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Pippo Baudo, gli aneddoti di una carriera straordinaria

Pippo Baudo

Nell’autobiografia di Pippo Baudo, firmata con Paolo Conti, aneddoti, Sanremo, politica e spettacolo. Il ritratto di un gigante della tv e non solo.

«All’anagrafe ero stato registrato con il pomposo nome di Giuseppe Raimondo Vittorio, ma da subito venni chiamato Pippo». È con queste parole che si apre il racconto di una vita straordinaria, affidato da Pippo Baudo a Paolo Conti in Ecco a voi: Pippo Baudo, una storia italiana (Solferino). Qui il link per l’acquisto.

Il libro ripercorre la storia personale e professionale di un uomo che ha segnato la televisione italiana, intrecciando memoria privata e vicende pubbliche. Dalla Sicilia liberata ai primi spettacoli in parrocchia, fino all’incanto per le telecamere della Rai: «Fu una vera e propria vocazione. Mi dissi: “Voglio stare lì dentro, in televisione, lavorare per questo mezzo nuovissimo, affascinante. È il futuro. Lì, da adesso in poi, succederà tutto”».

Il debutto al Festival della Canzone Italiana segna una svolta. È il 1968, e la Rai affida la conduzione a Baudo dopo la tragedia di Tenco. Accanto a lui ospiti internazionali come Paul Anka, Dionne Warwick e Louis Armstrong. Ma l’incontro con il mito del jazz non fu semplice: «Ravera, il patron del festival, mi gridò da dietro le quinte: “Pippo, togligli la tromba!”. Io presi il coraggio a quattro mani… Lui ci rimase malissimo. Tre giorni dopo me lo ritrovo davanti al teatro della Fiera di Milano. Mi guardò furioso e urlò: “Fuck you!”».

Tra i ritratti più vividi spuntano Ettore Bernabei, «un uomo durissimo ma con un’intelligenza politica raffinata», e Mike Bongiorno, con cui la stampa alimentava una falsa rivalità: «Eravamo amici e ci stimavamo, ma stavamo al gioco». C’è spazio anche per il primo incontro con Beppe Grillo, «un talento mai visto», e per i ricordi amari di Franco Franchi, escluso dal cinema d’autore.

Il rapporto con la politica è altrettanto intenso: da Giulio Andreotti, «che sorrise con immensa amarezza» dopo Il Divo di Sorrentino, a Claudio Villa che ruppe con il Pci il giorno delle nozze, fino agli scontri con Silvio Berlusconi. Memorabile l’episodio del palazzo sull’Aventino, ceduto come penale a Fininvest: «In pochi minuti avevo perso lavoro e patrimonio».

Il libro è una galleria di storie e personaggi: Sandra Mondaini ubriaca di sangria, Liza Minnelli malinconica, Raffaella Carrà fedele a Corrado, Sharon Stone che si presenta nuda in albergo, Vittorio Gassman che lo manda all’ospedale durante uno sketch, Heather Parisi che balla sulla scrivania di un dirigente Rai.

«La prima volta che sono salito su un palcoscenico è stato per una recita scolastica… Da quel momento ho solamente desiderato di tornarci», ricorda Baudo. Quel bambino destinato a fare l’avvocato è invece diventato il volto di un Paese in trasformazione, protagonista di tredici edizioni di Sanremo, di trasmissioni come Domenica in e Fantastico, delle pubblicità di Carosello.

Un’autobiografia che è anche il ritratto dell’Italia del dopoguerra, in cui costume, politica e spettacolo si intrecciano. Con un comune denominatore: Pippo Baudo, testimone e regista di una rivoluzione culturale che ha segnato intere generazioni.

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