Irene Grandi 2026 live 2 - ph Luca Brunetti

Irene Grandi parla del significato del successo, della crisi della discografia, del nuovo album Oro e rosa e del rapporto con la musica di oggi: “Conta la libertà di esprimersi, non gli streaming”.

A oltre trent’anni dal debutto, Irene Grandi continua a guardare avanti. L’artista toscana, tornata con il nuovo album Oro e rosa, ha raccontato in un’intervista a Today il suo modo di vivere oggi la musica, parlando di libertà creativa, della trasformazione del mercato discografico e del vero significato del successo.

Per Irene Grandi la consapevolezza più importante maturata negli anni è quella di sentirsi finalmente libera. «La libertà e la capacità di potermi raccontare a tutto tondo», spiega. Un percorso che trova piena espressione in Oro e rosa, un disco che attraversa sonorità soul e blues, generi che sente profondamente suoi.

La cantante ammette di aver lasciato alle spalle anche l’ossessione per i numeri: «Il successo, è chiaro, in parte si è perso. Ma cos’è il successo oggi? Credo sia la libertà di esprimersi senza condizionamenti, con un pubblico affezionato che continua a seguirti».

“Gli streaming raccontano solo una parte della realtà”

Secondo Irene Grandi, il successo non può più essere misurato esclusivamente attraverso like, visualizzazioni o piattaforme digitali.

«Gli streaming raccontano solo una parte della realtà», afferma. «Resistono i concerti: è lì che si vede davvero se un artista arriva al pubblico».

Una riflessione che nasce anche dall’uscita di Oro e rosa, pubblicato dopo sei anni di lavoro. Un tempo lungo, quasi controcorrente rispetto all’attuale mercato musicale, dominato dalla velocità dei social e da contenuti consumati in pochi secondi.

La critica alla discografia: “Paghe misere e sfruttamento”

Diventata oggi un’artista indipendente con la propria etichetta discografica, Cose da Grandi, Irene Grandi non nasconde la sua delusione verso l’industria musicale.

«Prima c’era più visione», racconta. «Si investiva davvero sugli artisti e sui videoclip, che erano piccole opere d’arte. Oggi dura tutto pochissimo, le paghe sono misere ed è sfruttamento».

Pur riconoscendo le difficoltà dell’autoproduzione, sottolinea come l’indipendenza le abbia restituito una soddisfazione artistica impossibile da trovare altrove.

Il pop di oggi e il giudizio sulle nuove generazioni

Pur osservando con spirito critico l’attuale panorama musicale, Irene Grandi evita di puntare il dito contro i giovani artisti.

«Non voglio fare quella che spara a zero sui ragazzi», precisa. «Achille Lauro mi piace parecchio».

Secondo la cantante, però, oggi manca quella spinta verso l’innovazione che caratterizzava gli anni Novanta: «Eravamo curiosi, guardavamo al rock inglese, agli U2, all’elettronica. Oggi spesso ci si limita al compitino».

Da Jovanotti a Vasco Rossi: gli incontri che hanno segnato la carriera

Ripensando alla propria carriera, Irene Grandi ricorda con emozione gli artisti che hanno creduto in lei fin dagli esordi.

«Il primo fu Jovanotti, che dopo Sanremo Giovani mi mandò un mazzo di fiori chiedendomi di lavorare insieme». Poi sono arrivati Pino Daniele, con cui definisce la collaborazione «pura gioia», e Vasco Rossi, un incontro che considera «un onore».

Tra i brani simbolo della sua carriera resta In vacanza da una vita, il successo del 1995 che, come racconta lei stessa, «ha aiutato le persone a capire chi fossi».

Sanremo? Solo con la canzone giusta

Infine, uno sguardo al Festival di Sanremo. Irene Grandi non esclude un ritorno sul palco dell’Ariston, ma pone una condizione precisa.

«Mi servirebbe una canzone davvero importante. Non andrei solo per far parlare di me o perché bisogna essere in hype».

Una posizione coerente con la filosofia che oggi guida il suo percorso: mettere la musica al centro, senza inseguire classifiche o tendenze, ma continuando a costruire un rapporto autentico con il proprio pubblico.

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