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Intervista a Colombre e Maria Antonietta, “Luna di miele”, viaggio nella libertà e nelle radici comuni

Intervista a Colombre e Maria Antonietta, che, dopo quindici anni di vita condivisa, hanno pubblicato un album dal titolo “Luna di Miele” (Bomba Dischi / Numero Uno). Qui il link per l’acquisto di una copia fisica.

Luna di Miele” nasce da un piccolo gesto di archeologia sentimentale: dentro un vecchio hard disk, nascosto nella cassettiera della loro camera da letto, hanno ritrovato alcune bozze di canzoni scritte nella prima settimana in cui si erano conosciuti, quattordici anni fa. Quelle bozze li hanno aspettati, ferme e vive nel tempo, pronte a trasformarsi oggi nel cuore di un nuovo progetto comune.

“Abbiamo trovato un vecchio hard disk con dentro cinque o sei canzoni, scritte quasi per conoscerci. Tutto va veloce, ma a volte le canzoni restano. Non potevamo tradirle, e sono diventate il cuore del nostro disco insieme…” raccontano gli artisti.

Così è nato “Luna di Miele”, un album che sceglie di raccontare un amore felice, senza nascondere le ombre, gli sbalzi, le montagne russe, ma restituendo una luce insolita e rara nella canzone d’autore: quella della gioia, dell’ironia, della meraviglia quotidiana. Dieci canzoni fresche e luminose, in cui i due cantautori hanno scelto di mettere da parte le rispettive ricerche per abbracciarne una nuova, condivisa, più giocosa ed esplosiva. È un disco che attraversa pop, rock, reggae, soul, senza mai perdere la radice cantautoriale che da sempre caratterizza entrambi.

“È stata un’avventura differente dalle altre – raccontano – una sfida, un modo per liberarsi di se stessi e delle proprie formule, per essere curiosi insieme. Abbiamo realizzato un sogno: trasformare in canzoni almeno un frammento degli anni di vita e musica condivisi fino a qui.”

L’immaginario del disco si muove tra le pieghe morbide di una notte infinita, suggestioni retrò, velluto blu e felicità condivisa fuori dal tempo.

Ciascun brano diventa un tassello di un racconto unico, intrecciando ricordi personali, ironia e nuove esplorazioni musicali. “A te” è un reggae luminoso che celebra un amore felice, arricchito da un sample di Jackie Mittoo e da un pensiero nato al Louvre, di fronte alle pietre colorate delle civiltà passate. “Gomma americana”, già uscita come singolo, è una giostra tra alti e bassi, scritta pensando a una corsa sulle montagne russe, con la complicità creativa de La Rappresentante di Lista. “Falafel” è il brano più rock’n roll, costruito intorno a un riff di chitarra che risale ai demo originari, e custodisce la dichiarazione programmatica del disco: “amore tu sei sempre stato la crepa dove entra la luce del sole…”.

In “Giornata perfetta” riaffiora l’amore condiviso per il reggae, mescolato con funky e rock, in una promessa semplice e ironica: qualsiasi cosa succeda, domani ci impegneremo a renderlo un giorno perfetto. “Signorina buonasera” ripercorre invece il primo appuntamento dei due artisti, tra il karaoke in un albergo di riviera e un entusiasmo da punk-pop leggero e contagioso. “Gelato con la panna” è il brano più scuro del disco, registrato su nastro, e riflette sulla libertà come condizione imprescindibile.

Con “Sui tetti come i gatti” torna l’anima reggae più pura, tra The Specials e la wave londinese, fino a un finale ironico, felino e affettuoso. “Ai party migliori si resta fino alla fine” spinge ad alzare il volume e restare fino alla fine della festa, immaginando un incontro tra Frank Ocean e le Hole. “Chantilly” è una dichiarazione d’amore limpida, capace di trasformare il dolore in città costruite con i pezzi più piccoli di sé, un atto di fiducia cantato con semplicità. Infine “Velluto blu”, acustico e notturno, ambientato sulla statale adriatica: un brano che mette al centro l’altro, con un andamento brasiliano, e che ha ispirato l’estetica complessiva dell’album.

  1. A te
  2. Gomma americana
  3. Falafel
  4. Giornata perfetta
  5. Signorina buonasera
  6. Gelato con la panna
  7. Sui tetti come i gatti
  8. Ai party migliori si resta fino alla fine
  9. Chantilly
  10. Velluto blu

Intervista a Colombre e Maria Antonietta, l’album “Luna di Miele”

“Luna di Miele” nasce dal ritrovamento casuale di un vecchio hard disk con bozze di canzoni scritte 15 anni fa. Cosa avete provato riascoltando quel materiale e cosa vi ha spinto a trasformarlo in un album condiviso?
Colombre: Riascoltare quei brani è stato straniante, ma anche divertente. Ci siamo ritrovati davanti a canzoni “preistoriche”, come le chiamiamo noi, che però contenevano già qualcosa di autentico.
Maria Antonietta: È stato come fare un viaggio nel tempo. Riascoltando ci siamo riconosciuti in ciò che eravamo allora, e proprio per questo ci è sembrato poetico portare a compimento quelle bozze. Non volevamo tradirle: ci hanno aspettato per quindici anni ed era giusto celebrarle in un disco condiviso.

