Intervista a Paolo Belli, che torna a mettersi in gioco con l’entusiasmo e l’emozione degli inizi partecipando al San Marino Song Contest, dove presenta il brano Bellissima, una canzone pop dal ritmo solare e coinvolgente.
Per l’artista si tratta di una sfida speciale: dopo una lunga carriera fatta di musica dal vivo, televisione e collaborazioni prestigiose, Paolo Belli ritrova il brivido della gara e confessa di sentirsi “come un ragazzino”.
Il brano, scritto da Galeffi, Leo Pari e Riccardo Scirè, ha conquistato il cantante fin dal primo ascolto e rappresenta per lui anche un modo per dare spazio e opportunità a una nuova generazione di autori.
Nell’intervista Paolo Belli racconta l’ansia e l’adrenalina della competizione, riflette sul suo rapporto con l’Eurovision Song Contest e ripercorre il ricordo della sua esperienza al Festival di Sanremo.
Ma soprattutto ribadisce la sua missione artistica: far ballare le persone e trasmettere energia positiva attraverso la musica.
Intervista a Paolo Belli, in gara al San Marino Song Contest 2026
Come stai vivendo gli attimi che precedono la tua esibizione al San Marino Song Contest?
Sto bene, ma non immaginavo tutta questa ansia. Mi sembra di essere tornato indietro di quarant’anni, a quando ero un ragazzino pieno di sogni e anche un po’ incosciente. Oggi so quanto lavoro mi è costato costruire quello che ho e questo mi rende più consapevole.
Cosa ti spaventa di più di una gara come questa?
So perfettamente che una canzone non determina il bene o il male di una carriera, ma può prestare il fianco a giudizi e critiche. Ho paura di perdere parte di quello che ho costruito. Però allo stesso tempo è bello provare di nuovo questa vibrazione: è come tornare ragazzi.
Perché hai deciso di accettare la sfida del San Marino Song Contest?
Perché penso che uno come me, che ha avuto la fortuna di fare tanta gavetta e incontrare persone importanti che gli hanno dato opportunità, abbia il dovere di fare lo stesso con i più giovani. Quando Galeffi, Leo Pari e Riccardo Scirè mi hanno fatto sentire la canzone sono impazzito: mi è sembrata perfetta per me.
Che cosa ti ha colpito di “Bellissima”?
La canzone mi rappresenta molto. Doveva uscire in estate perché ha un’anima molto estiva, ma quando è arrivato l’invito del San Marino Song Contest abbiamo deciso di provarci. Sono tranquillo perché credo sia una bella canzone e mi dà una grande energia.
Quanto conta per te dare spazio ai giovani autori?
Se grazie a questa canzone riesco a dare a questi tre ragazzi anche solo una parte delle opportunità che ho avuto io, per me è una medaglia importantissima. Sono talentuosi e meritano di essere conosciuti.
Cosa cerchi oggi in un autore?
Cerco freschezza ed emozione. Quando ho sentito questo brano ho detto: “Sembra che l’abbia scritta io”. Mi ha trasmesso entusiasmo e questa è la cosa più importante. Se un autore riesce a emozionarti, allora quella canzone può arrivare anche al pubblico.
Il brano trasforma la nostalgia in energia positiva. È un elemento che senti vicino al tuo modo di fare musica?
Assolutamente sì. Da ragazzino volevo essere un poeta e ascoltavo De André, Guccini, Battiato e Fossati. Poi ho capito che la mia strada era far ballare le persone. Questa è la mia missione: far divertire e muovere la gente.
Qual è il tuo rapporto con l’Eurovision Song Contest?
È una delle manifestazioni musicali più importanti al mondo. Alcune cose sono lontane dal mio gusto, altre invece mi piacciono molto. È uno spettacolo incredibile che rappresenta tanti gusti musicali diversi e offre agli artisti una possibilità straordinaria di arrivare a un pubblico internazionale.
Cosa pensi di eventi come il San Marino Song Contest o Sanremo?
Sono occasioni fondamentali per la musica perché permettono agli artisti di farsi conoscere anche oltre i confini nazionali. Confrontarsi con colleghi di altri Paesi e arrivare a pubblici diversi è sempre una grande opportunità.
Tu manchi da Sanremo da molti anni: che ricordo hai della tua ultima partecipazione del 2009?
Un ricordo meraviglioso. Cantavo una canzone scritta da Mogol insieme a Pupo e Youssou N’Dour. Durante le prove mi guardavo attorno e pensavo di essere accanto a dei mostri sacri. Ricordo soprattutto l’emozione prima e dopo l’esibizione.
Come vivi oggi le gare musicali?
Le capisco perché il pubblico ama il meccanismo della competizione. Però personalmente mi mettono molta ansia. Da giovane eri incosciente, oggi sai che se ti butti dal terzo piano puoi farti male. Però se hai un buon paracadute – cioè una buona canzone – puoi anche continuare a volare.
Quanto è importante oggi non prendersi troppo sul serio?
È fondamentale, ma per farlo devi essere molto preparato. Devi studiare, conoscere la musica, lavorare su te stesso. Io continuo a studiare ogni giorno. Solo così puoi permetterti di giocare con il tuo lavoro senza scivolare nella superficialità.
Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
