Noa's Ark

Noa racconta a FQ Magazine il nuovo album The giver and the see, la sua visione della musica come ricerca di verità e il ruolo dell’artista tra libertà creativa, ispirazione e impegno.

A quasi trent’anni da uno dei momenti simbolici più forti della sua vita artistica, Noa continua a concepire la musica non come semplice intrattenimento, ma come spazio di verità, ricerca e responsabilità. Nella sua intervista al Fatto Quotidiano, l’artista israeliana ripercorre il proprio percorso umano e musicale partendo da quella notte del 1995 a Tel Aviv che ha segnato per sempre la sua storia personale e pubblica.

Ma al centro del suo racconto c’è soprattutto la musica: il nuovo album The giver and the see, il cambiamento di suono, la fine di un ciclo storico con il chitarrista Gil Dor e l’ingresso di nuove sensibilità artistiche come il pianista Ruslan Sirota.

“La musica deve continuare a cercare la verità”

Per Noa, la funzione dell’artista non è compiacere il pubblico, ma mantenere viva una tensione creativa continua.

Nessun artista dovrebbe andare in panico per compiacere il pubblico, ma continuare a esplorare”, spiega, citando tra le sue influenze Beatles, Joni Mitchell, Leonard Cohen e Paul Simon.

La musica, nella sua visione, è un linguaggio che deve restare aperto, anche quando diventa scomodo:

Bisogna difendere la propria innocenza e far sì che la musica occupi uno spazio ancora vuoto

Il nuovo album: The giver and the see

Il disco segna un passaggio importante nella carriera dell’artista: è il primo senza la storica collaborazione completa con il chitarrista Gil Dor, una figura centrale nel suo percorso musicale.

Amo Gil, è un genio, ma oggi ha interessi diversi. Il nostro suono era diventato un nodo inestricabile”, racconta Noa.

Nel nuovo progetto emerge invece con forza il pianoforte di Ruslan Sirota, che la accompagnerà anche nel tour italiano. Una scelta che apre una nuova fase sonora, più essenziale ma non meno intensa, in cui la scrittura si concentra sulla purezza dell’esecuzione e sulla trasparenza emotiva.

Uno dei temi centrali della sua riflessione è il rapporto tra artista e pubblico, spesso condizionato da aspettative esterne.

Noa rifiuta l’idea di una musica costruita per compiacere:

Non bisogna andare in panico per il successo. La musica deve restare un atto di libertà e di esplorazione interiore”.

In questa direzione, anche la scelta di cambiare assetti musicali e collaborazioni non è vista come una rottura, ma come un’evoluzione naturale del percorso artistico.

La musica come spazio politico e umano

Sebbene il cuore della sua intervista resti artistico, Noa sottolinea come la musica non possa essere separata dal mondo reale. La sua idea di artista è quella di chi porta valori, non solo suoni.

Puoi non fare politica in senso stretto, ma puoi parlare di pace, diritti umani e giustizia attraverso la musica”, afferma.

Per Noa, infatti, la musica è anche responsabilità culturale: un mezzo per aprire spazi di dialogo quando il linguaggio pubblico si irrigidisce.

Dagli esordi fino a oggi, la carriera di Noa è stata segnata da una costante trasformazione, ma sempre nel segno di una forte identità artistica.

Il nuovo album rappresenta quindi non una svolta improvvisa, ma un ulteriore capitolo di un percorso coerente: quello di un’artista che continua a interrogare il senso stesso della musica.

La differenza non è tra ottimismo e pessimismo, ma in come scegli di vivere la tua vita”, ricorda citando una delle sue guide spirituali.

In The giver and the see, Noa ribadisce una visione chiara: la musica non è mai solo suono, ma un atto di presenza nel mondo. Un modo per raccontare la complessità dell’essere umano senza semplificazioni.

Tra cambi di formazione, nuove collaborazioni e una scrittura sempre più essenziale, il suo percorso resta guidato da un’unica direzione: cercare la verità, anche quando è scomoda.

E farlo attraverso la musica.

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