Leon Faun

Intervista a Leon Faun che, a tre anni da C’era una volta (certificato con il disco d’oro), è tornato con il nuovo album intitolato semplicemente Faun, per ribadire una direzione più privata e personale. Qui il link per l’acquisto.

Attraverso le 13 tracce di “LEON” l’artista offre al suo pubblico un’esperienza immersiva a contatto con la sua sfera più intima, in cui la moltitudine di sfumature emotive provate da Leon negli ultimi anni trova finalmente una sua tela bianca da riempire: amore, rabbia, felicità, speranze, disillusioni.

Questa la tracklist.

1. Profezia
2. Funerale Mio
3. Eterno
4. Pe Na Vita
5. Ragazzo Normale
6. Invincibili
7. Meteorite
8. Fuga Da Genova
9. Vibes Nel Fight
10. Anima
11. Arte e Libertà
12. In Down
13. Non Dubitar Di Me

Le produzioni, curate da DuffyFalseSick Luke Eiemgei, abbracciano una vasta gamma di sonorità, esplorando nuove dimensioni musicali e prediligendo strumenti suonati, con l’obiettivo di una fortissima resa anche dal vivo.

Leon Faun presenterà il suo nuovo album “LEON” durante due imperdibili appuntamenti live il 10 maggio all’Orion Club di Roma e il 12 maggio ai Magazzini Generali di Milano. Le prevendite sono disponibili a questo link.

Intervista a Leon Faun

Leon Faun, torni a tre anni da “C’era una volta” con un disco che porta il tuo nome. Cosa rappresenta nel tuo percorso?

Si tratta di un progetto molto personale, sincero e più umano rispetto a tutti gli episodi precedenti.

Hai scelto di raccontare per la prima volta te stesso senza filtri, senza creare delle sceneggiature. Quando hai trovato il coraggio per esporti in maniera così diretta?

Negli ultimi due anni, per combattere alcuni demoni che mi hanno portato negli abissi. Grazie a quello che ho vissuto sono riuscito a trovare la chiave anche per liberare alcune barriere che mi ero autoimposto.

Ho definito questo disco come quotidiano, perché parli del disagio come parte della tua vita. Quanto i testi rappresentano il tuo presente?

Il disagio è dovuto alla rabbia, un tema molto presente all’interno del disco. La rabbia alle volte può darti un’immensa carica, un’immensa forza, ma può essere anche la cosa più autodistruttiva al mondo. La rabbia è un po’ l’incipit di tutto.

Il disco prende forma anche grazie a una forte attenzione per l’aspetto visual. A partire dalla copertina.

La copertina ci ha divertiti anche nella fase di realizzazione. Abbiamo trovato questo modo di comunicare e stiamo seguendo il flusso. Siamo partiti da una tela bianca, che rappresenta la mia vita. Il contenuto di tutto il disco è infatti legato a chi sono io. Sono il bersaglio di tutto. In passato mi sono affidato a metafore per raccontarmi, ma ora non più. Non c’è niente di inventato, ma è tutto tremendamente sincero.

Anche il videoclip di “Funerale mio”, il tuo ultimo singolo, mette in risalto in maniera molto chiara questa tua attitudine. Come è nata l’idea?

La rabbia è protagonista di “Funerale mio“. Abbiamo creato la location e poi… L’ho distrutta, proprio per dimostrare quelli che possono essere gli effetti. Un modo anche per farmi capire che devo farmi scivolare addosso quello che non mi va.

Uno dei pezzi che, come si diceva una volta, vale l’acquisto del disco è sicuramente “Ragazzo Normale”. Un brano che ha un approccio che è quasi popolare, scanzonato. Una storia vera e propria accompagnata dalla chitarra e dai cori.

È uno degli ultimi pezzi che abbiamo scritto. È un viaggio alla Tim Barton. Ho voluto raccontare in maniera insolita una delusione amorosa; in modo molto giocoso e tramite un omicidio che non è
vero. Per questo brano ho utilizzato  un’enorme metafora, ma devo dire che risulta come uno dei più divertenti, perché gioca molto sul contrasto.

