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Intervista ai Perturbazione: “Ogni epoca della vita ha il proprio tempo”

La nostra intervista ai Perturbazione in vista dell’uscita della rilettura live de “La buona novella” di Fabrizio De Andrè, in occasione dei 25 anni dalla sua scomparsa.

A distanza di quattro anni dall’ultimo album di inediti, la band torinese restituisce una nuova vita al popolare concept album (qui il link del preorder) inciso dal vivo nell’ottobre del 2010 al Teatro Civico di Varallo Sesia (VC).

In quell’occasione i Perturbazione si esibirono insieme a Nada, Alessandro Raina del gruppo Amor Fou, il fisarmonicista Dario Mimmo, l’attrice Paola Roman e Don Carlo Maria Scaciga si sono esibiti dal vivo.

Intervista ai Perturbazione

Cosa vi ha spinto a confrontarvi con un’opera che è considerata da molti una pietra miliare della canzone d’autore italiana? 

«È una lunga storia cominciata nel 2010, quando ci siamo ritrovati dentro dentro quelle che sono un po’ le trame della scrittura di Fabrizio D’Andrea di quel disco. Ci chiesero di aggiungere due voci, la prima appartenente a una generazione più giovane e la seconda di una generazione più matura. Ragionammo un po’ e vennero fuori i nomi di Alessandro Raina, che adesso lavora molto come autore, e poi venne fuori l’idea di provare a coinvolgere Nada, perché è un’artista incredibile. Il risultato fu una sola serata, la cui registrazione è stata conservata dal nostro fonico, che circa un anno fa l’ha ripulita e ce l’ha spedita. L’abbiamo riascoltata e ci è piaciuta, Nada e Raina sono rimasti entusiasti dell’idea e così il 22 marzo questo progetto vedrà la luce sia in formato cd che in vinile».

In un’epoca come questa, così frenetica e veloce, per alcuni il concept album è considerato un concetto desueto. Ci stiamo avvicinando all’epoca delle playlist, o forse ci siamo già dentro. Per questo credo sia ancora più importante il valore di questa vostra operazione, per riportare al centro dell’attualità anche un modo di fare musica che sta affievolendo, no?

«Penso che siano corsi e ricorsi, in questo momento la musica è consumata con un click e via. Il mercato sembra un po’ un buffet, dove prendi tu quello che vuoi. A dire il vero, però, leggo ogni tanto che qualcuno ammette di aver realizzato un concert album, questo mi fa piacere perché vuol dire che non si tratta di un concetto così desueto, anche se molti lo collegano al tempo del progressive. Semplicemente se hai tante canzoni che stanno in un ambiente urbano, magari chiuse dentro la tua cameretta, ma quella cameretta si affaccia su un mondo, su una città, magari in questo rapporto vuoi provare a spostare la macchina da presa all’interno di quello spazio quotidiano. È come dire, l’idea che non ha un punto di vista solo, bensì ne puoi avere tanti sullo stessa questione».

Perturbazione La buona novella

De Andrè scrisse “La buona novella” nel ’69, in piena lotta studentesca e la considerava un po’ un’allegoria di quel tempo. Mai come oggi questo è un disco che si adatta tematicamente anche a quello che viviamo, se pensiamo che ci sono guerre in atto, una in particolare che si fonda su antichissimi dissidi religiosi. In un’opera ricca e complessa come questa, trovate più domande o più risposte ai temi che ci circondano?

«Sicuramente domande, perché le domande sono fondamentali. Credo che sia la forza, la bontà di un lavoro come “La buona novella”, soprattutto a livello narrativo. Un’allegoria di quegli anni, che sicuramente parla molto anche al presente, perché è un presente di mistificazioni il nostro, lo vediamo appunto nelle guerre in corso che sono basate fortemente sulla propaganda. Resta quel messaggio lì del Vangelo, è una firma di Gesù Cristo, lui è rivoluzionare nel senso che prova a ribaltare quella visione sempre antitetica, quel bagaglio di cose che poi porta alle grandi religioni monoteiste che si contendono in qualche modo quei territori. ma partirebbero dall’idea di dare conforto allo spirito e non di mettere gli uomini gli uni contro gli altri».

Per concludere, se ho fatto bene i conti voi quest’anno celebrate 36 anni di carriera insieme. Qual è il segreto della vostra convivenza e, di conseguenza della vostra longevità?

«Sai che non saprei, è un po’ come il mistero della fede! Bisogna avere un po’ di fede. Direi che alcuni addii ci sono stati, il nostro primo bassista Stefano a un certo punto è sceso dal furgone e così è successo anche a Gigi e Elena, non tutti hanno voglia di continuare il viaggio. Quando io sono andato in crisi tre anni fa, ne ho parlato con Rossano, con Chris e con Alex, ho detto loro che non avevo nessuna voglia di strumentalizzare questa cosa, fare dichiarazione e annunciare uno scioglimento. Ho chiesto di avere pazienza e di congelare le cose, lasciandole tranquille. Abbiamo scelto l’invisibilità e siamo ancora qui a poterlo raccontare. Diciamo pure che il segreto è il rispetto, avere cura gli uni degli altri. Stiamo cercando di imparare dal tempo il fatto che maturare vuol dire invecchiare, vuol dire essere più stanchi, vuol dire non riuscire probabilmente a fare tutti quei chilometri come una volta. Come dire, ogni epoca della vita ha il proprio tempo».

Videointervista ai Perturbazione

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