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Primo Ascolto 18 settembre: la Top 10 delle nuove uscite

Primo Ascolto; scopriamo la Top 10 (+4) delle nuove uscite di venerdì 18 settembre, secondo Stefano Brocks: ecco i brani promossi e bocciati, da ascoltare subito!

Primo Ascolto 18 settembre: la Top 10 delle nuove uscite

14 – BENJI & FEDE – Quando viaggi da sola
Il duo in cerca di rilancio, dopo avere dissipato per discussioni inutili il periodo in cui aveva il mondo in mano, continua a sfornare ballate strappalacrime, forse sull’onda dell’età più adulta e di certe mode nel pop italiano. Non finiremo di rimpiangere la spensieratezza del loro pop prima maniera, che riaffiora solo nella strofa di questo pezzo, se solo non fosse arrangiata debolmente con piano e voce. 

13 – BAMBOLE DI PEZZA – Settembre
Settembre è il mese a cui sono state in assoluto più dedicate canzoni nella storia, chissà come mai, forse per il romantico senso di estatiche finisce o di inizio di una nuova annata, in fondo settembre è un po’ il lunedì dei mesi, ben più di gennaio. Questo bel tema è firmato dalla band non giovanissima ma rivelazione dell’anno e ne conferma talento compositivo e interpretativo, anche strumentale. 

12 – DOVE CAMERON – When in Rome
Niente che vedere con la band new wave ormai misconosciuta, qui è proprio la storia di una che è passata da Roma e si è trovata bene, con tanto di video girato nella campagna circostante la capitale italiana. Grazie dell’omaggio, pezzo carino ma non pare destinato a lasciare il segno.

11 – Adéla – Ain’t in L.A.
Bel mix di stili, di difficile individuazione all’invio quando sembra trap in chiave ironicamente pop. Poi comincia a cantare e ha una bella impronta sia vocale che di impatto del tema. L’ennesima “next big thing” e un po’ di nuove ne abbiamo comunque bisogno. 

10 – Fourteen – One more kiss
Chissà perchè quando arrivano produzioni tipo teen band viene sempre voglia di seguire con simpatia, perché comunque il mondo dei teenager è l’essenza della musica e poco importa se siano produzioni costruite a tavolino, nel 2026 credere che esista l’urgenza di ispirazione è un po’ da fresconi. Qui c’è la novità di un gruppo K-Pop creato in Europa, anzi in Italia. L’inciso del pezzo è bellissimo, meno interessanti strofa e ritornello. Hanno l’età del nome, l’augurio per loro è che proseguano fino a che il numero sarà ben più elevato.

9 – ROSE’ – New trick
La stella del K-Pop sforera un altro singolo in cui pesca un po’ in certo glam rock, anni Settanta o in chiave revival anni Zero. Se sarà più Suzi Quatro o Avril Lavigne non importa, perchè poi arriva l’inciso melodico e ballabile a cancellare tutto, anche se il ritornello torna a farci saltare. Insomma, ha reso il K-Pop chitarroso. Ci sta, come passo nuovo. 

8 – KOVACS – Leave the sun behind
Il titolo già evoca nostalgie d’estate e il brano è una metafora della fine dei giorni del sole come fine della giovinezza. Bel pezzo, un po’ elettronico ma in modo delicato, cantato riflessivo, una Dido con più voce. 

7 – ULTIMO – Tutto
L’intimità e l’intensità ci sono sempre, ma rispetto ai capolavori dei primi tre album manca quel guizzo blues o melodico che rendeva i brani memorizzatili e riconoscibili. Da troppi singoli il cantautore si aggrappa al gancio attorno a cui costruisce quasi ad libitum l’intero pezzo. Forse occorre una riflessione sulla formula, anche se forse siamo noi a confrontare con un passato che, essendo di spessore, pur recente, comincia a pesare e scatenare confronti. Qui c’è comunque nel testo una bella autocoscienza dello scrittore di canzoni. 

