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Intervista ai Litfiba: “Il ritorno di 17 Re? La chiusura di un cerchio artistico iniziato quarant’anni fa”

Litfiba

Intervista ai Litfiba che, in attesa di partire per un lungo tour con cui celebreranno i 40 anni dell’album 17 Re, pubblicato la title track del disco, rimasta inedita per 40 anni.

Qui il link per l’acquisto di una copia dell’album.

A oltre quarant’anni dalla sua genesi, “17 Re” torna a vivere come tassello fondamentale della storia dei Litfiba, arricchendo e completando l’eredità artistica di uno dei capitoli più iconici del rock italiano. Nato come brano escluso dall’album culto degli anni Ottanta, oggi riemerge in una nuova veste sonora, diventando il manifesto di un’epoca e al tempo stesso uno specchio della contemporaneità.

Questo progetto non è soltanto un’operazione celebrativa, ma un atto di coerenza artistica e libertà espressiva che riafferma l’identità della band. Tra memoria e attualità, il ritorno di “17 Re” rappresenta un ponte tra passato e presente, pronto a conquistare il pubblico attraverso un tour che porterà per la prima volta dal vivo l’intera opera.

Un momento unico, che restituisce al pubblico un tassello rimasto sospeso nel tempo e consacra ancora una volta i Litfiba come pionieri della scena rock e new wave italiana.

Qui il calendario del tour e Qui il link per l’acquisto dei biglietti.

Intervista ai Litfiba, “17 Re”

Cosa rappresenta oggi “17 Re” e perché avete deciso di pubblicare dopo 40 anni la title track?

“17 Re” rappresenta la chiusura di un cerchio artistico iniziato quarant’anni fa. All’epoca era tra i brani candidati a entrare nell’album, ma il testo non era ancora sviluppato e la direzione musicale non ci convinceva del tutto. Oggi, invece, abbiamo avuto l’occasione perfetta per completarlo e restituirgli la dignità che merita. Questa nuova versione non solo arricchisce la tracklist, ma ne completa il significato, trasformandosi in un vero manifesto del disco e della nostra storia.

Perché il brano era stato escluso originariamente?

Negli anni Ottanta “17 Re” si collocava nel filone ethno wave, ma non ci soddisfaceva pienamente. L’album era estremamente complesso, con influenze che spaziavano dal punk al rock classico, dalla dark wave all’ethno wave, fino a citazioni di Schoenberg e Stravinsky. Non era facile inserirvi un brano che non fosse all’altezza del progetto. Col tempo, però, è maturata l’idea di trasformarlo in un pezzo rock wave capace di abbracciare l’intero spirito dell’opera.

Quanto era innovativo dal punto di vista sonoro l’album “17 Re”?

Si tratta di un lavoro estremamente sperimentale, caratterizzato dall’uso di strumenti inusuali per il rock. Pensiamo alla fisarmonica di “Tango”, al violino o alla tromba di “Pierrot e la Luna”. Erano scelte stilistiche audaci, ma la nostra filosofia era semplice: se una cosa l’abbiamo creata noi, allora ci appartiene. Oggi questi elementi torneranno anche dal vivo, con strumenti autentici e nuove soluzioni sonore.

Quale sarà la particolarità del tour dedicato a “17 Re”?

Per la prima volta suoneremo l’intero album dal vivo. Sarà un vero e proprio concept tour, in cui il pubblico potrà ascoltare tutte le tracce, comprese quelle mai eseguite in passato. Un evento unico, pensato per celebrare un disco che ha segnato la nostra carriera.

Esiste un filo conduttore tra i temi dell’album e la contemporaneità?

Assolutamente sì. Il progetto racconta le vittime del potere e denuncia i meccanismi di oppressione. Oggi, come allora, esistono oligarchie e tecnocrazie sempre più potenti. Noi, in quanto cittadini e musicisti, sentiamo il dovere di esprimere il nostro punto di vista. “17 Re” parla proprio di questo: della lotta contro ogni forma di dominio.

Quanto è stato importante costruire la tracklist del disco?

All’epoca la selezione dei brani seguiva un filo conduttore tematico. Tuttavia, sentivamo che mancava un vero manifesto, capace di sintetizzare l’essenza dell’opera. Quel manifesto era proprio “17 Re”. La sua assenza è stata per anni un rimpianto, oggi finalmente colmato.

Che ruolo ha “17 Re” nella vostra poetica artistica?

Il disco rappresenta il cuore della trilogia dedicata alle vittime del potere. Questo dimostra la nostra libertà creativa: abbiamo sempre portato avanti le nostre idee senza preoccuparci delle logiche del mercato. “17 Re” è la dimostrazione di quanto crediamo nella forza della musica come strumento di espressione e riflessione.

Qual è l’importanza della formazione live e della presenza di Luca “Mitraglia” Martelli?

Luca Martelli è il batterista più vicino allo spirito del compianto Ringo De Palma. La sua presenza è fondamentale per ricreare l’energia e l’identità sonora dell’epoca, rendendo giustizia a un progetto tanto ambizioso.

Perché l’album è diventato un disco di culto nonostante l’accoglienza iniziale piuttosto tiepida?

È stata una scommessa creativa e istintiva. La forza dei testi, visionari e profondi, ha contribuito a renderlo immortale. Non era comune, all’epoca, realizzare un album doppio e concettuale di tale spessore. Se un’opera possiede qualità, trova sempre il suo pubblico, anche con il passare del tempo.

Quale valore simbolico ha l’anteprima del concerto del Primo Maggio?

Il Concertone del Primo Maggio rappresenta uno spaccato autentico dell’Italia. Non ci avevamo mai suonato con la nostra formazione storica e siamo felici di portare lì “17 Re” e la trilogia delle vittime del potere. Sarà un’occasione speciale per condividere la nostra libertà espressiva con il pubblico.

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