Mara Maionchi racconta la sua carriera nella musica, il talento di Mango e il successo, tra lavoro, incontri e passione.
Mara Maionchi ripercorre una vita nella musica senza rinunciare alla sua consueta schiettezza. Una carriera iniziata quasi per caso nel 1967, dopo un annuncio sul “Corriere della Sera”, e costruita negli anni attraverso incontri, intuizioni, lavoro e soprattutto una grande passione per gli artisti. «Ho avuto fortuna», ammette la discografica e opinionista televisiva, indicando proprio nella fortuna e nel destino una parte importante del suo percorso.
«Ci sono arrivata attraverso un annuncio sul Corriere della Sera: cercavano una segretaria per un ufficio stampa, mi sono presentata e mi hanno assunta», racconta a tio.ch. Da quel primo incarico è arrivato il passaggio all’ufficio stampa e, successivamente, alla parte artistica della discografia: «È la cosa più divertente».
Per Maionchi, però, il successo non può mai essere spiegato soltanto con la fortuna. «Io ho lavorato tanto: sono nella musica dal 1967 e lavoravo già prima». E proprio il lavoro è uno dei concetti che torna più spesso nelle sue parole, soprattutto quando parla dei giovani artisti.
«Tutti gli artisti che ho visto avere successo sono stati grandi lavoratori e hanno lavorato tanto su se stessi», sottolinea. Cantare, diventare un interprete o costruire una carriera musicale non è, secondo Maionchi, più semplice di qualsiasi altra professione: «Se uno canta perché gli piace e pensa di farne un mestiere, deve affrontarlo con dedizione come tutti gli altri mestieri».
Mara Maionchi e Ornella Vanoni: «Bisogna costruire una propria linea»
Tra i nomi fondamentali della sua carriera c’è Ornella Vanoni, un’artista che Maionchi considera difficilmente replicabile. Alla domanda su una possibile erede, risponde senza cercare paragoni facili: «Ornella ha avuto successo in un’epoca diversa».
Il punto, oggi come allora, è costruire un’identità riconoscibile. «Artisticamente devi costruire una linea: scegliere i pezzi, curare il modo di vestire e di essere». Ma senza trasformarsi in una copia di qualcun altro: «Devi far crescere te stesso».
Anche in questo caso torna il tema del lavoro. «Ornella era una che lavorava molto», ricorda Maionchi, prima di allargare il discorso al rapporto che ogni artista dovrebbe avere con la musica: «Chi fa questo mestiere deve stare sulla musica, ascoltare e capire quello che succede nel mondo».
Mango, il cantante più bravo secondo Mara Maionchi
Tra le dichiarazioni più nette dell’intervista c’è quella dedicata a Mango. Maionchi non ha dubbi quando deve indicare il cantante che più l’ha impressionata dal punto di vista vocale.
«Mango era bravissimo, il più bravo cantante che avessi mai sentito per capacità di canto: aveva un’intonazione fantastica».
Un giudizio particolarmente significativo, considerando la quantità di artisti incontrati durante una carriera lunga quasi sessant’anni. Maionchi ricorda poi anche le qualità di altri due grandi nomi con cui ha lavorato: «Gianna aveva una grande capacità comunicativa, con questa figura di donna un po’ rivoluzionaria. Tiziano Ferro cantava benissimo, scriveva belle canzoni ed era un artista serio».
Il talento, tuttavia, non è mai sufficiente da solo. «Servono tante cose e certamente anche la fortuna», spiega. Ma quando un artista possiede qualcosa di speciale, Maionchi sostiene di averlo percepito immediatamente: «Quelli che mi sono piaciuti, però, mi sono piaciuti subito. Ho capito che c’era qualcosa che si poteva far crescere».
Giorgia e Battiato tra gli artisti mai seguiti
Non tutti gli artisti che hanno attirato la sua attenzione hanno avuto l’occasione di diventare suoi collaboratori. È il caso, per esempio, di Giorgia: «Quando l’ho sentita, mi è sembrata bravissima e mi sarebbe piaciuto lavorare con lei».
Maionchi cita anche Franco Battiato tra gli artisti che ha apprezzato pur senza aver lavorato direttamente con loro: «Ci sono anche tanti artisti con cui non ho lavorato e che mi sono piaciuti moltissimo, come Battiato».
Nessun rimpianto, però. «Non potevo incontrare tutti quelli che avrebbero avuto successo», osserva. «Ognuno segue la propria strada e ha il proprio destino. Non ho invidia».
«Sono molto curiosa di ascoltare i ragazzi nuovi»
Nonostante gli anni trascorsi nella discografia e in televisione, Maionchi non sembra aver perso la curiosità verso le nuove generazioni. «Niente» è la sua risposta quando le viene chiesto cosa la annoi della musica di oggi. Anzi: «Sono molto curiosa di ascoltare i ragazzi nuovi e trovare cose interessanti».
Il mondo musicale è cambiato profondamente, ma secondo Maionchi è inevitabile: «È cambiato il mondo ed è cambiato il modo di fare musica, ma probabilmente sono cambiata anch’io. Ognuno vive la propria età».
E ciò che ancora riesce a sorprenderla in un artista è soprattutto l’originalità: «La particolarità, il fatto di trovarmi davanti qualcosa di abbastanza unico, che non ho già sentito». La combinazione ideale? «Essere particolari restando nella tradizione è fantastico».
È una filosofia che sembra riassumere anche il suo modo di guardare al talento: non inseguire a tutti i costi ciò che funziona, ma riconoscere una personalità e aiutarla a crescere.
Il successo? «Ho avuto fortuna»
Alla fine, quando deve spiegare in poche parole il segreto del proprio successo, Mara Maionchi sceglie ancora una volta una risposta semplice e sorprendentemente sincera: «Ho avuto fortuna».
Non soltanto, però. «Gli incontri sono dettati anche dalla fortuna e dal destino. Poi la fortuna devi saperla lavorare, ma non c’è dubbio che abbia avuto un ruolo».
Una frase che contiene, in fondo, tutta la sua storia: l’occasione arrivata attraverso un annuncio, gli incontri con grandi artisti, le intuizioni discografiche, il lavoro e la capacità di riconoscere un talento prima che diventasse evidente a tutti.
E forse anche per questo Maionchi non ha mai avuto bisogno di costruirsi un personaggio diverso da quello che è. «Non ho mai fatto studi per capire cosa possa essere piaciuto di me al pubblico: vado come vado».
Dopo quasi sessant’anni nella musica, è probabilmente questa la sua cifra più autentica: ascoltare, osservare, scegliere e, quando arriva l’occasione giusta, avere il coraggio di riconoscere il talento.
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