Guido Harari è un fotografo e critico musicale, nato nel 1952; in un’intervista ha ripercorso la sua carriera parlando anche dei Maneskin.
“Quando mezzo secolo fa mostrai le mie prime foto a Lanfranco Colombo della galleria Il Diaframma, a Milano, lui mi disse: “Vai avanti, cresci, magari un giorno potrai esporre i tuoi lavori a Palazzo dei Diamanti”. E ora eccomi qua, a ribadire l’importanza della fotografia come gesto artistico.”
Queste le parole di Harari in un’intervista a MowMag.
“Agli inizi, penso all’alba degli anni ’70, la cosa più semplice era andare a fare le foto ai concerti. Dopo i primi tour ho capito che però, con gli artisti, avrei desiderato avere un contatto più ravvicinato, esclusivo. Da quel momento li ho cercati anche giù dal palco, lontani dalla folla adorante. Prima raccontavo la tournée, il backstage. Poi mi sono dedicato ai soggetti.”
Guido Harari, poi, parla anche dei Maneskin.
“Ho visto i Maneskin dal vivo. Mi è piaciuta la loro potenza. La loro “intenzione”. Ma sono ancora molto giovani, devono maturare. Hanno una bella immagine, ma devono trovare una chiave che li affranchi dal mainstream e permetta loro di diventare un’autentica novità. Si badi, questa non è una critica. I Sex Pistols, per dire, non mi hanno mai appassionato, ma ciò che facevano mi interessava parecchio.”

Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia” e nel 2205 “Ride bene chi ride ultimo”
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