Primo Ascolto Top Ten

Primo Ascolto; scopriamo la Top 10 (molto allargata) delle nuove uscite musicali di agosto e della prima settimana di settembre secondo Stefano Brocks: ecco i brani promossi e bocciati, da ascoltare subito!

Primo Ascolto 4 settembre: la Top 10 delle nuove uscite

20 – JAMES BLUNT – Tastes like summer
Ci siamo un po’ persi questo menestrello del nuovo millennio, che da troppi anni naviga a vista. Questo è un numero pop leggero e gradevole, a titolo estivo, il che rende ancora piu inspiegabile la scelta di farlo uscire ad agosto inoltrato, quando nel suo Regno Unito l’estate è ormai un ricordo. 

19 – JULI, BRESH – Serenamente
Primo album del produttore, che chiama a sè grandi interpreti e cantautori. Ma non è un po’ presto per indulgere all’autocitazione, visto che arrangiamenti e composizione sono almeno per i singoli usciti pericolosamente simili nonostante la diversa estrazione delle voci? Mah

18 – SAL DA VINCI – Fuga d’amore
La bolla sanremese si sgonfia e svanisce l’effetto Rossetto e caffè. La bachata del singolo estivo si è schiantata in mezzo alle hit di stagione e probabilmente il neomelodico rientrerà nei ranghi dopo un giro sulle copertine che rischia di restare più l’estermporaneità che la costanza. 

17 – ARIETE, ANGELINA MANGO – Che bella vita
Due ragazze di talento che per varie ragioni si erano fermate uniscono le capacità per creare qualcosa di nuovo. Peccato per l’inespressività, anche se l’intimismo del pezzo e qualche accordo diminuito che si affaccia qua e là fanno pensare che un’interpretazione piu sentita e un arrangiamento più pieno avrebbero valorizzato il contenuto. Sicuri che siamo ancora in tempo di incidere pezzi lo-wi in cameretta come durante il covid? 

16 – LAURA PAUSINI – Siamo soli nell’immenso vuoto che c’è
Ok, sceglie repertorio dei suoi tempi e questo ci può stare tutto, anche per individuazione di un target di pubblico che per gli artisti cinquantenni non è facile rinnovare. Nello specifico, sceglie brani dai suoni fragorosi su cui buttare al massimo del volume i suoi acuti di potenza vocale senza freni. Si comprende che sia difficile 30 anni dopo le grandi hit trovare brani in quella forma di ballad malinconica e senza speranza in cui scatenava tutto il suo pathos. Ma la domanda è sempre la stessa: se questa operazione cover servisse davvero.  

15 – LIGABUE – Qualcosa per te
Sempre terribilmente uguale a se stesso. Si dirà che anche tipi come Guccini o Vecchioni lo fossero, ma certamente dal lato musicale non può essere un buon segnale. Per chi si pone nella scia di certi grandi cantautori poi va ricordato che gente come loro non avrebbe mai nemmeno non solo scritto ma nemmeno usato per sbaglio parlando un’espressione del tipo “Una cosa che serva a qualcosa per te”. Francamente non si può sentire. Peccato, perchè il pezzo, pur già sentito, non è nemmeno tra i peggiori che il declinante Ligabue ci riserva da troppi anni.

14 – ERNIA – Dedica
Cantautorap non può sdoganare il fare sempre la stessa canzone cambiando il testo ed ignorando del tutto l’elemento ritmico. Anche se qualcosa di bello da dire Ernia lo ha spesso, non può essere il reitrrarsi di una formula che funziona. 

13 – ALFA & GIGI D’ALESSIO – Genova e Napoli
Chissà perchè le carte nobilissime che Alfa meritatamente riesce a giocarsi con i mentori delle generazioni precedenti suonano come occasioni mancate. Lo fu Buon vento con Jovanotti, la è questo bel parallelo tra due città di mare e di musica, una liason che chissà perchè finora in musica nessuno aveva mai toccato direttamente. Però il pezzo è poco incisivo e nel strofe appare simile a certi duetti di Geolier, che essendo usciti prima almeno hanno palma di originalità. Peccato davvero, l’idea c’era tutta e la qualità di interpretazione pure. 

12 – J-AX – Vita morte miracoli
Un pezzo che si apre ricorda a tutti che dobbiamo morire ci mancava, anche se in realtà ci vorrebbe stimolare a vivere al massimo. Il rapper continua nel filone country, anche se qui meno sbracato da ballo e più poprock orientato ai contenuti. Tonalità minore e progressione discendente, non originalissima ma non troppo abusata come forma compositiva, nel 2026. 

