La nostra intervista a Simone Tomassini in occasione del ventennale dal debutto al Festival con “È stato tanto tempo fa”, un anniversario che sarà festeggiato il prossimo 3 marzo al Tartaruga Live di Villa Guardia, in provincia di Como.
In quell’occasione sarà disponibile alla vendita un vinile in edizione limitata (qui il link del preorder) contenente la versione originale rimasterizzata del brano sanremese e la cover de “L’italiano”, rilettura rock del classico di Toto Cutugno.
Abbiamo raggiunto il cantautore comasco per ripercorrere parte della sua carriera e parlare dei suoi nuovissimi progetti in cantiere, tra cui un album di inediti nel cassetto e tanti live all’orizzonte.
Intervista a Simone Tomassini
Partiamo dai vent’anni dal tuo debutto sanremese con “È stato tanto tempo fa”. A dispetto del titolo, come la rivivi dentro di te questa esperienza? Come un qualcosa di vicino nel tempo o di lontano nel tempo?
«In realtà ho sempre pensato di non essere mai sceso da quel palco, nel senso che quel 2004 è stato un anno talmente magico, talmente meraviglioso, per tutto quello che poi ha portato alla mia carriera. Lo ricordo talmente bene che sembra come fosse successo ieri. Alla fine sì, sono passati vent’anni, ma nella mia vita e nella mia testa no».
Passiamo alla cover de “L’Italiano”, un omaggio a Toto Cutugno che ci ha lasciato lo scorso agosto, ma in qualche modo anche un omaggio alle tue origini, a quel bambino che guardava Sanremo e cominciava a strimpellare la chitarra, non è così?
«Esattamente, infatti in copertina ci sono io da bambino, avevo circa l’età di mia figlia. Nell’83, quando uscì quel brano, io avevo nove anni e ascoltavo come tutti le canzoni di quell’epoca. Ricordo ancora Toto a Sanremo con la chitarra in mano, insomma fu una bella botta. Poi ho avuto modo di conoscerlo tempo dopo, ma sin dal primo istante ho assorbito il senso e il suono di quella canzone. Poi c’è da dire che in tutti i miei viaggi che ho fatto all’estero, dove ho avuto la possibilità di suonare, tutti mi hanno sempre chiesto di cantare “L’italiano”.
Siccome già la rifacevo a modo mio, in stile un po’ rock, ho deciso di fare questo omaggio a lui e alla musica italiana, perché per me è una canzone che merita ed è giusto tramandarla e cercare di farla conoscere anche alle nuove generazioni. Per esempio, mia figlia l’ha ascoltata mentre la stavo incidendo, poi, qualche settimana dopo le è capitato di sentirla da qualche parte ed è corsa da me dicendomi: “Papi ma sai che la tua canzone, anche se non è ancora uscita, la cantano in giro?”. All’inizio mi sembrava talmente fuori di testa una frase del genere, ma poi ho capito che per lei non esisteva quella canzone e quindi per me è una piccola mia medaglia da mettere sul petto, il fatto che qualcuno possa scoprire e ascoltare questa canzone con la mia versione».
Ascoltando la tua versione si ha l’impressione che tu abbia voluto portarla nel tuo mondo, ma senza snaturarla. Ci racconti com’è stato mettere mano a un evergreen di questa portata?
«In effetti l’ho fatta un po’ grossa (sorride, ndr), nel senso che è una canzone di quelle intoccabili, no? Ho voluto aggiungerla al mio repertorio tentando di mescolare i generi, aggiungendoci un po’ di cultura punk, con la chitarra in stile Clash, con l’obiettivo di risaltare il testo. Tra l’altro il videoclip è stato girato con questa troupe meravigliosa che sta facendo un docufilm improntato su Fantozzi e questo pezzo sarà una delle colonne sonore portanti del film. Abbiamo voluto rivisitare il famoso cenone di Capodanno del personaggio di Villaggio, perché l’Italia era proprio quella lì. Una canzone figlia del dopoguerra e che racconta anche la ricostruzione della nostra nuova Italia. Così ho cercato di far capire anche alle nuove generazioni, quelle che magari un pochino mi ascoltano, di ricordarci di che pasta siamo fatti».
La cover de “L’italiano” e la versione originale rimasterizzata di “E’ stato tanto tempo fa” saranno presenti in un vinile in edizione limitata che sarà presentato il prossimo 3 marzo, a vent’anni esatti dal tuo primo passaggio sul palco dell’Ariston, al Tartaruga Live di Villa Guardia. E non finisce qui, perché so che poi uscirà anche un disco… per cui ti chiedo cos’altro dobbiamo aspettarci da questo tuo 2024?
«Insieme all’amico e giornalista Simone Zani faremo un excursus in questi miei vent’anni, sarà un concerto-intervista, una specie di “serata con” come quelle che organizzata Radio Italia tanti anni fa. In realtà, io nasco per il pubblico nel 2004, ma avevo fatto tanta gavetta prima, e mi piace l’idea di raccontare interamente il mio percorso. Un modo anche per chiudere un cerchio, dal 3 marzo 2004 al 3 marzo 2024, racconterò e rivivremo tutto insieme. Da lì in poi ci sarà il mio futuro, che prevede un disco anticipato da dei singoli e tanti live ovunque. Non potrò mai rinunciare ai concerti, non smetterò mai di cantare, anzi questa è la riprova che sono più duro del muro!».
Videointervista a Simone Tomassini
Nato a Milano nel 1986, è un giornalista attivo in ambito musicale. Attraverso il suo impegno professionale, tra interviste e recensioni, pone sempre al centro della sua narrazione la passione per la buona musica, per la scrittura e per l’arte di raccontare. È autore del libro “Sanremo il Festival – Dall’Italia del boom al rock dei Måneskin” (edito D’idee), impreziosito dalla prefazione di Amadeus. Insieme a Marco Rettani ha scritto “Canzoni nel cassetto”, pubblicato da Volo Libero e vincitore del Premio letterario Gianni Ravera 2023.
