5 anni; tanta è stata l’attesa per i fan di Biagio Antonacci per poter avere tra le mani il nuovo disco di inediti del cantautore, che torna con L’Inizio, sedicesimo disco di studio.
Questa la tracklist completa del disco.
- 01. L’inizio
- 02. Delivery
- 03. A cena con gli dei
- 04. È capitato
- 05. Anita
- 06. Lasciati pensare
- 07. Tridimensionale (featuring Benny Benassi)
- 08. Dimmi di lei
- 09. Telenovela
- 10. Sognami (featuring Tananai e Don Joe)
- 11. Bastasse vivere
- 12. Non diamoci del tu
- 13. Seria
- 14. Non voglio svegliarti
- 15. Evoco
Intervista a Biagio Antonacci, “L’Inizio”
Quali pensieri hanno animato questo lungo periodo che ha portato alla composizione del disco?
I pensieri sono sempre quelli che animano le mie giornate, ovvero la differenza tra vivere oggi e vivere domani, il tempo che passa e che a volte non è usato nella maniera corretta, ma anche la consapevolezza di fare finalmente quello che ti senti di fare. Penso spesso alla conquista della libertà artistica. Gli anni servono anche per questo e il tempo serve per darti delle capacità e per rendere ancora più personale tutto ciò che fai.
“L’inizio”, il pezzo che apre il disco e che da il titolo all’album, parla proprio delle consapevolezze, ma rappresenta anche una vera e propria presa di coscienza. Ti sei messo completamente a servizio di testo e musica, in un brano che Giorgio Poi ha scritto su misura per te.
Sì, Giorgio ha scritto “L’inizio” e l’ho lasciato completamente fare. Gli ho detto ‘scrivimi una canzone e io non voglio fare niente’, così come era successo in passato con Battiato e con Paolo Conte. Un cantautore quando scrive per un cantautore ha il diritto di farlo senza che il cantautore che canterà la canzone intervenga. Quindi è bello come lui ha interpretato la mia parte emotiva.
Ascoltando il disco, ho trovato delle analogie con il tuo disco del 2001 quello che riportava la tua data di nascita. Similitudini testuali e a livello di atteggiamento.
Mi stai facendo un grande complimento perché quel disco, 9 novembre, lo amo pazzamente ed è uno dei pochi dischi che mi riascolto quando cerco di capire chi sono stato. Quindi se questo album te lo ricorda vuol dire che mi sto chiedendo ancora adesso chi sono.
Secondo me sono numerose le analogie, anche, per esempio, nella celebrazione delle figure femminili. In quel disco c’era Angela, in questo c’è Anita.
Angela era la follia, Anita è la conquista, la conquistatrice, la donna, la madre, la moglie. Anita Garibaldi, che ha una storia alle spalle meravigliosa, che muore per lasciare la libertà al suo uomo Garibaldi che deve continuare a combattere e quando lei capisce che sta morendo lo lascia andare. Preferisce morire sola che rovinare un sogno.
In Delivery tratti anche il tema della contraddizione, come in quell’album con Che Differenza c’è.
Delivery è un sogno, l’unica canzone che ho scritto durante il Covid. Mi vedevo come un grande pesce in un acquario piccolo che aveva voglia di uscire da questo spazio ristretto. Ho capito che puoi uscirne solo quando hai coraggio. Infatti il Covid ha creato anche delle grandi ripartenze. Ha creato dei danni incredibili all’umanità, ma ha creato anche la possibilità di conoscerci. Sto notando che l’uomo sta cominciando a ritornare a fare gli errori che faceva prima del Covid, quindi non so quanto sia servito, però sicuramente ha scritto una parte di vita importante.
Quel brano si può definire anche come una riflessione generazionale. Una nuova generazione che citi nel brano Non diamoci del tu.
Non diamoci del tu è una canzone che dice ‘Attenzione, non diamo subito la confidenza, non portiamoci chiunque nelle nostre case.’ Siamo già abituati con i social a entrare ovunque, ma attenzione perché ci vuole un filtro. Perché prima di darci del tu dobbiamo capire come è il nostro lavoro e con chi abbiamo che fare.
