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Intervista alle Fourteen, che si raccontano; da One More Kiss a Bulletproof, il K-pop, il cyberbullismo, il rapporto con i fan e la nuova serie TV.

Dalla passione per il K-pop alla voglia di parlare ai giovani della propria generazione, le Fourteen sono pronte a farsi conoscere attraverso un progetto che unisce musica, danza, televisione e mondo digitale. Viola, Deegee, Cahaya e Sofy sono le protagoniste della prima girl band K-pop italiana, nata dopo una selezione che ha coinvolto circa 5.000 candidate e guidata artisticamente da Paolo Meneguzzi.

L’obiettivo è portare anche in Italia un linguaggio musicale e visivo che negli ultimi anni ha conquistato un pubblico internazionale, superando i confini della Corea del Sud.

Dopo il singolo d’esordio One More Kiss, il gruppo presenta Bulletproof, un brano che affianca sonorità K-pop e urban a un messaggio importante contro il cyberbullismo. Un tema particolarmente vicino a quattro artiste giovanissime, che si preparano ad affrontare un percorso sempre più esposto, tra palcoscenici, social network e nuovi impegni televisivi. Nell’intervista a iMusicFun, le Fourteen raccontano le emozioni dei primi passi insieme, le influenze musicali, il rapporto con gli idol e i fan, il lavoro necessario per esibirsi dal vivo e l’attesa per la loro prima serie TV. Con entusiasmo e consapevolezza, parlano anche della responsabilità di usare la musica per trasmettere un messaggio positivo ai coetanei: non lasciarsi frenare dai giudizi e trovare la forza di coltivare le proprie passioni.

Intervista alle Fourteen

Benvenute su iMusicFun! Che cosa significa per voi essere qui oggi, in una giornata promozionale dedicata al vostro progetto e alla vostra musica?

È una giornata davvero speciale per tutte noi, anche perché abbiamo avuto l’opportunità di esibirci per la prima volta dal vivo. È stata un’esperienza ricca di emozioni, che ci ha permesso di iniziare a confrontarci concretamente con il pubblico e di capire ancora di più quanto sia importante questo percorso. Siamo molto emozionate e felici di essere qui: stiamo vivendo tante esperienze nuove, tutte da scoprire, e ogni occasione rappresenta un passo avanti per il gruppo.

Fourteen non è soltanto il vostro nome, ma richiama anche l’età media che vi accomuna. Che cosa rappresenta per voi questo nome e quanto racconta la vostra identità, dentro e fuori dal palco?

Per noi Fourteen rappresenta molto più di un semplice nome. Racchiude la nostra età, naturalmente, ma anche il significato di un progetto più grande, del quale facciamo parte noi quattro insieme a tutto il team che ci accompagna. È un’identità condivisa, che comprende le nostre personalità, le nostre passioni e il lavoro che stiamo facendo per crescere come gruppo. Sentiamo che questo nome ci rappresenta perché siamo all’inizio di un percorso in cui possiamo imparare, sperimentare e costruire qualcosa insieme. E non racconta soltanto quello che siamo quando saliamo sul palco, ma anche il legame che si sta creando tra noi nella vita di tutti i giorni.

Siete state selezionate tra oltre 5.000 candidate. Come avete vissuto i provini? C’è stato un momento in cui avete cominciato a credere davvero che questa avventura potesse diventare realtà?

Durante il casting ci sono stati sicuramente momenti in cui abbiamo iniziato a sperare più concretamente di poter essere scelte. Abbiamo percepito che il traguardo si stava avvicinando, ma fino all’ultimo è rimasto il dubbio: non sapevamo se saremmo entrate a far parte del progetto oppure no. È stato un percorso emozionante, ma anche pieno di attesa e incertezza. Non ci siamo arrese e abbiamo cercato di dare il massimo in ogni fase delle selezioni. Essere qui oggi, dopo aver superato un percorso che ha coinvolto migliaia di ragazze, è una soddisfazione enorme. Guardandoci indietro, ci rendiamo conto di quanto sia stato importante credere nelle nostre possibilità e continuare a impegnarci anche senza avere la certezza del risultato.

Il vostro singolo d’esordio, One More Kiss, ha rappresentato il primo passo concreto del progetto Fourteen. Qual è stata la vostra reazione quando avete ascoltato la canzone per la prima volta?

È stata un’emozione incredibile! Una di noi ha raccontato di aver avuto quasi voglia di buttarsi giù dal divano appena ha sentito il brano, tanta era l’entusiasmo. Ascoltare per la prima volta una canzone che avremmo cantato noi, come gruppo, è stato bellissimo: all’improvviso il progetto ha iniziato ad assumere una forma ancora più concreta. La cosa divertente è che il pezzo ci è rimasto subito in testa. Dopo il primo ascolto continuavamo a cantarlo, e questo ci ha fatto capire quanto fossimo coinvolte. One More Kiss è stato un momento importante perché ci ha permesso di iniziare a condividere con il pubblico la nostra identità musicale e di vedere realizzato qualcosa su cui avevamo lavorato a lungo.

