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Marco Mengoni, Allo Sbagliato: soul, libertà e un po’ di sana perfetta imperfezione. La recensione

Marco Mengoni inaugura Allo Sbagliato a Milano: un concerto intimo ed energico tra soul, blues, grandi cover e brani del suo repertorio, aspettando il nuovo album.

Qui, Allo Sbagliato, non ci sono il gigantismo degli stadi, le coreografie spettacolari o la distanza rassicurante di un palco tradizionale. Ci sono undici musicisti, un repertorio di circa sessanta brani, tappeti dal sapore antico e orientale, luci soffuse e la libertà di cambiare direzione in qualsiasi momento. La serata di anteprima del 4 novembre ha mostrato il volto più istintivo e musicale di un artista che, dopo aver conquistato i grandi spazi, sceglie di tornare alla dimensione del club. Un viaggio tra canzoni che lo hanno formato, riletture sorprendenti, momenti di intimità e improvvisazione, fino a “Giornate perse”, il singolo che anticipa il nuovo album felice sì, ma tutto sbagliato, in uscita l’11 dicembre. Perché, qualche volta, per ritrovare la strada giusta bisogna avere il coraggio di sbagliare.

Allo Sbagliato, un club dove la musica torna al centro

La prima impressione è quella di essere entrati in un locale appartenente a un’altra città, un altro paese, forse a un’altra epoca. Allo Sbagliato, ospitato negli spazi del Teatro Principe, in viale Bligny 52 a Milano, non assomiglia a una venue tradizionale: è un ambiente raccolto, dall’identità internazionale, in cui atmosfere underground, suggestioni vintage e design contemporaneo convivono senza cercare una perfezione artificiale.

Le sedute e gli arredi firmati Kartell, le luci di Ingo Maurer e Davide Groppi, gli elementi di design di Porro e le opere di Sabrina Rosenheim contribuiscono a costruire uno spazio nel quale anche l’estetica diventa parte dell’esperienza. Ma il vero elemento distintivo è il modo in cui il pubblico viene coinvolto.

Non esiste una barriera netta tra chi suona e chi ascolta. L’area musicale è delimitata da tappeti persiani, mentre gli spettatori possono disporsi intorno ai musicisti, sedersi sul palco, restare in piedi in fondo alla sala oppure osservare dall’alto delle balconate. Marco Mengoni si muove liberamente, raggiunge diverse zone dello spazio, dialoga con la band e condivide aneddoti. Non è il pubblico a guardare uno spettacolo da una posizione prestabilita: è lo spettacolo ad avvicinarsi al pubblico.

La scelta di sigillare gli smartphone all’ingresso completa il progetto. Per tutta la serata non si possono scattare fotografie o registrare video: si è invitati a vivere il concerto senza l’intermediazione dello schermo. Una decisione che restituisce centralità all’ascolto e alla presenza, in un tempo nel quale ogni esperienza sembra dover essere immediatamente documentata e condivisa. Qui, invece, resta il ricordo di ciò che si è vissuto.

Marco Mengoni, undici musicisti e la libertà di cambiare scaletta

Il cuore di Allo Sbagliato è naturalmente la musica. Mengoni è accompagnato da una band di undici elementi, con una sezione ritmica solida, chitarre, pianoforte, organo, fiati e cori che ampliano continuamente il respiro degli arrangiamenti. Il risultato è un suono vivo, caldo, attraversato dal soul, dal blues e dal rhythm and blues, con una particolare attenzione al groove e alla possibilità di lasciare che le canzoni respirino.

L’impressione è quella di assistere a una lunga sessione musicale, come se si fosse entrati in una sala prove nella quale artisti di grande esperienza decidono di divertirsi, sperimentare e seguire l’istinto. Non tutto deve essere perfettamente prevedibile: è proprio nell’imperfezione, nelle variazioni e nelle piccole sorprese che il progetto trova la propria ragione d’essere.

Mengoni racconta di aver preparato circa sessanta brani, metà appartenenti al suo repertorio e metà scelti tra le canzoni che ama e che hanno contribuito alla sua formazione. Non esiste una scaletta fissa: la selezione può cambiare sera dopo sera, persino all’ultimo momento, anche in base al dialogo con i musicisti. Per la serata inaugurale sono state scelte ventuno canzoni, ma il vero punto non è il numero dei brani: è la possibilità di riscoprirli sotto una luce diversa.