Questo disco rappresenta anche un bell’incontro generazionale. Oltre a Giorgio Poi ci sono tuo figlio Paolo, Edwyn Roberts, Davide Simonetta. Quale pensi che sia oggi il valore aggiunto di un incontro generazionale a livello di scrittura?
Beh, l’energia dei giovani è stupenda ed è anche molto prepotente. Quando lavoro con i giovani devo gestire la loro potenza e mi sento un po’ un allenatore, un mister, un coach in questa squadra di gambe e di teste che viaggiano velocissime. Però è bello perché l’esperienza ti porta a riassumere il meglio e quando lavori con gli altri devi veramente essere l’allenatore.
Durante la lavorazione del disco, immagino che tu ti sei anche interrogato sul ruolo del cantautore oggi.
Sì, ho capito che il ruolo del cantautore oggi non è più un ruolo, ma è un lavoro continuo. E’ una missione per comunicare qualcosa. Il cantautore prima era molto più circondato da delle pesantezze. La parola cantautore suonava anche male. Oggi il cantautore ha anche una leggerezza che segue il passo dei tempi, soprattutto in un momento di oscurantismo sociale come quello che viviamo oggi. Probabilmente certi canali devono essere percorsi con un po’ più di velocità e di leggerezza.
Tra i vari brani, uno di quelli che mi ha colpito maggiormente è E’ Capitato, proprio per il tipo di sonorità che hai scelto. In questo caso ti muovi su un tappeto sonoro tipico degli anni ’80, con il sax e con una ritmica tipica di quel periodo.
E’ un pezzo che secondo me funziona a prescindere. In questo caso devo ringraziare Michele Canova perché è stato lui a produrre questo brano. Io gli ho portato un provino pianoforte e voce e lui e Placido Salamone, che è il coproduttore di questo album, sono stati bravi perché hanno capito quel viaggio. Mi hanno trasportato di 30 anni indietro e quindi sono tornato ad essere un po’ Luca Carboni, un po’ Lucio Dalla, un po’ gli Stadio, un po’ Ron. Tutto quel mondo che io ho seguito per tantissimi anni. La scuola bolognese. Questo brano mi porta in quel momento. Con la musica riesci a spostarti dal presente e puoi tornare indietro solo con delle sonorità.
Credo che il valore aggiunto di questo disco sia legato anche alla tua capacità di spaziare da un genere musicale all’altro.
Sì, perché questo disco è la somma di un viaggio che ho fatto attraverso 16 album. Ma questo è anche l’inizio. La partenza, che non è mai ripartenza. Noi iniziamo tutti i giorni, tu inizi tutti i giorni quando vivi. Inizi anche quando inizi un nuovo giorno e ami in maniera diversa. È un inizio continuo la vita, è un circolo. Noi siamo occidentali, ma gli orientali hanno questa bellissima idea di un percorso che non finisce mai. Noi siamo troppo legati a determinati punti di vista storici, ma dovremmo imparare ad essere un pochino più indipendenti. L’indipendenza porta alla rivoluzione. È quello che manca oggi all’uomo.
Nel disco c’è proprio anche questa idea di circolarità proprio con Evoco, che è il pezzo che chiude il disco.
Evoco è una canzone che ha molto parla di un incontro con una presenza che mi scappa. E’ una canzone in cui vedo mio padre. Mi ricordo che non ho mai avuto il coraggio di dirgli ti voglio bene. Questo è uno dei punti che mi fa pensare che nella vita bisogna vivere il presente e dimenticarsi che esiste un futuro.
Come mai hai scelto come singolo A cena con gli dei?
Mi piace il giro di pianoforte (molto Coldplay) che, messo in loop, potrebbe essere l’inizio del tour. Poi mi piaceva l’idea di pensare alla solitudine dentro una casa e capire quanto siamo impotenti nei confronti di tutto quello che succede oggi, davanti a questa devastazione umanitaria che stiamo assistendo. Il nostro corpo è bloccato, ma la nostra mente soffre e piange. Biagio Antonacci L’Inizio
Videointervista a Biagio Antonacci
Foto di Paola Cardinale Biagio Antonacci L’Inizio

Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia” e nel 2205 “Ride bene chi ride ultimo”
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