11 – GIANNA NANNINI – Meraviglioso errore
Si fa aiutare alla scrittura da Brunori e tale penna si sposa piuttosto bene con le quote più melodiche e intimiste del repertorio della Gianna. Il pezzo tuttavia non è particolarmente originale e forse verrebbe voglia che la rocker insistesse su ibridi pop tipo “Panorama”, lo scorso anno abortito subito non si sa perchè, o sul mix rap rock della nuova versione di “America”, che ha ricordato a tutti che proprio un brano della Nannini fu il primo pezzo italiano rock ma anche pop a contenere un inserto rap al posto di un assolo (“Radio baccano” con Jovanotti 33 anni fa). La Gianna ci ha sempre abituato comunque a spaziare e non ci sono dubbi che chi non apprezza il versante cantautorale di questo singolo troverà di par suo nel nuovo album in arrivo. 

10 – MALIKA AYANE – Detto fra noi
Classe debordante, pezzo discreto, non come giudizio ma come sonorità sinuose, un po’ alla francese. Si spera che funzioni, per portare un po’ di raffinatezza alle playlist. 

9 – OLIVIA RODRIGO – Stupid song
Viene difficile pensare che una così possa fare una canzone stupida. Ok, il pianoforte insistito alla All of me di John Legend non ci porta proprio sulla luna, ma il brano è intenso e delicato, interpretato con grande espressività, fino all’esplosività del ritornello, in cui diventa quasi una Chariot (Peggy March, non Gavin DeGraw) in chiave minimalista. Poi arriva l’elettronica e tutto si rimette a posto. 

8 – ANNA CASTIGLIA – Niente di me
La chitarra e la voce particolarissima ci portano in un mondo diversissimo da tutto ciò che circola in radio, tra Gerardina Trovato e Carmen Consoli ma con un tratto inconfondibilmente suo. Grande talento, anche se il ritmo è un po’ alla Angelina Mango di Che t’o’ dico a ‘ffa, ma il brano è personalissimo. Occhio alla più promettente cantautrice che troviamo in giro. 

7 – TAME IMPALA – Loser
Quando pareva ormai un’avanguardia del decennio precedente, il successo di Dracula ha reso il produttore australiano una star ricercatissima, al punto di trovarlo tra le priorità della sua casa discografica, cosa impensabile anche per i suoi migliori lavori finora realizzata. Questo brano non ha l’orechciabilità della hit estiva Dracula, ma al solito ha grande originalità, uso insistente della ritmica, quasi un reggae però su ritmo dritto. 

6 – FABRI FIBRA ft. Pinguini Tattici Nucleari – Goya
Goya che fa rima con noia ahimè è molto più scontato e meno divertente della “diceva Neruda che di giorno si suda”, ma Arbore e Mattone sono modelli inarrivabile per chiunque. Qui troviamo una scrittura di Zanotti molto vicina per atmosfere alle proposte hip hop e l’insieme funziona, anche perchè Fibra non delude mai e ha sempre qualcosa di interessante da dire in modo intelligente e in senso musicalmente rispettabile. 

5 – LEON BRIDGES – Talk it over
Bella la chitarrina con il gancio che prosegue per tutto il pezzo, bella l’atmosfera leggera delle ritmiche. Si fa un po’ fatica ad afferrare la melodia, forse anche epr l’eccesso di riverbero a rendere arrangiamento un po’ ridondante su u pezzo che invece sarebbe minimalista. 

4 – ALEX WARREN – Emerald eyes
Il cantautore americano che si era rivelato con strepitose ballate come Ordinary lo scorso anno, nel 2026 si dà all’uptempo, con questo funky il cui respiro melodico del ritornello rimanda un po’ a certa italo dance anni 80. O è solo una nostra impressione? Ben fatto comunque il pezzo. 

3 – ARIANA GRANDE – Petal
Uno degli album più belli del decennio, capace di unire ricercatezza e discorso generazionale con piena accessibilità a ogni orecchio. Se solo le radio l’avessero sostenuto, il precedente singolo era perfetto per essere forse il migliore del 2026 in assoluto. Questa Petal è un falso terzinatoche ricorda certe atmosfere del primo The Weeknd, ma ha un’espressività e una delicatezza irrinunciabili. 

2 – SIENNA SPIRO – Great expectations
Ovvero quelle che questa strepitosa cantante comincia ad avvertire attorno a sè. L’asticella si alza, dopo un debutto folgorante come Die on this hill, una voce che ricorda le dive del soul anni 90 filtrare attraverso un reciso vintage, e poi con la colonna sonora del Diavolo veste Prada. Pezzo di enorme qualità, tonalità minore affascinantissima. Ma allora si possono ancora fare canzoni “normali” capaci di catturare…basta volerlo. Radio, dove siete? 

1 – SAM SMITH – Oh mother
A ricorda a tutti chi è il più bravo degli ultimi 15 anni, tra l’altro smette pronto a uscire dalla confort zone vintage soul, con questo blues venato di gospel. Mettete il volume al massimo e godetevi voce ed atmosfera. 

📢 Segui iMusicFun su Google News:
Clicca sulla stellina ✩ da app e mobile o alla voce “Segui”

🔔 Non perderti le ultime notizie dal mondo della musica italiana e internazionale con le notifiche in tempo reale dai nostri canali Telegram e WhatsApp.