Il contrasto tra mood uptempo e testi profondi è un altro dei fili conduttori del disco.

Si, è un aspetto che mi piace molto curare e seguire. Canto determinate cose che sono completamente ribaltate dal sound che proponiamo. Cerco di fondere più cose insieme tramite anche la visione artistica di Daffy che mi accompagna da sempre.

“Genova” è uno dei pezzi più conscious del disco, con immagini piuttosto nitide e ricche di contrasti.

Questo brano è una sorta di lettera d’addio a una situazione molto bella che si stava creando con una persona e che a causa dell’eccessiva distanza si è dovuta concludere. Racconta una dinamica mia che avevo con questa persona.

Altro pezzo che mi è piaciuto molto è “Invincibili”, brano che secondo me spiega davvero bene la tua crescita, soprattutto dal punto testuale.

L’amore è un tema che tratto parecchio in questo disco, anche se in maniera diversa rispetto al passato. Forse perché sono cresciuto. “Invincibili” è un brano che si può facilmente accostare a “Ragazzo normale“, visto che è stato scritto nello stesso periodo.

Dal punto di vista della produzione, invece, mi ha colpito molto “Arte e libertà”.

In effetti in questo brano si sente una produzione che è tra le mie preferite. Anche in questo caso ci siamo divertiti a unire più sfumature.

Generalmente quanto intervieni nel processo di produzione di un brano?

Devo dire che in studio sono un po’ un rompiscatole, perché ci tengo a quello che faccio. Tendo spesso a stare lì con il fiato sul collo dei produttori. Però so che è giusto lasciarli fare e affidarsi al loro lavoro e alla loro sensibilità.

Un pezzo che esula da tutto il resto è “Eterno”, in cui si avverte un approccio differente, più rock.

È un brano a cui ho lavorato con Sick Luke ed è uno di quelli che mi divertirò maggiormente a suonare dal vivo. Sono curioso di vedere come il pubblico recepirà questo brano e tutti quelli del nuovo disco.

“C’era una volta”, il tuo album precedente, ha esordito nella top 5 degli album più venduti nella classifica Fimi. Questo aspetto ti mette pressione?

Devo dire di no. Ho realizzato un album sincero, adatto a raccontare me e le mie storie. Non cerco scorciatoie, non mi interessano. Anche per questo non ho voluto inserire featuring. È un disco che mi è servito per raccontare me stesso.

Sono passati tre anni rispetto a “C’era una volta”. Qual è il filo conduttore più evidente tra i due progetti?

Direi che i titoli creano un legame tra un prima e un adesso. Per il resto ho cercato di cambiare filone, sia dal punto di vista dell’approccio alla scrittura, che per le produzioni.

A breve arriveranno i tuoi live a Milano e Roma. Visto l’approccio sonoro così differente, come riuscirai a combinare i pezzi dei due album?

Sarà divertente mettersi in gioco. I pezzi di “Leon” si prestano maggiormente a essere suonati live con una band. Sarà una sfida trovare la chiave sonora più adatta per il palco.

Milano e Roma sono due città che in qualche modo ti appartengono. Le origini e il presente.

Sono due mondi che amo e odio allo stesso modo. Sto ancora cercando casa mia, sto ancora trovando il mio posto. In particolare sono felice di suonare a Roma all’Orion che è però sono sicuramente felicissimo. Nulla da togliere ai Magazzini Generali, sarà bellissimo, sono andato a Milano, è una città dove ormai vivo. Però, ecco, all’Orion ci ho visto una marea di concerti da piccolo, di artisti che mi hanno ispirato per una vita e sarà molto bello salire su quel palco.

Oggi chi è Leon Faun?

Un ragazzo che cerca di stare bene, di accettarsi e ascoltarsi, cosa che in passato ho fatto poco. Ho capito che l’importante è sempre ascoltarsi. Questo è un consiglio che do in generale. Prima avevo un po’ di gabbie mentali che non mi permettevano di farlo a dovere. Mi sono liberato dalle catene.

Videointervista a Leon Faun

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