Mogol Sanremo 2022

Mogol compie 90 anni il 17 agosto e in un’intervista ripercorre la sua vita, il sodalizio con Lucio Battisti, il rimpianto per la mancata riconciliazione e il rapporto con la musica.

Mogol compie 90 anni. Giulio Rapetti, nato il 17 agosto 1936 e diventato celebre con lo pseudonimo scelto dalla SIAE, raggiunge un traguardo importante dopo una vita interamente attraversata dalla musica, dalle passioni e da esperienze fuori dall’ordinario. In una lunga intervista al Corriere della Sera, l’autore ripercorre alcuni dei momenti più significativi della sua esistenza, tornando anche sul rapporto con Lucio Battisti e su un rimpianto che ancora oggi porta con sé.

“Bisogna imparare ad accettare quello che arriva dalla vita”, racconta Mogol, che guarda ai suoi 90 anni con gratitudine. “Ho avuto momenti continuamente belli. Mi sento persino protetto per tutta la fortuna che ho avuto”. Una fortuna che, secondo il paroliere, non riguarda soltanto la carriera artistica, ma anche le numerose esperienze vissute nel corso della sua vita.

Mogol, 90 anni di musica e avventure

Con 1.776 brani firmati, Mogol rappresenta una delle figure più importanti della storia della canzone italiana. Il suo nome è indissolubilmente legato ad alcuni dei più grandi successi della musica nazionale, a partire dalla straordinaria collaborazione con Lucio Battisti.

Ma la sua vita non è stata soltanto musica. Mogol racconta di aver viaggiato in tutto il mondo, di aver praticato attività subacquee come ricercatore e di essersi dedicato all’equitazione.

“Mi ritengo una delle persone più avventurose che ho conosciuto nella mia vita”, racconta, ricordando anche un viaggio intorno al mondo completato in appena un mese. Un’esistenza vissuta sempre con grande velocità, anche nella scrittura: “Un’ora è stata il mio tempo medio per comporre”.

Il rapporto con Lucio Battisti

Il capitolo più importante dell’intervista riguarda inevitabilmente Lucio Battisti. L’incontro tra i due non fu inizialmente folgorante. Mogol ricorda di aver ascoltato una canzone del giovane musicista e di avergli detto senza troppi giri di parole: “Non è un granché”.

Battisti non si offese. Anzi, rispose con un sorriso, dando inizio a un rapporto professionale e umano destinato a cambiare la musica italiana.

La collaborazione avrebbe prodotto alcune delle canzoni più amate dal pubblico e sarebbe proseguita per circa quindici anni, fino alla rottura del 1980. Alla base della separazione ci furono divergenze relative alla ripartizione dei ricavi editoriali.

A distanza di decenni, però, Mogol ammette di avere un rimpianto. “Quando Lucio è morto, ho pensato che forse, indipendentemente dall’equità, avrei potuto accettare che le cose rimanessero così”.

Una frase che racconta il peso di una mancata riconciliazione e che, ancora oggi, rende particolarmente umano il ricordo di uno dei sodalizi più importanti della musica italiana.

Dalla cavalcata verso Roma alle canzoni immortali

Tra gli episodi più curiosi legati alla collaborazione con Battisti c’è il viaggio a cavallo da Milano a Roma compiuto nel 1970. I due percorsero circa 600 chilometri in 23 giorni.

“Morivo dalla voglia di prendere il cavallo e partire”, racconta Mogol, ricordando di aver convinto Battisti a seguirlo in quella che sarebbe diventata una delle avventure più celebri della loro storia.

Il paroliere ha inoltre indicato le canzoni alle quali è maggiormente legato. Tra queste c’è “Dormi amore”, interpretata da Adriano Celentano con musica di Gianni Bella, un brano che Mogol considera particolarmente personale.

Diverso il discorso legato alle royalties: “L’emozione non ha voce”, ancora interpretata da Celentano e con musica di Gianni Bella, è secondo lui “la più suonata e cantata”.

Mogol e la differenza d’età con la moglie

Nel bilancio della propria vita, Mogol affronta anche il tema della moglie, più giovane di lui di 33 anni. Una differenza che, racconta, non gli ha mai creato particolari problemi, ma che lo porta inevitabilmente a riflettere sul futuro.

“Morirò molto tempo prima di lei”, afferma, spiegando il significato profondo di “Dormi amore”: “Parlo di questo, di lei sola e io che comunque tornerò a vegliare su di lei”.

È uno dei pensieri più intimi condivisi dal paroliere, che affronta il tema della morte con una prospettiva legata alla fede e alla gratitudine per la vita vissuta.

Il pensiero su Guccini e sulla musica di oggi

Nell’intervista Mogol ricorda anche Francesco Guccini, scomparso nei giorni scorsi, sottolineandone il valore culturale.

“Ha contribuito a tenere alta la cultura popolare e popolare non significa inferiore”, afferma, citando anche Marcel Proust. “La cultura è tale quando arriva a tutti, e lui arrivava a tutti”.

Mogol ammette invece di avere oggi un rapporto piuttosto distante con la musica contemporanea. Non ascolta abitualmente la radio e guarda con perplessità soprattutto all’evoluzione del rap: “Se viene a mancare la melodia, c’è qualcosa di importante in meno”.

Anche sul Festival di Sanremo ha una posizione precisa. Secondo Mogol, considerata l’importanza della manifestazione, le canzoni in gara dovrebbero essere selezionate da una commissione composta da professionisti di grande competenza: “Una persona sola non può valutare tutte le canzoni per Sanremo”.

A 90 anni, Mogol guarda dunque al passato senza nascondere i rimpianti, ma soprattutto con la consapevolezza di aver vissuto una vita straordinaria. Una carriera costruita su migliaia di canzoni e incontri destinati a rimanere nella memoria collettiva, ma anche un’esistenza ricca di viaggi, passioni e avventure.

E quando gli viene chiesto dove sarà tra altri novant’anni, Mogol risponde con il suo consueto pragmatismo: “Credo che prima tutti dovremo parlare con il Padre Eterno, poi le farò sapere”.

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