6 – DITONELLAPIAGA – Miss Italia
Vale un po’ il discorso di Ultimo, sia pure con una quantità nettamente minore di dischi alle spalle. Belli i suoi brani electropop, in questo caso anche più elaborati rispetto al sanremese, ci sta un po’ critica sociale in maniera caustica, l’artista c’è tutta e cura bene anche la performance. Però c’è il dubbio che la formula abbia già raggiunto il suo apice. Non siamo ancora alle ripetizioni, m cil botto di “Che fastidio” rischia di fare svalutare i brani successivi come già sentito, sia pure anche quando sono musicalmente migliori come in questo caso. 

5 – KASABIAN – Nothing better than this
Se la discografia fosse ancora quella dei devenni precedenti probabilmente li venereremmo come superstar o li inseriremmo tra chi ha fatto un po’ di storia. Invece siamo nel 2026 e di chi era sulla cresta dell’onda dieci anni fa frega poco, soprattutto perchè schiacciati nella terra di mezzo tra leggende e attualità. Il pezzo è forte, rock elettronico, nevrotico ma con cantato ben identificabile. Un piacere sentirli. 

4 – JOHN LEGEND – Daylight
Vale il discorso fatto sui Kasabian. Due decenni fa uno così non avrebbe la leggenda solo nel cognome d’arte ma nell’aura. Invece deve faticare per fare ascoltare i suoi dischi nuovi. Sempre raffinati, ben scritti, magari non originalissimi ma eleganti e di qualità. Qui anche con ritmiche latineggianti a contrastare con la scrittura molto blues. E un bridge invitantissimo, tra Copacabana e Tavares. Avrà successo? Zero. Merita attenzione ed è accessibilissimo all’ascolto? Al cento per cento. Quindi dove sta l’errore? 

3 – ANNALISA FT MADAME – Amica
Il brano era contenuto nell’ultimo album di Annalisa, in versione dialogo con amica immaginaria. Ora l’immaginaria si materializza nella cantautrice rap più celebre di inizio decade. Nel 2026 occorre capire chi abbia bisogno del duetto con l’altra: un lustro fa ne avrebbe avuto bisogno la prima, per ringiovanire publico e appeal, oggi occorre puntellare la seconda, dopo un periodo di pausa rotto da un disco bello ma piuttosto ostico. Il brano è un bel flusso di coscienza che diventa dialogo, su un giro di accordi un po’ anni Sessanta ma di una certa modernità composita, riflessiva e delicata anche nelle interpretazioni. 

2 – RAYE – Joy
Basta discutere, è la più brava di tutte, e se i suoi singoli avessero distribuzione maggiore, le radio potrebbero accorgersi di avere per lemani un fenomeno. Questo soul gospel ritmato e delicato è l’ennesima conferma e qui butta dentro anche le sue due sorelle dai nomi improbabili di Amma e Absolutely. Ma il risultato è all’altezza. 

1 – CESARE CREMONINI – Paparazzi
Uno dei pochissimi a non replicare sempre se stesso, ma a cercare di dire qualcosa di diverso e più elevato in ogni disco. Qui va su sonorità indie rock, addirittura, con chitarre dal riff irresistibile, sembra abbia chiamato a sè i Franz Ferdinand. E il testo diverte, con tanto di citazioni di pseudo vip che saranno solo contenti dell’attenzione gratuita. Il pezzo è comunque una piacevolissima sorpresa, del tutto differente dalle aspettative. La domanda da fare ai programmatori radiofonici sarà poi perchè Cremonini sì e Kasabian o altri artisti indie rock no, a parità di sound e di merito. E la risposta sarà che loro, come diceva un dimenticato pezzo discomusic, considerano solo “The singer not the song”. Ed ecco come si sono ridotte le radio. A non fare conoscere più nulla oltre i meritori nomi dei big italiani. 

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