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Intervista a Jacopo Sol: “Con ‘Luci Spente’ condivido la mia vulnerabilità”

Jacopo Sol

Intervista a Jacopo Sol che da il via a una nuova fase del percorso artistico con il brano Luci Spente, che parla della difficoltà di accettarsi.

C’è un momento in cui le luci si spengono e si resta da soli, spogli dalle proprie difese, dalle inquietudini, dalle maschere.

Dopo i buoni riscontri delle date di Bari e Roma, Jacopo Sol è pronto per il gran finale live con un concerto alla Santeria Toscana 31 domenica 26 ottobre. Qui il link per l’acquisto dei biglietti.

Intervista a Jacopo Sol, il nuovo singolo “Luci Spente”

Ciao Jacopo, è un periodo pieno per te: un nuovo singolo, la chiusura del tour… Come stai vivendo questo momento?
È un momento bellissimo, davvero. Sono felicissimo e a volte mi fermo a pensare se sia tutto reale, perché è assurdo: sono cose che ho sempre sognato. I concerti stanno andando benissimo, a Bari e Roma c’è stata una grande partecipazione e un’energia che mi ha travolto. Avere un concerto tutto mio è completamente diverso dall’essere ospite da qualche parte: il pubblico è lì solo per te e puoi permetterti di raccontarti in modo più profondo. Ora c’è un po’ di ansia per l’ultima data di Milano, ma è un’ansia bella.

Il nuovo singolo “Luci Spente” nasce, come hai raccontato, da un momento di buio. Com’è nato questo brano e cosa rappresenta per te?
“Luci Spente” nasce da un pensiero legato a tutto il mio percorso, soprattutto all’esperienza di Amici. Quel periodo mi ha dato tanto, anche dal punto di vista umano, perché mi ha costretto a riflettere. Non avendo distrazioni — niente telefoni, niente social — mi sono ritrovato spesso da solo con i miei pensieri. Ho iniziato a farmi domande che non mi ero mai posto prima e a cercare risposte.
Una volta uscito dal programma ho avuto più lucidità, e proprio nella mia prima sessione in studio è nata “Luci Spente”. È stato un flusso naturale, come se la canzone volesse uscire da sola. Dentro ci sono tutte le mie paure, le mie fragilità. Sono sempre stato restio a mostrarle, ma sto imparando a farlo. Amici mi ha insegnato che non c’è niente da nascondere: anzi, condividere la propria vulnerabilità può essere un modo per comunicare di più con gli altri.

Hai definito questo brano come l’inizio di una nuova fase, “più umana che artistica”. In che senso?
Sì, penso sia davvero più un nuovo inizio umano. Certo, anche artisticamente sono cresciuto molto — ad Amici ho studiato tanto, come mai prima — ma quello che mi ha cambiato di più è stato il lato personale. Ho imparato a conoscermi meglio, a capire i miei limiti e i miei punti di forza, e a dare più valore alla mia sensibilità. Questa canzone nasce proprio da quella consapevolezza.

Hai detto che il pubblico è diventato il tuo più grande alleato per affrontare il buio. In che modo?
È così. Il pubblico è la mia forza più grande. Attraverso la musica ci conosciamo davvero: loro sanno come sono fatto e io sto imparando a conoscere loro. Mi accorgo che chi mi segue spesso mi somiglia molto, vive le emozioni con la stessa intensità. Questo crea un legame fortissimo, mi fa sentire libero di mostrarmi per quello che sono, senza filtri.

Hai scritto il brano insieme a Emiliano Blangero, pianista e compositore. Com’è nata la vostra collaborazione e come si è sviluppata su questo brano?
Conosco Emiliano da tanto tempo e lo ammiro da sempre: è un pianista straordinario, uno di quelli che quando mettono le mani sul piano creano magia. In realtà è stato tutto casuale: il mio produttore Cripo e lui avevano lavorato insieme su una base, e Cripo me l’ha fatta ascoltare quasi per caso, senza pensare che ci avrei scritto sopra.
Appena l’ho sentita, però, mi ha colpito subito. Gli ho chiesto mezz’ora di tempo e in quella mezz’ora è nata la bozza di “Luci Spente”. Da lì abbiamo capito che quella era la canzone, e ci siamo concentrati solo su quella. È stato tutto molto spontaneo, fluido.

Rispetto al tuo primo EP “Dove finiscono i sogni”, in “Luci Spente” sembri più consapevole, più maturo. È così?
Sì, assolutamente. “Luci Spente” è un pezzo più riflessivo, più consapevole, frutto di tutte le esperienze che ho vissuto. I brani del mio EP erano stati scritti quasi tutti prima di Amici, quindi avevano un’energia più istintiva, più rabbiosa forse. Questa invece è nata dopo, in un momento diverso, e si sente. Ho più chiarezza, più equilibrio. È come se avessi imparato a guardare dentro di me senza paura.

Arriviamo al live: hai sempre detto che sul palco ti senti davvero libero. Cosa dobbiamo aspettarci dalla data di Milano?
Sarà una grande festa! Io sul palco mi sento vivo, mi carico di energia. Suonare con la band è qualcosa di meraviglioso: si sente la musica nell’aria, arriva l’energia degli strumenti e si crea un’atmosfera unica. A Milano sarà speciale perché ci saranno i miei genitori, tanti amici e collaboratori di vecchia data… sarà emozionante e intenso.

Nei tuoi live c’è tanta energia, ma anche momenti molto intimi e introspettivi. Quanto contano per te questi passaggi più emotivi?
Sono i miei momenti preferiti. Quando canto pezzi come “Di tutti” o “Quelli come me” si crea un’atmosfera diversa, più intima. Mi piace perché vedo che il pubblico li vive davvero: quando c’è da saltare, saltano; quando c’è da piangere, piangono. È una connessione autentica, e per me è il senso più profondo del fare musica.

Com’è cambiato il rapporto con il pubblico dopo l’esperienza di Amici?
In modo graduale, passo dopo passo. Ho sempre cercato di mantenere un contatto diretto con chi mi segue, di far sapere cosa sto facendo, perché è grazie a loro se oggi posso vivere tutto questo. Messaggio dopo messaggio, canzone dopo canzone, il legame è diventato sempre più forte. Oggi mi sento molto più sicuro e sereno nel comunicare con loro.

Hai spoilerato qualche brano nuovo durante i concerti. Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi?
Sì, ho già suonato qualche inedito dal vivo! Sto iniziando a raccogliere diversi brani nuovi e a pensare a un sound più definito, a un’identità che possa rappresentarmi anche in un progetto più ampio. Non voglio anticipare troppo, ma diciamo che un album è un pensiero che comincia a farsi spazio.

A proposito di album: per un artista giovane come te, ha ancora senso parlare di dischi nell’epoca dello streaming?
È una domanda che mi sono fatto spesso. Secondo me dipende dal momento della tua carriera e da cosa vuoi raccontare. Oggi tutto è frammentato, è vero, ma credo che l’arte venga sempre prima di tutto. Se hai qualcosa di forte da dire e serve più spazio per farlo, allora vale la pena costruire un album, anche se è un rischio. L’importante è che ci sia un senso, un’urgenza reale.

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