Primo Ascolto; scopriamo la Top 10 delle nuove uscite di venerdì 25 settembre, secondo Stefano Brocks: ecco i brani promossi e bocciati, da ascoltare subito!
Primo Ascolto 2 ottobre: la Top 10 delle nuove uscite
14 – Max Pezzali – Le_Ali
Cantilenoso e filastrocca, arriva d accompagnare il nuovo film e prelude a una nuova raccolta di soliti successi. Farà piacere ai fans, oggi sempre di più anche tra gli insospettabili, trovare nuovo materiale da un cantante che ha anche moderato la sgradevolezza del timbro di voce, qui facendosi quasi sussurrato. Alzi la mano che 35 anni fa avrebbe detto che sarebbero stati celebrati come classici e come rappresentanti perfetti di un’epoca anche da parte di chi ne era detrattore. Per fortuna hanno migliorato voce e arrangiamento.
13 – Aiello – Te l’ho mai detto
Svolta minimalista, malinconica, poco sound, poca essenza meridionale. Forse tentativo di rilanciarsi agganciando linguaggi più comuni e diffusi, ma Aiello aveva ben altra originalità e potenzialità prima di schiantarsi per limiti interpretativi a Sanremo con un bel pezzo. Da lì in poi, un’occasione mancata. Urge tornare se stessi.
12 – Tiromancino ft. Simona Molinari – Bossa in blu
Sonorità inedite per Zampaglione e anche il tentativo di ripescare una bravissima cantante che forse per poca personalità o “muso” ha raccolto molto meno di quanto il suo eccellente talento le avrebbe promesso. Serve la voce femminile perchè il cantautore è distante anni luce da queste sonorità. Il brano comunque è troppo articolato su accordi europei e non brasiliani per funzionare con quella chiave ritmica, un conto è la saudade, un conto la malinconia.
11 – Oliver John – Memories of you
Cantautore inglese presentato come il prossimo fenomeno, è invecenel solito filone di intimo dal canto sussurrato un po’ straziato e dai coretti folk un po’ da taverna anzi pub. Poi diventa allegrona e speriamo passi. Sia la tristezza che il tempo.
10 – James Blunt – Circles
Dice di avere ritrovato l’ispirazione dei primi due album e ce en sarebbe bisogno, per lui e per il panorama musicale dopo alcuni dischi proprio insipidi. Sembra un po’ un brano dagli ultimi dischi dei Take That. Il pezzo invoglia ma poi resta lì, purtroppo. Meglio di certe sventatezze poco utili di suoi album recenti, ma non conviene scomodare i classici di Back to Bedlam come paragone, proprio no.
9 – Giorgia – Parafulmini
Ora ha cambiato voce e preso un’inclinazione perfetta nellinterpetare il pop contemporaneo, ma corre il rischio di finire per essere intercambiabile con le colleghe più giovani, un rilancio per cui tante colleghe, compresa lei stessa quattro anni fa, firmerebbero ma che toglie quella personalità e quell’aura di Stardom che Giorgia aveva indubibiamente raggiunto. Questo brano è firmato addirittura da Lorenzo Fragola, chissà se nuovo o ai tempi in cui il cantautore era una buona promessa. poi arriva il verso finale e senza gorgheggiare, solo con la botta cristallina della voce altissima, marca la differenza.
8 – Lorenzo Salvetti ft. Erocaddeo – Oggetti smarriti
Due talenti emersi o quasi dai talent show uniscono le forze (compositive e vocali) e le debolezze (di mercato) per cercare il salto definitivo. Ballata riflessiva, su cui poi entrano delicatamente gli strumenti: pezzo non male, cantautorale senza essere paludato, anche se l’avvicinamento alla chiusura del ritornello ricorda pericolosamente certe soluzioni dei Modà, il che non depone a favore di giovani sensibili. Di base, non saremmo così convinti che per affermarsi sia una buona pensata accoppiarli. Meglio insistere da soli, per duettare c’è tempo.
7 – PierC – Sul filo
Il cantautore di Alessandria che pareva esitato a un grande percorso ad X-Factor tre anni fa salvo eliminarlo prima per fare notizia, come spesso accade ai talent, crea un patchwork in chiave funky che se si ascolta solo nel ritornello sembra accattivante, con tanto di falsetti alla Pharrell, ma se si ascolta tutti fa perdere quel filo di cui nel titolo. Però l’apertura post chorus con le chitarre a riempire il suono offre grande speranza di ascolto per il futuro.
6 – Matteo Trullu – Che cos’è l’amore
Va all’Eurofestival under 14 ma è più maturo vocalmente e in scrittura di quasi tutti i suoi colleghi e ha anche una bella presenza fisica educata. Un pezzo che fuori da quel contesto e in mano a qualche big sarebbe un successo garantito. Fa un po’ certo Meneguzzi, ma anche un po’ di black ballad che non guasta. Uno dei brani italiani piu belli in autunno anche sostenuto dal sound, cosa di cui in Italia i cantautori e i rapper spesso dimenticano l’importanza.
5 – James Hype – Confessions
Uno dei producer inglesi più quotati (ricorderete Ferrari) ritorna con un brano scatenato e con molta più vocalità del suo più grande successo. C’è da divertirsi ma anche da ascoltare bene. Efficace e non banale.
4 – Taylor Swift – Patient zero
Presentata all’Mtv Awards. La popstar di estrazione country riscopre anche il violino nell’introduzione ma il pezzo è pop allo stato puro. Le sue canzoni hanno il limite di non entrare subito in testa, ma anche il pregio di assomigliarsi senza ripetersi pedissequamente. Sempre gradevole.
3 – Lil Nas X – World’s graftest
Chissà se nel titolo parla di se stesso. Ma il pezzo è fortissimo, degno di That’s what I like. L’uomo che con Old town road fece incontrare rap e country per un disco storico, continua a scrivere pagine innovative ed originali.
2 – Nothing But Thieves – A Different Kind of Happiness
Ritorno interesantisismo per una band che se fosse nata prima sarebbe nell’olimpo dei più amati dal pubblico. Esser nati dopo rende più difficile affermarsi nel rock e anche essere originali, qui si sentono tanti cambi, accenni di psichedelia, melodia ed energia, c’è un sacco di roba dentro ed è un piacere seguirla. Certo, un tempo si sarebbe detto troppa roba o un po’ la solita, oggi ci sorprendiamo perchè si va al di là della banalità. Sarà poco, ma meno male che arriva.
1 – Mangus Ferrell – Asleep talking
Magnifico sentire un disco che ha queste sonorità soul e questa vocalità in dedicato falsetto non essere derubricato a “jazz da ascoltare di notte su poche radio”. Finché c’è vita c’è speranza. Un capolavoro, per pochi, ok, ma l’avanguardia non è il commerciale e il pezzo è orecchiabilisismo, armonie ricercate e suoni perfetti. L’album si chiama Groove therapy e proprio il “tiro” dei pezzi è la terapia contro la piattezza generale del momento. Irrinunciabile. Prendete e godetene tutti.
