Il significato di tutte le canzoni che compongono Lividi, il primo Ep di Gard, reduce dall’esperienza nella scuola di Amici 25.
Dopo l’esperienza ad Amici, Gard debutta ufficialmente con “Lividi”, il primo EP che raccoglie tutta la fragilità, la rabbia e l’urgenza espressiva del giovane cantautore genovese. Sei brani che oscillano tra elettro-pop, confessione emotiva e immagini crude, capaci di raccontare paure, relazioni tossiche, senso di smarrimento e desiderio di rinascita.
Il progetto, disponibile dal 22 maggio, rappresenta una vera e propria carta d’identità artistica per Gard: un lavoro diretto, viscerale e generazionale, in cui ogni canzone diventa il frammento di un dolore trasformato in musica.
Classe 2007, Gard — all’anagrafe Gabriele Gard — porta nella sua musica un linguaggio immediato e senza filtri. Cresciuto ascoltando i grandi cantautori genovesi insieme al nonno, il giovane artista ha trasformato il dolore e le emozioni più difficili in un’identità sonora che mescola pop elettronico, malinconia urbana e scrittura impulsiva.
“Lividi” non è soltanto un EP d’esordio: è il racconto di un ragazzo che prova a sopravvivere alle proprie insicurezze. I sei brani sembrano infatti legati da un unico filo rosso: la lotta continua tra vulnerabilità e bisogno di essere amati.
Gard, il significato delle canzoni dell’Ep “Lividi”
“Lasciami Gridare”: il dolore che cerca una via d’uscita
Ad aprire l’EP è “Lasciami Gridare”, probabilmente il manifesto emotivo dell’intero progetto. Gard racconta un senso di smarrimento profondo, quasi una perdita d’identità:
“Ho perso me stesso, e non mi rivedo più dentro quegli occhi che vedo allo specchio”.
Il brano parla di ferite interiori ignorate troppo a lungo, quei “lividi” emotivi che danno il titolo al disco. Gridare diventa allora un modo per liberarsi dal peso accumulato, scacciare il male e tornare a sentire qualcosa di autentico.
Musicalmente il pezzo alterna tensione elettronica e aperture melodiche, sottolineando il contrasto tra rabbia e fragilità.
“Inferno”: quando anche il dolore sembra migliore della solitudine
“Inferno” affronta il tema di una relazione tossica e della dipendenza emotiva. Gard descrive un amore capace di ferire ma impossibile da dimenticare, fino a trasformare persino l’inferno in un posto sopportabile:
“Pure l’inferno sembra stupendo se sono solo senza di te”.
La canzone vive di contraddizioni: odio e nostalgia, rabbia e bisogno d’amore convivono continuamente. È il racconto di chi sa di stare male ma continua a tornare verso ciò che lo distrugge.
“Dimmi Che Mi Vuoi”: la paura del tradimento e dell’abbandono
Tra i brani più romantici e malinconici dell’EP, “Dimmi Che Mi Vuoi” racconta la fragilità emotiva di chi cerca continue conferme in amore.
Gard usa immagini cosmiche e desertiche per descrivere la distanza tra due persone:
“Siamo come stelle sole distanti miliardi di ore”.
Dietro la richiesta ossessiva — “dimmi che mi vuoi” — si nasconde la paura di non essere abbastanza, di essere lasciati soli o traditi. Il pezzo alterna dolcezza e ansia emotiva, mostrando il lato più vulnerabile dell’artista.
“Precipitando”: il peso della nostalgia
“Precipitando” è una canzone sospesa tra ricordo e solitudine. Gard immagina l’incontro con una persona amata ormai lontana, interrogandosi su ciò che resta dopo la fine di una relazione.
Il titolo stesso richiama una caduta emotiva continua:
“Ti stavo pensando, precipitando”.
Il brano racconta quella sensazione di vuoto che arriva quando si continua a pensare a qualcuno che probabilmente ha già voltato pagina. La scrittura è cinematografica e malinconica, con immagini notturne e intime che amplificano il senso di smarrimento.
“Lacrime di Fango”: autodistruzione e sopravvivenza
“Lacrime di Fango” è forse il pezzo più crudo dell’EP. Gard mette in scena un dolore sporco, fisico, quasi urbano, fatto di insonnia, ferite e caos mentale.
Le “lacrime di fango” rappresentano un pianto pesante, difficile da pulire, legato a una sofferenza che lascia segni profondi. Il protagonista sembra vivere costantemente sull’orlo del crollo:
“Mi gioco tutto, volo da un palazzo”.
Nonostante il tono disperato, il brano contiene anche una volontà di ripartire:
“Ricomprare il biglietto e cominciare da capo”.
È la fotografia di una generazione che convive con ansia, instabilità emotiva e paura del futuro, ma che continua comunque a cercare una via d’uscita.
“Un Passo”: paura di amare davvero
A chiudere l’EP è “Un Passo”, una canzone che parla della paura di lasciarsi andare completamente in una relazione.
Il titolo richiama proprio quel confine sottile tra il desiderio di avvicinarsi e il timore di cadere:
“E se fai un passo in più cadrai”.
Gard racconta il bisogno di essere capiti senza riuscire davvero a mostrarsi fino in fondo. Il brano affronta il tema delle fragilità nascoste, delle parole mai dette e della difficoltà di cambiare davvero.
La chiusura del disco lascia una sensazione sospesa: non c’è una vera guarigione, ma la consapevolezza di dover convivere con le proprie paure.
Gard tra rabbia, malinconia ed elettro-pop
Con “Lividi”, Gard costruisce un debutto coerente e personale. Le canzoni parlano di amore, dipendenza emotiva, perdita e identità, ma soprattutto raccontano il disagio emotivo di una generazione che cerca continuamente un equilibrio.
Il giovane artista riesce a mescolare melodie immediate, produzione elettro-pop e testi viscerali, mantenendo sempre una forte autenticità. Un esordio che conferma il talento emerso ad Amici e che lascia intravedere una personalità artistica già molto definita.
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