Intervista al Maestro Enzo Campagnoli, che al Festival di Sanremo 2026 dirige l’Orchestra per Dargen D’Amico, Elettra Lamborghini e Samurai Jay.
Intervista al Maestro Enzo Campagnoli:
Maestro, è un grande piacere averti qui ai nostri microfoni. È il tuo ventesimo Festival di Sanremo; cosa rappresenta per te questo traguardo così importante?
Questo è il mio ventesimo Festival e devo dire che ogni anno è speciale, ma il venti ha un valore ancora più significativo. È un percorso che continua a emozionarmi e a farmi scoprire sempre cose nuove. Ogni anno Sanremo cambia e si rinnova, ma la musica rimane sempre il cuore pulsante. Per me, è impossibile spegnere la musica a Sanremo, è una continua energia che ti accompagna.
Sanremo è un evento tanto speciale, ma anche tanto impegnativo. Come riesci a gestire tutta la pressione di un palcoscenico così grande, con tutte le aspettative che lo circondano?
Beh, sì, c’è sempre molta pressione, ma a Sanremo è tutto così vivo, così dinamico, che non puoi fare a meno di esserne catturato. Si dorme poco, si lavora tanto, ma è proprio questo il bello: l’adrenalina che ti tiene in movimento. Non c’è tempo per pensare troppo, bisogna lasciarsi trasportare dalla musica e dalla passione. Ogni anno è diverso, ogni anno è una sfida.
Come ti trovi a lavorare con Elettra Lamborghini?
Elettra è un’artista che mi piace molto, la conosciamo tutti per la sua trasparenza, la sua genuinità. È una persona che dice ciò che pensa, e questa è una delle sue grandi qualità. L’ho seguita con attenzione e ho visto che ha un grande potenziale. Poi, parlando di altri giovani, uno che mi ha colpito molto è Samurai Jay, un ragazzo che viene dal Sud, con la sua chitarra sempre in mano, e il suo brano è davvero una hit, lo sentiremo in radio per tutta l’estate. È bello vedere come la musica urban stia prendendo sempre più piede, e come questi giovani artisti riescano a mettere il loro tocco personale nelle canzoni.
Parlando di musica urban, come vedi l’influenza che ha avuto sul panorama musicale italiano e l’uso di nuovi strumenti, come la chitarra, nell’ambito del pop e del rap?
L’influenza della musica urban è sicuramente forte. La chitarra sta diventando uno strumento che si utilizza in modi diversi, come complemento, non solo come strumento tradizionale, ma come un vero e proprio “effetto”. È interessante vedere come i giovani artisti riescano a utilizzare la chitarra con approcci diversi. Poi, certo, il nostro paese è storicamente legato alla musica classica, al bel canto, al melodramma, e tutto questo, seppur con l’integrazione dei nuovi generi, resta nel nostro DNA.
Sanremo è la capitale del “bel canto” e dell’arte vocale, come vedi l’evoluzione del Festival e l’importanza di un buon canto oggi?
Sanremo è un po’ la patria del “bel canto”. In Italia, la tradizione vocale è qualcosa di fondamentale, ed è ciò che ci distingue. Noi siamo un popolo che ha una grande tradizione melodica, e il Festival è sempre stato il punto di riferimento per tanti cantanti. Negli ultimi anni c’è stata una grande evoluzione, è vero, ma il “bel canto” rimane un valore che si rispetta. Noi abbiamo avuto dei cantanti leggendari, da Pavarotti a molti altri, che hanno reso l’Italia famosa in tutto il mondo per la sua arte vocale. È una tradizione che non morirà mai, anche se ci sono nuovi linguaggi musicali.
Oggi, la musica è anche un mix di generi e influenze, ma il rispetto per il canto e per la tecnica vocale rimane. Cosa pensi della qualità dei cantanti che oggi calcano il palco di Sanremo?
La qualità vocale a Sanremo è fondamentale. Non solo per i cantanti classici, ma anche per quelli che provengono da generi più moderni. Un cantante deve saper stare sul palco, deve essere intonato, deve essere capace di emozionare. Poi, ovviamente, ogni artista porta qualcosa di suo, ma la tecnica è la base di tutto. Non è facile riuscire a cantare in modo impeccabile, ma a Sanremo è sempre stata una delle priorità. È bello vedere che anche nei nuovi generi si continua a dare valore a questo aspetto.
Parlando di giovani artisti e di nuove voci, ti chiedo: qual è il tuo punto di vista sul futuro della musica italiana? Cosa ti aspetti per le prossime edizioni del Festival e per la musica in generale?
Il futuro della musica italiana è sicuramente luminoso. Ci sono tanti giovani che stanno portando avanti la tradizione, ma con il loro tocco personale. E questo è ciò che ci vuole, per fare in modo che la musica italiana resti viva e sempre fresca. Il Festival di Sanremo è e sarà sempre una grande vetrina per questi talenti. Mi aspetto che Sanremo continui a evolversi, ma che non dimentichi mai le sue radici, quelle che ci hanno fatto diventare la “culla del bel canto”.
Hai un messaggio per chi ama la musica italiana e il Festival?
Continuate a seguire la musica, perché è una delle poche cose che ci può unire davvero. E, per quanto riguarda il Festival, mi auguro che tutti possano godersi ogni singola esibizione e ogni emozione che questo evento porta con sé. Un abbraccio a tutti!
Intervista di Emmanuel Santoro – Rv Radio

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