Con Bulletproof affrontate un tema particolarmente delicato come il cyberbullismo. Che cosa significa per voi essere portatrici di un messaggio così importante, soprattutto considerando che vi rivolgete a un pubblico molto giovane?

È sicuramente una grande responsabilità, perché il cyberbullismo è un tema complesso e non deve essere affrontato con superficialità. Proprio per questo vogliamo parlare direttamente ai ragazzi e alle ragazze della nostra età, facendo capire loro che non sono mai soli e che il bullismo è qualcosa contro cui bisogna lottare. Vorremmo che chi ascolta Bulletproof riuscisse a sentirsi compreso e trovasse la forza di non lasciarsi abbattere dalle parole degli altri.

Un altro aspetto per noi fondamentale riguarda il giudizio sulle passioni personali. A volte si ha paura di mostrare ciò che si ama fare perché si teme di essere presi in giro o criticati. Noi vorremmo trasmettere il messaggio opposto: se si ha una passione, bisogna portarla avanti, senza permettere agli altri di decidere quanto valga. Nessuno dovrebbe rinunciare a qualcosa che lo rende felice soltanto per paura del giudizio altrui. Attraverso la musica speriamo di contribuire a diffondere questa consapevolezza e a far sentire meno sole le persone che stanno attraversando momenti difficili.

Il messaggio di Bulletproof è particolarmente significativo anche in vista della vostra crescente esposizione mediatica. Come vi state preparando a gestire i commenti sui social network, compresi quelli negativi?

Cerchiamo innanzitutto di concentrarci su quello che stiamo facendo e sulla felicità che ci dà questo lavoro. Siamo contente del progetto, ci piace quello che stiamo costruendo e siamo consapevoli dell’impegno che mettiamo ogni giorno per migliorare. Questo ci aiuta a dare il giusto peso alle opinioni degli altri.

Sappiamo che, aumentando l’esposizione pubblica, arriveranno inevitabilmente commenti e giudizi di ogni tipo. Non possiamo controllare quello che le persone scrivono, ma possiamo scegliere quanto spazio concedere a quelle parole. Per questo cerchiamo di non farci condizionare troppo dalla negatività che può arrivare dai social e di continuare a lavorare con entusiasmo. È importante ricordare che un commento non definisce il valore di una persona e che nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a cambiare ciò che è soltanto per piacere a tutti.

Dal punto di vista musicale, Bulletproof unisce alcune sonorità del K-pop a elementi urban, con un ritornello molto incisivo. Come descrivereste il sound che state costruendo con il progetto Fourteen?

Pensiamo che Bulletproof sia un brano molto potente, capace di lasciare il segno anche grazie al messaggio che porta con sé. Vogliamo che la musica abbia energia e carattere, ma anche che riesca a comunicare qualcosa di significativo a chi la ascolta. Per noi è importante che questi due aspetti convivano: da una parte il ritmo, le sonorità e un ritornello che rimanga in testa; dall’altra, un contenuto che possa arrivare alle persone e farle riflettere.

Il progetto Fourteen nasce dalla voglia di esplorare un linguaggio musicale contemporaneo, nel quale il canto si unisce alla danza e a una forte componente visiva. Il K-pop rappresenta una delle nostre principali ispirazioni, ma vogliamo anche trovare una nostra identità e capire come esprimere al meglio la personalità di tutte e quattro. Speriamo che Bulletproof piaccia ai nostri fan e che il suo messaggio riesca a raggiungere tante persone.

Il K-pop è una delle vostre principali influenze, ma ognuna di voi ha un rapporto diverso con questo universo musicale. Quali artisti e gruppi vi hanno fatto innamorare del genere?

Non tutte abbiamo iniziato ad ascoltare K-pop nello stesso momento. Una di noi si è avvicinata a questo mondo relativamente da poco, circa un anno o un anno e mezzo fa, e sta ancora scoprendo quali sonorità e quali gruppi preferisce. In questo percorso è stata influenzata anche dalle altre componenti, in particolare dalla passione per gli Stray Kids, un gruppo che colpisce per la grinta, l’energia e la presenza sul palco.

Per altre di noi, invece, il K-pop è una passione che dura da molti anni. C’è chi ha iniziato ad ascoltarlo circa otto anni fa, avvicinandosi inizialmente a gruppi come Twice e Blackpink, per poi ampliare i propri interessi e scoprire altre realtà, tra cui i Cortis e le Aespa. Sono percorsi diversi, ma condividiamo la curiosità verso un panorama musicale molto ampio, nel quale è possibile trovare stili, sonorità e personalità artistiche differenti.

