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Intervista a Matteo Trullu, in gara allo Junior Eurovision 2026 per l’Italia

Matteo Trullu

Intervista a Matteo Trullu, che racconta le sensazioni alla vigilia della partecipazione allo Junior Eurovision 2026. Alex Uhlmann svela la performance di “Che cos’è l’amore?”.

Matteo Trullu si prepara a rappresentare l’Italia al Junior Eurovision Song Contest 2026 con “Che cos’è l’amore?”, il brano che porterà sul palco del Malta Fairs and Conventions Centre di Ta’ Qali il prossimo 24 ottobre. A soli 14 anni, il giovane artista cagliaritano, vincitore della quarta edizione di The Voice Kids, affronta così una nuova importante sfida internazionale, dopo l’esperienza televisiva che lo ha fatto conoscere al grande pubblico.

In questa intervista Matteo racconta come sta preparando la performance, il lavoro sulla voce, i ricordi di The Voice Kids e il significato di partecipare a uno degli appuntamenti più importanti per i giovani talenti europei. Al suo fianco c’è Alex Uhlmann, direttore creativo della performance, che spiega la scelta di puntare sulle qualità musicali di Matteo, sugli strumenti e sulla semplicità.

“Che cos’è l’amore?”, scritto da Gregorio Castellani, Fabio Zanolini e Luca Faccini, affronta attraverso immagini semplici le domande e le emozioni legate alla crescita. La performance nasce proprio intorno al concetto di amore, una parola italiana ma anche universale, e alla volontà di mostrare Matteo prima di tutto come musicista.

Intervista a Matteo Trullu, in gara allo Junior Eurovision 2026 per l’Italia

Matteo, manca sempre meno allo Junior Eurovision. Come ti stai preparando?

Sto lavorando davvero tanto al brano e a tutta l’esibizione. Ho lavorato per tutta l’estate e, soprattutto da quando ho ricevuto la notizia della partecipazione, mi sono impegnato molto. Sono andato anche a registrare il brano e sto cercando di dare il massimo.

Come si gestisce la pressione per un appuntamento così importante?

Quando salgo sul palco, nei primi minuti sono sempre un po’ emozionato. Però, appena inizio a cantare, sento l’affetto del pubblico e alla fine tutto si trasforma in energia.

Hai seguito le precedenti edizioni dello Junior Eurovision?

Sì, l’ho sempre seguito. Per me è un sogno poter partecipare.

C’è una canzone dello Junior Eurovision che ti è rimasta particolarmente impressa?

Ho seguito sempre il concorso, però in questo momento non ho una canzone preferita. Potrei dire la mia!

Come avete scelto “Che cos’è l’amore?” e cosa hai pensato quando hai ascoltato per la prima volta il brano?

Mi hanno mandato la demo del brano e mi è piaciuta subito. Ho iniziato immediatamente a lavorarci. La prima volta non era ovviamente tutto perfetto, perché bisognava lavorare per raggiungere il risultato migliore possibile.

È un brano che mette in risalto le tue caratteristiche vocali. Come hai lavorato sulle parti più alte?

Le prime volte non è stato facile applicare bene la tecnica per arrivare a quelle note. Con l’aiuto del mio vocal coach, però, sono riuscito a raggiungere il risultato.

Che ricordo conservi dell’esperienza a “The Voice Kids”? C’è stato un momento in cui hai capito che la musica poteva diventare qualcosa di più di un gioco?

I momenti più belli di The Voice Kids, oltre al programma e alla vittoria, secondo me sono stati quelli nel backstage. In hotel o fuori dagli studi ci ritrovavamo con tutti i concorrenti e si è creato un legame molto bello. Al momento della vittoria mi sono passati in mente tutti i momenti in cui avevo lavorato e sognato proprio quel momento.

Hai già ascoltato le canzoni degli altri concorrenti dello Junior Eurovision?

