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Intervista a Carlo Vanzini: “La musica non toglie nulla alla Formula 1, trasforma il GP in una festa”

Carlo Vanzini, in un’intervista realizzata da Rv Radio, racconta la nuova dimensione del GP di Monza tra musica, concerti, spettacolo e grandi eventi fuori dalla pista.

Il Gran Premio d’Italia di Formula 1 non è più soltanto una gara. A Monza, il weekend del Tempio della Velocità si trasforma sempre più in un grande evento capace di coinvolgere sport, spettacolo, musica e intrattenimento.

A raccontare questa evoluzione è Carlo Vanzini, volto e voce della Formula 1 su Sky Sport, intervenuto in occasione della presentazione del Gran Premio di Monza.

Al centro c’è anche Monza FuoriGP, il progetto voluto dal Comune di Monza insieme alla realtà monzese T Project Group Sinapps, che porta l’energia della Formula 1 fuori dal circuito e trasforma la città in un grande palcoscenico.

Concerti, performance, appuntamenti sportivi e iniziative culturali accompagnano così il pubblico durante l’intero weekend. Tra gli eventi più attesi c’è l’esibizione di Laura Pausini, che aprirà la giornata del Gran Premio prima del via della gara, mentre l’inno di Mameli sarà affidato al tenore Francesco Meli.

Per Vanzini, la musica rappresenta ormai una componente naturale dei grandi eventi sportivi internazionali. Un modello già consolidato negli Stati Uniti e sempre più presente anche nel tennis e nel calcio.

L’obiettivo è fare in modo che chi acquista un biglietto possa vivere un’esperienza più ampia, arrivando in anticipo e trovando spettacoli e attività capaci di accompagnare l’attesa della gara.

Un’evoluzione che, secondo Vanzini, può ancora crescere anche in Italia, guardando soprattutto agli esempi di circuiti come Silverstone, dove il pubblico rimane per ore dopo le gare per vivere concerti e iniziative collaterali.

Intervista a Carlo Vanzini

Carlo, il buongiorno si vede dal mattino: domenica sold out e tante belle notizie arrivate dalla conferenza stampa. Che sensazione fa?

È sold out la domenica e, peraltro, è bello che la Formula 1 abbia questo interesse. Il sold out me l’avevano già preannunciato da tanto tempo, ma sta andando verso il tutto esaurito anche il sabato e cresce l’interesse per esserci almeno anche il venerdì. Questo mi fa molto piacere perché significa che anche quello che noi riusciamo a trasmettere con Sky è una passione che sta crescendo, soprattutto tra i giovani.

Oggi il pubblico della Formula 1 è molto più variegato rispetto al passato.

Per me è bello vedere che ci sono tifosi diversi: quelli iper appassionati, magari tutti ingegneri, quelli che si appassionano perché vengono coinvolti dalla gioventù di un pilota e quelli che si innamorano di questo sport anche solo perché vogliono esserci. Va bene così. L’importante è che di questo sport se ne parli sempre e bene.

Anche il linguaggio della Formula 1 è cambiato. Sky ha contribuito a modificare il rapporto tra tifoso e sport.

Sicuramente. Ma vediamo anche che oggi le istituzioni sono molto più coinvolte. La Formula 1 è diventata una piattaforma perfetta anche per fare business e comunicazione. Questo è avvenuto grazie al lavoro di Liberty Media e all’enorme lavoro di Stefano Domenicali. Credo che questa parte, nel 2026, non possa mancare per nessuna attività, sia sportiva sia non sportiva.

Quanto è importante, però, mantenere il DNA della Formula 1?

È fondamentale. Quest’anno si è discusso molto dei nuovi regolamenti, ma sono arrivati anche degli aggiustamenti e si migliorerà sempre di più. Quando c’è un nuovo regolamento bisogna dare il tempo che ci si abitui e che cresca, soprattutto quando si tratta di una modifica sostanziale. Io credo che la Formula 1 goda di ottima salute: tutti i team sono in attivo, i circuiti sono esauriti e anche i nostri ascolti stanno crescendo.

C’è poi una componente sempre più importante: lo spettacolo. A Monza ci sarà Laura Pausini prima della gara e un calendario ricco di eventi collaterali.

C’è veramente voglia di fare festa, di trasformare quello che è un Gran Premio in una settimana realmente di festa. Anche Milano è addobbata, ci sono tanti eventi collaterali e c’è Monza FuoriGP, con musica e tante situazioni. È un modo per vivere il Gran Premio anche fuori dalla pista.

C’è però chi critica i concerti prima delle gare: “A me interessa solo la Formula 1”. Cosa rispondi?

Fare un concerto prima non toglie nulla all’evento. Anzi, questo sta diventando un esempio per tutti gli sport. Se guardate al tennis, alle finali e ai tornei, c’è la musica, c’è il DJ, ci sono le luci che si abbassano. Anche le squadre di calcio fanno spettacolo.

Chi paga il biglietto deve poter vivere un’esperienza più ampia.

Esattamente. Chi paga per entrare deve avere non solo la possibilità di vedere l’evento per il quale ha pagato, quindi la gara che inizia alle 15, ma arrivando prima deve poter usufruire anche di uno spettacolo, delle altre categorie e dell’intrattenimento. Credo che la Formula 1 sia stata una delle prime, anche se il football americano con il Super Bowl insegna.

All’estero questo modello sembra essere ancora più sviluppato.

Ben venga e alla buonora. Quando vado all’estero vedo che secondo me noi in Italia abbiamo ancora molto da fare. Vai all’estero e trovi concerti la sera che intrattengono chi è stato lì dalla mattina. Ci sono 50 mila persone che restano per i concerti e nelle aree fan. Silverstone è magica per l’atmosfera: alle nove di sera è ancora piena di gente che resta lì per godersi anche la storia che è passata da Silverstone. E lo stesso può accadere con la storia che passa da Monza.

Chiudiamo con un’altra delle tue passioni. Si è parlato della possibilità di unire la velocità della Formula 1 a quella dello sci alpino, con un riconoscimento speciale a Bormio. È una bella idea!

Mi fa piacere averla avuta. Quest’estate, parlando con gli amici di Bormio, ho detto: perché non dare uno speciale al vincitore di una delle discese? Non una discesa qualsiasi, ma una delle più belle della storia. Quindi dai tempi della velocità ai due tempi della velocità. L’idea è piaciuta e poi ho lasciato ovviamente a loro tutti gli aspetti organizzativi. Sono molto contento che sia andata in porto perché valorizzerà molto anche il mondo dello sci.

E a Monza sarà il terzo anno del riconoscimento al poleman.

Sì, perché è il più veloce nel Tempio della Velocità. Poi la gara è un’altra cosa, però avere comunque un riconoscimento è bello. E a Bormio, per la prima volta nella storia dello sci, verrà consegnato un anello.

Anche questa è un’idea che arriva dagli Stati Uniti.

Sì, è un retaggio americano. Nell’IndyCar c’è l’anello, nel football c’è l’anello. È qualcosa che ti resta. Il trofeo è sempre bellissimo, però l’anello è qualcosa che rimane e che in America chi conquista poi indossa con orgoglio.

Foto dai social di Carlo Vanzini

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