Intervista a Stefano De Martino, patron del Premio Lunezia, la manifestazione dedicata al valore musical-letterario delle canzoni.
Qui il programma dell’edizione 2026.

Intervista a Stefano De Martino, patron del Premio Lunezia
- Il Premio Lunezia raggiunge quest’anno la 31ª edizione. Qual è il segreto della longevità di una manifestazione così unica nel panorama musicale italiano?
Credo che il segreto sia la coerenza. In oltre trent’anni non abbiamo mai inseguito le mode, ma abbiamo cercato di restare fedeli alla nostra missione: riconoscere il valore artistico della canzone nella sua completezza. Il Premio Lunezia è nato con un’identità precisa e, pur evolvendosi nel tempo, non ha mai rinunciato ai propri principi. Questo ci ha permesso di conquistare la fiducia degli artisti, degli addetti ai lavori e del pubblico.
- Lei ha ideato il Premio Lunezia introducendo il concetto di “valore musical-letterario”. Oggi, dopo oltre trent’anni, pensa che il pubblico e l’industria musicale abbiano finalmente compreso questa filosofia?
Quando iniziammo a parlare di “valore musical-letterario”, molti lo consideravano un concetto difficile da definire. Oggi vedo una sensibilità molto più diffusa. Non credo che sia stato compreso da tutti nella sua interezza, ma sicuramente è entrato nel dibattito culturale. Sempre più persone comprendono che una canzone non è soltanto un testo né soltanto una melodia: è l’equilibrio tra parola e musica a determinarne la forza espressiva.
- Il Premio Lunezia è riuscito negli anni a valorizzare artisti appartenenti ai generi più diversi. Quanto è importante non avere pregiudizi musicali quando si valuta una canzone?
È fondamentale. La qualità non appartiene a un genere musicale. Può trovarsi nella canzone d’autore come nel rap, nel rock, nel pop o nella musica leggera. Il nostro compito non è giudicare uno stile, ma valutare il risultato artistico. L’arte autentica supera qualsiasi etichetta.
- In questa edizione saranno premiati Manuel Agnelli, Vegas Jones, Drupi e Donatella Rettore. Cosa accomuna artisti così differenti dal punto di vista del valore musical-letterario?
Li accomuna la personalità. Ognuno di loro ha costruito un linguaggio riconoscibile e ha saputo utilizzare la canzone come strumento espressivo. Il Premio Lunezia non cerca uniformità, ma autenticità. Quando un artista riesce a far dialogare efficacemente musica e parola, il valore musical-letterario emerge indipendentemente dal genere.
- Il Premio Lunezia Elite sarà assegnato a Mannarino. Quali caratteristiche rendono la sua produzione artistica meritevole di questo riconoscimento?
Mannarino possiede una rara capacità narrativa. Nelle sue opere convivono poesia, impegno civile, tradizione popolare e ricerca musicale. Ha costruito un universo espressivo personale, capace di parlare a pubblici diversi senza perdere profondità. È un autore che ha saputo dare nuova linfa alla canzone italiana.
- Quest’anno il Premio Lunezia sostiene l’Ospedale Gaslini e il progetto di musicoterapia. Come è nata questa collaborazione e quale messaggio volete trasmettere?
È nata dalla convinzione che la musica non sia soltanto spettacolo, ma anche cura, relazione ed emozione condivisa. Sostenere il progetto di musicoterapia del Gaslini significa ricordare che la musica può migliorare la qualità della vita, soprattutto nei momenti più delicati. È un messaggio di responsabilità sociale che sentiamo profondamente nostro.
- Grande attenzione è dedicata anche alle Nuove Proposte. Quanto è importante oggi offrire ai giovani artisti non solo visibilità, ma anche un percorso concreto di crescita?
È indispensabile. La visibilità dura un momento, la formazione costruisce una carriera. Per questo il Premio Lunezia cerca di creare occasioni di confronto con professionisti del settore, produttori, editori e discografici. Crediamo che il talento abbia bisogno di strumenti, non soltanto di riflettori.