La dimensione strumentale è uno dei grandi punti di forza. I fiati hanno un ruolo fondamentale, non come semplice accompagnamento, ma come voce capace di dare carattere e profondità alle interpretazioni. I cori, spettacolari per precisione e intensità, aggiungono colore e spessore, mentre basso e batteria sostengono un groove che invita ad abbandonarsi al ritmo. La musica è suonata dal vivo, senza affidarsi a sequenze e scorciatoie digitali: si sente la presenza fisica dei musicisti, il piacere di suonare insieme, la libertà di allungare un passaggio o di cambiare atmosfera.

Dai grandi classici alle canzoni di Mengoni: un repertorio che sorprende

La scaletta è un viaggio nella memoria musicale di Marco Mengoni, ma anche una dichiarazione d’intenti. Le cover non sono semplici omaggi inseriti per riconoscibilità: diventano occasioni per esplorare la sua voce, giocare con gli arrangiamenti e mostrare quanto il suo immaginario artistico sia debitore di tradizioni musicali diverse.

“Jealous Guy” di John Lennon, “How Deep Is Your Love” dei Bee Gees e “Son of a Preacher Man” di Dusty Springfield sono tre passaggi emblematici della serata. Brani che appartengono a epoche e sensibilità differenti, accomunati dalla capacità di mettere in primo piano la melodia e l’interpretazione. A questi si aggiungono “Who’s Gonna Save My Soul” dei Gnarls Barkley, “Gravity” di John Mayer, “Every Little Bit Hurts” nella versione resa celebre da Brenda Holloway e “Can I Call You Rose?” dei Thee Sacred Souls.

È un repertorio che permette a Mengoni di mettere in mostra sfumature diverse, passando dalla delicatezza alla tensione soul, dal fraseggio più intimo alle esplosioni vocali. Il suo timbro, riconoscibile e potente, trova in questo contesto una dimensione particolarmente congeniale: non deve competere con schermi giganteschi o effetti scenici, ma può concentrarsi sulle sfumature, sulla dinamica e sul rapporto diretto con chi ascolta.

Accanto alle cover, trovano spazio brani del suo catalogo come “Canzone triste”, “Questa notte”, “Fuoco di paglia”, “Proibito”, “Calci e pugni”, “Un fiore contro il diluvio”, “Proteggiti da me”, “Fate”, “In due minuti”, “Non passerai”, “Cambia un uomo”, “Take Your Time” e “Due nuvole”. Non c’è bisogno di ricorrere ai suoi successi più prevedibili per dimostrare la solidità del progetto: la scelta di esplorare il repertorio in modo trasversale permette di riscoprire canzoni che, in un contesto diverso, assumono un significato nuovo.

E c’è anche spazio per il divertimento, per gli incastri e per gli arrangiamenti che trasformano brani conosciuti in qualcosa di inaspettato. È qui che il concetto di “sbagliato” diventa concreto: non significa fare le cose male, ma sottrarsi all’obbligo di ripeterle sempre nello stesso modo.

Mengoni tra ironia e improvvisazione: il valore della spontaneità

Il rapporto con i musicisti è uno degli aspetti più interessanti della serata. Mengoni non si limita a cantare: conversa, scherza, racconta, si lascia andare a momenti di ironia e dimostra di divertirsi nel ruolo di padrone di casa. Il pubblico viene coinvolto in una dimensione meno costruita rispetto a quella dei grandi tour, dove ogni passaggio deve necessariamente inserirsi in una macchina scenica complessa.

Tra gli episodi più curiosi c’è il riferimento agli accordi maggiori e minori: «Basta cambiare una sola nota della triade e cambia tutto». Una frase che sembra quasi racchiudere la filosofia di Allo Sbagliato. A volte è sufficiente una variazione minima per trasformare una canzone, una sensazione o il modo in cui guardiamo qualcosa che pensavamo di conoscere già.

Non manca neppure uno sguardo ironico sull’attualità, con un riferimento alle elezioni di midterm americane e alla possibilità di trovare una bella giornata per cantare l’inno degli Stati Uniti. Sono momenti che spezzano il flusso musicale e restituiscono la sensazione di una serata vissuta senza rigidità.

L’equilibrio tra musica e intrattenimento è ancora in evoluzione, ma il progetto funziona soprattutto quando lascia spazio alla spontaneità e all’intesa con la band. È lì che Mengoni mostra quanto possa essere magnetico anche senza ricorrere a una grande produzione visiva: basta la voce, accompagnata da musicisti capaci di seguirlo e rilanciare ogni intuizione.

