Intervista a Eddie Brock che fa il suo esordio in gara al Festival di Sanremo 2026 con il brano “Avvoltoi”
Nel panorama della 76° edizione della kermesse spicca la presenza di Eddie Brock, che arriva in gara con “Avvoltoi”, un brano dal titolo evocativo e carico di significato. Dopo un anno di crescente attenzione mediatica l’artista sceglie il palco dell’Ariston per una dichiarazione pop-rock forte e travolgente. La sua partecipazione segna un passaggio importante nella sua carriera, tra maturità sonora e ambizione autoriale.
Intervista a Eddie Brock, in gara a Sanremo 2026 con “Avvoltoi”
Eddie Brock a Sanremo 2026. Com’è andata la prova con l’orchestra e come stai vivendo l’ansia della vigilia?
La prova con l’orchestra è andata davvero benissimo. Quando sono uscito avevo un sorriso enorme, ero proprio felice. Però prima di salire sul palco l’ansia si faceva sentire eccome: quei momenti in cui pensi “o va benissimo o crollo”. È una tensione fortissima, soprattutto in un contesto come il Festival di Sanremo. La cosa bella è che appena ho iniziato a cantare tutto si è sciolto. La musica, in quel momento, ha fatto il suo lavoro: mi ha riportato al centro.
Porti in gara “Avvoltoi”, un brano pop rock con sfumature british. Quanto è stata importante la scelta del sound?
È stata fondamentale. Non è un vestito messo sopra un testo, ma qualcosa che nasce insieme alle parole. Il pop rock con quelle sfumature un po’ british accompagna perfettamente il messaggio del brano e l’emozione che volevo trasmettere. Doveva avere energia, ma anche una certa malinconia. È un suono che sostiene il contenuto, non lo copre.
Il ritornello ha un’energia da stadio, quasi generazionale. Ti senti vicino a una tradizione cantautorale che punta al coro collettivo?
Assolutamente sì. Con i miei amici abbiamo una regola semplice: se una canzone è davvero buona, la puoi cantare come se fossi allo stadio e funziona lo stesso. Se regge urlata, condivisa, cantata tutti insieme, allora è quella giusta. Amo quell’idea di coro collettivo che ti fa sentire parte di qualcosa di più grande.
Tra i tuoi riferimenti c’è anche Vasco Rossi, maestro dei ritornelli da stadio. Ti riconosci in quel tipo di energia?
Vasco è sicuramente un riferimento per quell’idea di partecipazione totale. Non è solo musica da ascoltare, ma da vivere insieme. Quell’energia lì mi affascina tantissimo: quando il pubblico diventa parte integrante del brano.
Nel testo di “Avvoltoi” parli di persone che approfittano delle fragilità altrui. Chi sono gli “avvoltoi” della tua canzone?
Sono quelle persone che aspettano il momento di debolezza per trarne vantaggio. Non è un’accusa generica, ma un’immagine precisa: chi sceglie di nutrirsi delle fragilità degli altri invece di sostenerli. Il brano nasce anche dall’osservazione di queste dinamiche, che purtroppo esistono.
Sul palco con te ci sarà Vincenzo Neone alla chitarra. Quanto conta per te questa dimensione “suonata” al Festival?
Non la vivo come qualcosa da difendere, perché già l’orchestra rappresenta al massimo la musica suonata. Però Vincenzo è stato con me dall’inizio alla fine del percorso creativo. Averlo sul palco significa portare con me una parte fondamentale del viaggio. Senza di lui mi sentirei meno sereno. È un modo per chiudere un cerchio insieme.
Ti sei sempre definito “uno qualunque”. È un punto di forza in un contesto importante come Sanremo?
Sì, ma più che altro nella vita. Essere “uno qualunque” mi ha aiutato a non caricare tutto di aspettative gigantesche e a non vivere il fallimento come una tragedia. Io canto perché mi piace esprimere le mie emozioni e far emozionare gli altri. Poi, al di là del palco, siamo tutti persone normali.
La tua popolarità è cresciuta anche grazie ai social. È cambiato il tuo modo di usarli?
No, è rimasto lo stesso. Non ho strategie particolari, pubblico quello che mi viene naturale. Se piace bene, se non piace pazienza. Non sono capace di pianificare tutto: preferisco la spontaneità.
Hai iniziato la settimana sanremese giocando a calcio, una tua grande passione. Vedi un parallelo tra musica e sport?
Sì, l’aggregazione. Che sia un concerto o una partita, quando migliaia di persone cantano o tifano insieme diventano una cosa sola. Allo stadio come sotto un palco si crea un’energia collettiva incredibile. Anche se non conosci chi ti sta accanto, in quel momento ti senti unito.
Nella serata delle cover duetterai con Fabrizio Moro. Che emozione provi?
È un sogno che si realizza. È stato uno dei primi artisti a cui ho pensato. Ora che canteremo insieme sono doppiamente felice, perché è qualcosa che desideravo davvero.
La versione del brano che porterete sul palco è inclusa nella Deluxe Edition del tuo album, insieme al nuovo inedito “Il tuo universo”.
“Il tuo universo” sarebbe potuto uscire più avanti, ma non volevo rischiare di metterlo da parte. A volte, se passa troppo tempo, mi allontano dalle canzoni. Così ho preferito pubblicarlo adesso, quando lo sentivo ancora vivo.
Ami ascoltare le storie degli altri. Quanto è importante per te farti portavoce di emozioni collettive?
È fondamentale. Per me ascoltare è una passione e spero sia sempre di più anche un lavoro. Ci sono cose che tante persone non riescono o non vogliono dire. Se qualcuno mi racconta qualcosa che lo tocca, io posso trasformarlo in una canzone. È un modo per dare voce a chi magari, in quel momento, non ce l’ha.
In primavera partirà il tour. Cosa puoi anticipare?
Si parte il 26 marzo da Milano, alla Santeria. Saranno location molto belle e sarà l’occasione per portare queste canzoni dal vivo, dove secondo me trovano la loro dimensione naturale: tra la gente, cantate insieme. Qui il calendario e Qui il link per l’acquisto dei biglietti.

Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia” e nel 2205 “Ride bene chi ride ultimo”
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