Anche questo scambio è una parte bella della nostra esperienza insieme: possiamo consigliarci canzoni, far conoscere alle altre i nostri gruppi preferiti e continuare a scoprire nuovi artisti. Le nostre influenze non sono identiche e proprio questa varietà può diventare una risorsa per la musica che faremo.

Quando si parla di K-pop vengono subito in mente fenomeni internazionali come BTS e Blackpink, ma il genere comprende un universo molto più ampio. Quali aspetti vi affascinano maggiormente: la musica, le coreografie, i videoclip, gli abiti o il rapporto tra gli idol e i fan?

Uno degli aspetti che ci colpisce maggiormente è proprio il rapporto tra gli idol e i loro fan. Ci piace l’idea che non si tratti necessariamente di una relazione basata sulla distanza o su una gerarchia, ma di un legame nel quale le persone possano sentirsi vicine ai propri artisti preferiti. Gli idol sono persone come tutte le altre e pensiamo sia importante ricordarlo, anche quando vengono percepiti come figure irraggiungibili.

Ci affascina anche il fatto che il K-pop riesca a riunire tante discipline differenti. Non c’è soltanto il canto: ci sono la danza, le coreografie, l’interpretazione, l’estetica, i videoclip e il modo in cui ogni elemento contribuisce a creare uno spettacolo completo. Vedere un gruppo esibirsi sul palco, cantando e ballando con energia e precisione, è qualcosa che troviamo davvero emozionante.

È questa combinazione a rendere il genere così coinvolgente per noi. Il K-pop offre molti modi diversi di entrare in contatto con il pubblico e permette agli artisti di raccontarsi attraverso più linguaggi. Sono elementi dai quali possiamo imparare molto mentre costruiamo la nostra identità come Fourteen.

A breve sarete protagoniste anche a Lucca Comics & Games, un appuntamento importante per incontrare il pubblico e presentare il vostro progetto. Come vi state preparando a questa esperienza?

Ci stiamo preparando con tantissime prove. Stiamo lavorando soprattutto sulla capacità di cantare dal vivo mentre balliamo, perché è una delle sfide più impegnative per chi vuole proporre uno spettacolo che unisca queste due dimensioni. Non basta conoscere la canzone o imparare una coreografia: bisogna riuscire a coordinare tutto, mantenendo la voce e l’energia necessarie per coinvolgere il pubblico.

Ci stiamo esercitando molto proprio per arrivare all’appuntamento il più preparate possibile. Allo stesso tempo, stiamo cercando di imparare a gestire l’ansia. Anche durante le interviste siamo emozionate, quindi sappiamo che trovarci davanti a tante persone sarà un’esperienza intensa. Ma è proprio questo che rende tutto così bello: abbiamo l’opportunità di metterci alla prova, superare le nostre paure e capire come affrontare un palco sempre più importante.

Vogliamo divertirci, dare il massimo e far conoscere alle persone quello che sappiamo fare. Ogni occasione dal vivo rappresenta un’esperienza preziosa per crescere, sia come artiste sia come gruppo.

Il vostro progetto non si limita alla musica, ma comprende anche una serie televisiva che unisce intrattenimento e racconto. Come vi state preparando a questo nuovo capitolo e che cosa potete anticiparci dell’esperienza sul set?

Abbiamo già girato la prima stagione della serie, trascorrendo circa un mese e mezzo impegnate nelle riprese. È stata un’esperienza particolare perché abbiamo condiviso tantissimo tempo insieme, seguendo le giornate sul set e imparando a vivere anche questa dimensione del progetto. Ci siamo divertite molto e abbiamo avuto modo di conoscerci ancora meglio, affrontando un’esperienza diversa rispetto a quella musicale.

È stato bello scoprire come funziona il lavoro televisivo, con i suoi ritmi, le riprese e tutto ciò che succede dietro le quinte. Naturalmente, siamo molto curiose di vedere il risultato finale: abbiamo vissuto ogni giornata dall’interno e adesso non vediamo l’ora di scoprire come tutto questo prenderà forma sullo schermo.

Speriamo davvero che la serie piaccia al pubblico e che gli spettatori possano divertirsi quanto ci siamo divertite noi durante le riprese. Per noi rappresenta una nuova opportunità per far conoscere le Fourteen anche attraverso un linguaggio diverso dalla musica, mostrando altri aspetti del nostro percorso e della nostra personalità.

Le FOURTEEN saranno protagoniste di una serie originale destinata a V/BE, il nuovo canale RAI Kids rivolto al pubblico teen, previsto nel 2027. 

Il 31 ottobre le FOURTEEN saranno inoltre tra le protagoniste di Lucca Comics & Games, dove si esibiranno sul Palco Centrale alle ore 15.30 e incontreranno per la prima volta i fan.. Un’occasione per presentarsi dal vivo al pubblico e dare inizio a un dialogo diretto con la community che accompagna il progetto.

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