In che modo vi siete riconosciuti in quelle bozze di gioventù e come le avete riscritte alla luce di quello che siete oggi?
Maria Antonietta: Dentro c’era una grande libertà. È la stessa che abbiamo cercato di mantenere sempre, pur sapendo che la libertà non è mai acquisita una volta per tutte, ma va esercitata.
Colombre: Alcuni elementi li abbiamo mantenuti intatti. Penso ad esempio a Falafel: il riff di chitarra è esattamente quello registrato quindici anni fa. Era importante non snaturare quel nucleo iniziale, ma completarlo. È stato come avere già un punto di partenza che ci ha spinti a scrivere un intero album.

Fare un disco insieme è stato anche una sfida personale. Cosa vi rende simili e unici come coppia artistica?
Colombre: È sicuramente una sfida, perché condividere non solo la vita quotidiana ma anche la scrittura di un disco richiede equilibrio e capacità di mediazione.
Maria Antonietta: Devi saper ascoltare e costruire una visione comune. Non è scontato, ma il fatto che oggi “Luna di Miele” esista è già la prova che ci siamo riusciti. Per noi è motivo di grande gioia.

Avete detto che nel disco sono emerse parti delle vostre personalità rimaste in ombra nei progetti solisti. In che senso?
Colombre: Nei suoni abbiamo osato di più, sperimentando cose che nei nostri dischi non avevamo mai provato.
Maria Antonietta: Anche l’uso delle voci è stato un lavoro intenso: io ho un registro basso, lui canta in tonalità più alta, e abbiamo cercato di intrecciarle in modo complementare. È stato stimolante uscire dal nostro “formulario” solito e contaminare le nostre modalità di scrittura.

Dal punto di vista tecnico, come avete lavorato sugli arrangiamenti e sulla produzione?
Colombre: Abbiamo fatto praticamente tutto da soli: scrittura, arrangiamento e produzione. È stato impegnativo, perché dovevamo mantenere freschezza e lucidità in ogni fase.
Maria Antonietta: Abbiamo seguito l’ingenuità e la spontaneità di quelle vecchie bozze. Erano nate senza pressioni, solo per giocare insieme, e abbiamo voluto rispettare quello spirito, pur migliorando il tutto con il tempo necessario per realizzare un lavoro di cui valesse la pena essere fieri.

Il disco attraversa diversi generi musicali. Quanto hanno influito i vostri ascolti e i vostri gusti personali?
Maria Antonietta: Tantissimo. Quello che ascolti entra sempre dentro ciò che fai. Nel disco c’è anche il reggae, che è stata la prima musica che ci ha uniti quando ci siamo conosciuti.
Colombre: Abbiamo voluto celebrare le passioni comuni coltivate in questi anni. Non c’è stata una scelta “a tavolino”: solo amore per certe sonorità che ci appartengono e che hanno trovato spazio naturale nel disco.

Nei testi emergono immagini molto forti, quasi cinematografiche. È stata una scelta consapevole?
Maria Antonietta: Scrivere insieme ti rende più libero. Quando scrivi solo per te tendi a censurarti, mentre nella complicità con un altro di cui ti fidi puoi osare di più. Credo che questo ci abbia resi migliori anche nei testi.
Colombre: Ci piace l’idea di unire gioia e ombre, entusiasmo e dubbi. In Gomma Americana, per esempio, dietro il tono leggero c’è la riflessione sul “costo di esistere”. È questa tensione tra leggerezza e profondità che volevamo trasmettere.

Avete annunciato il tour nei club: cosa dobbiamo aspettarci da “Luna di Miele” dal vivo?
Colombre: Ci piacerebbe mantenere la stessa libertà che ha guidato il disco.
Maria Antonietta: Sarà un concerto viscerale, con momenti di coinvolgimento, sorprese e magari qualche cover improvvisata. Non vogliamo replicare semplicemente il disco, ma creare uno spazio aperto e vitale, in cui tutto può accadere.
(Qui il calendario e Qui il link per l’acquisto dei biglietti)

Ultima domanda inevitabile: cosa rappresenta per voi Sanremo?
Maria Antonietta: È un palco di grande visibilità, ma il problema in Italia è che sembra essere l’unica via. La musica, invece, si fa ovunque: nei club, nei festival, in luoghi spesso invisibili ma fondamentali.
Colombre: Se un giorno ci chiamassero, andremmo senza pregiudizi, ma il nostro fuoco resta sempre la ricerca artistica. È quella che deve avere valore, al di là di qualsiasi palcoscenico.

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