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Intervista a Caffellatte: “Ho tanta voglia di rinascita”

Caffellatte

La nostra intervista a Giorgia Groccia, in arte Caffellatte, in occasione dell’uscita del suo primo album intitola “Amore Dinamite”, in uscita venerdì 8 marzo per ICONA.

Anticipato dai brani “Zoo“, “Fintadiniente”, “Tattoo taboo” e “Troppo chic”, il disco è caratterizzato da sonorità dance, testi ironici, cassa dritta e momenti più intimi.

Intervista a Caffellatte

Partiamo da “Amore Dinamite”, il tuo album d’esordio, come stai vivendo questa uscita e quali stati d’animo ti accompagnano in queste ore? 

«Questo album è frutto degli ultimi otto-nove mesi di lavoro, nel senso che ho trascorso tutto il 2023 chiusa in studio, tra parecchi crolli emotivi per diversi motivi. Quindi vivo questa uscita da un lato come una grossa liberazione, ma dall’altro c’è un po’ di ansietta, perché non vedo l’ora di avere un feedback da chi mi ascolta. Da una parte si chiude comunque un cerchio, però in concomitanza se ne sta per aprire un altro di cui ancora non posso parlare. Ho tanta voglia, tra virgolette, di rinascita. Quindi “Amore Dinamite” è un album sicuramente riflessivo, con le sonorità dance che mi caratterizzano, con l’elettronica, con delle sperimentazioni di suoni, anche grazie a diversi produttori che hanno lavorato al progetto, anche se al tempo stesso c’è comunque tanta sofferenza all’interno, quella sofferenza in cui non mi riconosco oggi, perché sto meglio».

Ascoltando il disco in ordine di tracklist, un po’ come si faceva una volta, si ha l’impressione di una sorta di flusso di coscienza. Come si è sviluppato il processo creativo di questo lavoro?

«Sì l’ordine non è assolutamente casuale, come si può sentire sembra quasi un’onda, una parabola che inizia, tocca un punto massimo poi finisce su una discesa che però ritorna sull’elettronica più che sulla dance, sull’ultima traccia. Quell’ordine per me era necessario, è stata una cosa su cui ho riflettuto molto, anche a livello di titoli. Partire con la title track, che è un po’ riassunto, non è stato un caso. Ricordo che avevo da scegliere tra 35 canzoni, però paradossalmente è stato facile, perché quando ho iniziato a risentirmi tutti i brani che avevo scritto lo scorso anno è stato automatico scegliere proprio questi pezzi. Ho inserito quello che avevo voglia di far ascoltare di me, per questo secondo me rappresenta un ritratto fedele ci ciò che sono».

Questo è un disco in cui si piange e si ride contemporaneamente, di conseguenza si adatta potenzialmente a tutti, ma a chi si rivolge di preciso? Ti sei mai fatta un identikit nella tua testa dell’ascoltatore ideale della tua musica?

«Sicuramente l’ascoltatore urban pop è quello ideale, perché abbraccia quel mood e incarna quel tipo di suono. Però poi ci sono anche tracce che sono un po’ delle chicche, che mi sono servite a far tirare fuori delle cose di me che in altri brani, a causa delle produzioni abbastanza importanti, non erano venute a galla. Secondo me c’è un insieme di tante cose, un po’ di cantautorato, di urban, di pop più spinto, di elettronica. Credo sia un disco molto variegato, al punto che anche l’ascoltatore medio può trovare all’interno qualcosa che gli piace».

Per concludere, quali elementi e quali caratteristiche ti rendono orgogliosa di questo tuo biglietto da visita discografico?

«Senza ombra di dubbio la versatilità delle tracce, ovvero la sperimentazione dei suoni. Mi sono convinta che alla fine era la strada giusta, quindi il fatto che ci siano cose diverse è sicuramente una caratteristica che mi soddisfa parecchio. Ho delle idee nuove per le prossime uscite e non vedo l’ora di svilupparle in studio, ma questo era il tassello giusto nel momento giusto».

Videointervista a Caffellatte

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