“Giornate perse” e il nuovo album “felice sì, ma tutto sbagliato”

Il finale è affidato a “Giornate perse”, il singolo pubblicato da Mengoni che anticipa felice sì, ma tutto sbagliato, in uscita l’11 dicembre per Epic Records Italy/Sony Music Italy. Il brano, scritto da Marco Mengoni e Jacopo Ettorre, composto da Giovanni Pallotti, Vanegas ed Edwyn Roberts, è prodotto artisticamente da Pallotti e Mengoni, con la coproduzione di Vanegas.

La canzone racconta il silenzio che segue un periodo complesso, l’attesa di un cambiamento e la necessità di ritrovare una voce autentica. Collocata alla fine di una serata costruita sull’improvvisazione e sulla libertà, acquista un valore particolare: dopo aver attraversato le canzoni che lo hanno formato e quelle che raccontano il suo percorso, Mengoni torna a parlare in prima persona, offrendo un assaggio del capitolo discografico che sta per arrivare.

Il nuovo album, l’undicesimo della sua carriera secondo le informazioni diffuse per il progetto, si inserisce così in un momento di trasformazione artistica. Allo Sbagliato non è soltanto una residency che accompagna l’attesa del disco, ma anche un laboratorio nel quale il cantautore può riaffermare il proprio rapporto con la musica suonata, con le influenze che lo hanno accompagnato e con la libertà di non ripetere formule già collaudate.

Allo Sbagliato, un’esperienza da vivere fino in fondo

La serata inaugurale dimostra che il progetto ha un’identità precisa: non vuole essere una versione ridotta dei concerti negli stadi, ma un’esperienza diversa, pensata per chi ama ascoltare la musica da vicino e lasciarsi sorprendere. La dimensione raccolta, la qualità della band, la ricchezza del repertorio e l’assenza degli smartphone costruiscono un’atmosfera rara, nella quale l’attenzione torna a concentrarsi su ciò che accade davanti agli occhi.

La durata importante del concerto e alcuni passaggi di intrattenimento potrebbero trovare un equilibrio ancora migliore nelle prossime serate, ma restano dettagli secondari rispetto alla forza musicale dell’insieme. Mengoni convince soprattutto quando canta, quando dialoga con gli strumenti e quando si concede il lusso di non sapere esattamente dove porterà il brano successivo.

Allo Sbagliato proseguirà fino al 19 dicembre con 26 serate di Marco Mengoni e altri appuntamenti dedicati a musica, comicità, teatro e contaminazioni artistiche. Il cartellone comprende, tra gli altri, Benjamin Clementine, Nuzzo e Di Biase, Luca Ravenna, Stefano Rapone, MACE e Clap! Clap!, oltre a numerosi nomi della nuova scena italiana. Qui il calendario completo e Qui il link per l’acquisto dei biglietti.

Il progetto ribadisce anche un’idea semplice, ma oggi tutt’altro che scontata: un concerto non deve necessariamente diventare un contenuto da pubblicare, ma può restare un’esperienza da custodire. E se per un paio d’ore il telefono scompare, il tempo rallenta e una canzone cambia forma sotto gli occhi di chi ascolta, allora forse lo sbagliato è soltanto un altro modo di chiamare la libertà.

Il giudizio: un esordio convincente, soprattutto sul piano musicale, che mette in luce un Mengoni libero, curioso e profondamente legato alla dimensione collettiva del suonare. Una serata che non cerca l’effetto monumentale, ma trova la propria forza nel dettaglio, nell’imperfezione e nella bellezza di una canzone condivisa.

Marco Mengoni, Allo Sbagliato: la scaletta del 4 novembre 2026

  1. Canzone triste
  2. Questa notte
  3. Fuoco di paglia
  4. Can I Call You Rose? (Thee Sacred Souls)
  5. Proibito
  6. Calci e pugni
  7. Un fiore contro il diluvio
  8. Jealous Guy (John Lennon)
  9. Proteggiti da me
  10. Fate
  11. How Deep Is Your Love (Bee Gees)
  12. In due minuti
  13. Non passerai
  14. Cambia un uomo
  15. Take Your Time
  16. Who’s Gonna Save My Soul (Gnarls Barkley)
  17. Gravity (John Mayer)
  18. Every Little Bit Hurts (Brenda Holloway)
  19. Due nuvole
  20. Son of a Preacher Man (Dusty Springfield)
  21. Giornate perse
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