studio, ogni anno un giovane può studiare a mio nome. È una cosa bellissima”.

Il Guccini di oggi: ironico, curioso, ancora libero

Pur lontano dai social, Guccini osserva con curiosità il mondo digitale:

“Mi hanno detto che sui social c’è gente che dice cose terribili su di me, e la cosa mi affascina. Una volta uno mi ha scritto una lettera per dirmi: ‘Guccini, va all’inferno vecchio rimbambito! Per fortuna che c’è Vasco Rossi!’. Si è pure preso la briga di comprare un francobollo per mandarmi a quel paese”.

Un aneddoto che riassume il suo spirito: ironico, disincantato, ma ancora capace di stupirsi di fronte alla follia e alla passione del mondo.

Un romanzo che parla d’amore e resistenza

“Romeo e Giulietta 1949” è una storia d’amore e formazione, che attraversa i temi più cari al cantautore: la provincia come specchio dell’Italia, la memoria come forma di resistenza, la dolcezza che si nasconde dietro le durezze del tempo.

È un racconto che, tra humour e malinconia, celebra la forza dell’immaginazione: quella che ancora oggi, a 83 anni, spinge Guccini a creare mondi.

“Ho in mente un grande romanzo che non scriverò mai – ammette – Troppa fatica. Ma la fantasia, quella mi è rimasta”.

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