Roby Facchinetti apre a una serie tv sui Pooh, ispirata a Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883: «La nostra storia è quella dell’Italia».
Una serie tv dedicata ai Pooh, sulla scia del successo di Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883. L’idea piace a Roby Facchinetti, che in un’intervista al Corriere parla della possibilità di raccontare sullo schermo i sessant’anni di carriera di una delle band più longeve e amate della musica italiana. Un percorso fatto di canzoni entrate nell’immaginario collettivo, concerti, amicizie, cambiamenti e legami con un pubblico che attraversa diverse generazioni.
«Sarebbe bello, perché la nostra storia non è soltanto la storia di una band: è anche la storia dell’Italia, dei cambiamenti, delle amicizie, degli amori e dei sogni di tante persone», spiega Facchinetti, sottolineando quanto una produzione televisiva potrebbe raccontare non soltanto il successo del gruppo, ma anche il lato umano di un’avventura artistica durata sei decenni.
Una serie tv sui Pooh dopo il successo degli 883
Il successo della serie Sky dedicata a Max Pezzali e agli 883 ha riportato al centro dell’attenzione il potenziale delle storie musicali sul piccolo schermo. Un modello narrativo che potrebbe adattarsi anche al percorso dei Pooh, dalla gavetta ai grandi palasport, fino agli stadi e alle reunion che hanno segnato la loro carriera.
Facchinetti immagina un racconto capace di andare oltre la celebrazione: «Se un giorno si farà una serie, mi piacerebbe che non fosse soltanto una celebrazione, ma una storia vera, capace di far capire che dietro ogni canzone ci sono esseri umani, scelte e sentimenti».
Non si tratta, almeno per ora, dell’annuncio di un progetto già in lavorazione, ma dell’apertura del musicista a un’idea che potrebbe trasformare la storia della band in un racconto per il pubblico televisivo. Al centro ci sarebbero le esperienze personali dei componenti, le difficoltà, le incomprensioni, le partenze e i ritorni, insieme alle canzoni che hanno accompagnato la vita di milioni di italiani.
Oltre tremila concerti e una storia lunga sessant’anni
Nell’intervista, Roby Facchinetti ripercorre anche il rapporto con il palco, costruito attraverso oltre tremila concerti. Tra i ricordi più importanti c’è San Siro, ma per il musicista il valore di un’esibizione non si misura soltanto in base al numero di spettatori.
«Se mi chiede quale sia il concerto più importante, rispondo che è sempre quello che devi ancora fare», racconta, spiegando come ogni appuntamento rappresenti una nuova occasione per condividere emozioni con il pubblico.
Anche la reunion del 2016 a San Siro, inizialmente pensata come il saluto definitivo, si è trasformata in un nuovo capitolo. Dal 2023, infatti, i Pooh sono tornati a esibirsi, spinti dalla consapevolezza che il legame con il pubblico e la magia del palco fossero ancora vivi. «Il palco non è soltanto un posto dove suoni: è casa», afferma Facchinetti.
Sanremo e il futuro dei Pooh
Spazio anche al Festival di Sanremo, dove i Pooh hanno partecipato in gara una sola volta, nel 1990, vincendo con Uomini soli. Alla domanda su un possibile ritorno nella manifestazione che sarà firmata da Stefano De Martino, Facchinetti risponde senza lasciare troppo spazio alle ipotesi: «Sanremo è una pagina importante della nostra storia. Con Uomini soli abbiamo vissuto un’emozione straordinaria, una di quelle che ti porti dentro per sempre. Tornarci? Direi che abbiamo già dato».
Resta invece aperta, almeno sul piano delle possibilità, l’idea di una serie tv. Per Facchinetti, raccontare i Pooh significherebbe anche rendere omaggio a chi li ha accompagnati lungo il percorso: «La nostra storia non l’abbiamo scritta soltanto noi quattro: l’abbiamo scritta insieme a milioni di persone».
Un progetto televisivo potrebbe così diventare il ritratto non soltanto di una band, ma di un’Italia cambiata attraverso la musica, con le canzoni dei Pooh a fare da colonna sonora a intere generazioni.
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