- Universal Music Italia e BMG accompagneranno i talenti selezionati. Quanto pesa, oggi, il supporto delle grandi realtà discografiche nella costruzione di una carriera?
Continua ad avere un ruolo importante, purché sia un rapporto fondato sulla crescita artistica e non soltanto sul risultato immediato. Le grandi realtà possono offrire competenze, strutture e opportunità che aiutano un giovane artista a trasformare il proprio talento in un progetto duraturo.
- Negli ultimi anni il modo di ascoltare musica è profondamente cambiato, tra streaming e social network. È diventato più difficile valorizzare il contenuto delle canzoni?
Sicuramente viviamo in un tempo in cui tutto corre più velocemente e l’attenzione si frammenta. Questo rende più complesso valorizzare la profondità di una canzone. Tuttavia credo che il pubblico continui ad avere bisogno di opere che lascino un segno. Le piattaforme cambiano, ma il valore artistico resta.
- Oggi si parla spesso di “hit” e di numeri. C’è il rischio che il valore artistico passi in secondo piano rispetto alle classifiche?
Il rischio esiste, ma non è una novità. Le classifiche raccontano il successo di un momento; la qualità racconta la capacità di un’opera di attraversare il tempo. Sono due parametri diversi. Il Premio Lunezia nasce proprio per ricordare che il valore artistico non coincide necessariamente con quello commerciale.
- Quali sono gli artisti della nuova generazione che, secondo lei, incarnano meglio il concetto di valore musical-letterario?
Fortunatamente ce ne sono diversi. Penso ad artisti che hanno scelto di sviluppare una scrittura personale, come Madame, Ghali, Big Mama, Fedez, Tedua, Vegas Jones e altri autori che dimostrano attenzione sia alla ricerca musicale sia alla qualità della parola. È un panorama vivace che lascia ben sperare.
- Guardando alle ultime edizioni del Festival di Sanremo, ritiene che ci sia stata una crescita nella qualità dei testi delle canzoni in gara?
Sì, credo che negli ultimi anni si sia assistito a una maggiore varietà espressiva. Accanto alle canzoni più immediate sono tornati testi capaci di affrontare temi personali, sociali ed esistenziali con maggiore profondità. Sanremo continua a rappresentare un importante osservatorio della canzone italiana.
- Nel corso della storia del Premio Lunezia c’è un riconoscimento che ricorda con particolare emozione?
Ogni edizione custodisce un ricordo speciale. Più che un singolo premio, porto con me gli incontri con artisti che hanno saputo emozionarsi nel vedere riconosciuto il proprio lavoro da una prospettiva diversa rispetto ai tradizionali premi discografici. Sono questi momenti a dare senso al nostro percorso.
- Qual è stata la sfida più difficile affrontata in questi trentun anni di Premio Lunezia?
Difendere la nostra autonomia culturale. Essere indipendenti significa assumersi la responsabilità delle proprie scelte senza lasciarsi condizionare dalle tendenze del mercato. È stata una sfida continua, ma anche la nostra più grande forza.
- Cosa significa, oggi, difendere la centralità della parola nella canzone italiana?
Significa ricordare che la parola è uno strumento di conoscenza, emozione e memoria collettiva. Difenderne la centralità non vuol dire mettere il testo al di sopra della musica, ma riconoscere il valore del loro dialogo. Una grande canzone nasce proprio da questo equilibrio.
- Il Premio Lunezia continua a rinnovarsi senza perdere la propria identità. Come riuscite a trovare il giusto equilibrio tra tradizione e innovazione?
L’innovazione non consiste nel cambiare per forza, ma nel saper leggere il presente senza dimenticare le proprie radici. Continuiamo ad ascoltare le nuove generazioni, ad aprirci ai linguaggi contemporanei e alle nuove forme di comunicazione, mantenendo però saldo il criterio che ci guida dal 1996: valutare la qualità dell’incontro tra musica e parola. Finché resteremo fedeli a questa idea, il Premio Lunezia continuerà a rinnovarsi senza perdere la propria anima.
Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.