Sì, ho ascoltato un po’ tutte le canzoni. Mi piace molto quella della Polonia. Però, ovviamente, io tifo Italia!

Allo Junior Eurovision non conta soltanto la canzone, ma anche la costruzione dell’act. Come state lavorando alla performance?

Sto lavorando per mettere in scena un vero spettacolo. Anche se abbiamo soltanto tre minuti, vorrei dare davvero il meglio di me e arrivare al pubblico.

Alex, come avete costruito la performance?

Siamo contenti e anche fortunati perché Matteo è proprio un artista e soprattutto un musicista. Volevamo insistere su queste qualità. Lui suonerà sia il piano sia la chitarra, oltre naturalmente a cantare. È una caratteristica che avevamo già apprezzato nelle sue performance a The Voice Kids. In un momento in cui viviamo con l’intelligenza artificiale e con la possibilità di avere tutto immediatamente, ci sembrava importante valorizzare un ragazzo che ha studiato e continua a studiare gli strumenti. La performance, quindi, più che sugli effetti speciali, sarà concentrata su Matteo e sul suo essere musicista. All’inizio suonerà il piano, poi si alzerà, prenderà la chitarra e continuerà a cantare.

Alex, quanto sarà importante anche celebrare l’italianità?

La parola “amore” che Matteo canta nel brano è molto importante. È una parola italiana, ma anche internazionale, e rappresenta un po’ l’Italia nel mondo. Anche visivamente insisteremo su questa parola, perché speriamo che alla fine della canzone sia proprio “amore” la parola che rimane nella mente.

Alex, ti sei ispirato a qualche performance della storia recente dell’Eurovision o dello Junior Eurovision?

In realtà mi sono ispirato soprattutto a mia figlia, che ha sette anni e mi parla sempre di K-Pop, della Corea del Sud, del Giappone e di tutto un mondo che quando io avevo sette anni non sapevo neanche che esistesse. Mi sono reso conto che i bambini oggi crescono in un mondo davvero internazionale. Oggi il K-Pop, per esempio, è stato influenzato da tantissime culture e rappresenta qualcosa di profondamente internazionale. Mettendomi nei panni di questi giovani che si chiedono “che cos’è l’amore?”, ho pensato a un mondo molto complesso. E proprio per questo la performance vuole arrivare a una cosa semplice: tornare alla chitarra, al piano e alla domanda “che cos’è l’amore?”. È la stessa domanda per Matteo, per me, per te, per chi viveva duemila anni fa e, speriamo, per chi vivrà tra duemila anni.

Matteo, oltre alla musica c’è anche un’altra grande passione: il calcio.

Sono un grande tifoso del Cagliari. Lo tifo da quando avevo quattro anni. Negli ultimi anni, però, mi sto concentrando soprattutto sulla musica.

Qual è il duetto dei tuoi sogni?

A parte i sogni impossibili, come Freddie Mercury ed Elvis, mi piacerebbe davvero collaborare con Bruno Mars. Mi ispiro molto a lui perché è un musicista completo: suona la batteria, la chitarra e il pianoforte. Mi piace davvero molto come artista.

Cosa vorresti portare a casa da Malta?

Per me è già una grande vittoria esserci. Siamo soltanto 16 nazioni e 16 ragazzi che rappresenteranno i rispettivi Paesi. La cosa più importante, secondo me, non è vincere: quella è una parte secondaria. Mi piacerebbe soprattutto fare una grande performance e colpire il pubblico, sia gli spettatori presenti sia le persone che ci guarderanno da casa. Vorrei arrivare a tutti attraverso la mia esibizione.

Se ci incontrassimo tra un anno, alla fine del 2027, quale traguardo ti piacerebbe aver raggiunto?

Sicuramente continuare con gli studi. Secondo me, senza delle basi solide di teoria musicale, ma anche senza una buona preparazione scolastica, è difficile andare avanti. La cultura serve sempre. E, naturalmente, voglio continuare con la musica.

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