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Primo Ascolto 9 ottobre: la Top 10 delle nuove uscite

Primo Ascolto; scopriamo la Top 10 (+6) delle nuove uscite di venerdì 9 ottobre, secondo Stefano Brocks: ecco i brani promossi e bocciati, da ascoltare subito!

Primo Ascolto 9 ottobre: la Top 10 delle nuove uscite

16 – SANGIOVANNI – OK buonanotte
“Mi devo svegliare, vorrei solo guardare il cellulare, ma devo andare a lavorare, mangiare, tutte le volte, servirebbe un vacanza, senza guardare il conto in banca”. Alzi la mano chi non ha mai pensato queste cose. Tutti, ok. Alzi ora la mano chi ha mai pensato di farci il testo di una canzone…nessuno di voi? Ecco, domandiamoci come mai. Eppure qualcuno è riuscito a fare anche questo.

15 – BABY K ft. GUE’ – Amore/Dilemma
Mille giri e si riparte dal via, ovvero da un artista con cui aveva collaborato proficuamente agli esordi. Si riavvicina al rap senza dimenticare la cadenza reggaeton. Meno banale di tutte le altre delgi ultimi anni suoi. 

14 – LEVANTE – Ruggine
Immediatamente riconoscibile l’imprinting della cantautrice siciliana, che in questo stile dimostra plasticamente di meritare il titolo di “nuova Carmen Consoli” con cui fu salutata al debutto, ormai tre lustri fa. 

13 – SENZA CRI – Strade
La giovane cantautrice ex Amici e finalista a Sanremo Giovani si trova nel punto più complicato per una carriera, ovvero essere nota senza avere però ancora a vuoto modo di sfondare. La difficoltà non è però legata alal sua produzione musicale, personale e interessante, ma all’assenza di un lancio forte attraverso qualche boost sanremese o estivo. Difficilissimo rompere questo equilibrio. E il pezzo è bello e cantato con voce personalissima. Purtroppo non dipende da lei. 

12 – CHARLOTTE CARDIN – MEMORIES
Una delle poche partite internazionali, canadese, ad avere partecipato a passaggi tesevisi in Italia quest’estate, ritorna con un singolo leggero, sussurrato, con un riff ritmico fatto di stacchi e pronto ad insinuarsi nel cervello. 

11 – ROYAL BLOOD – Dead company
Una delle tante next big thing che non sono più next ma non sono diventate del tutto big, dagli anni Zero. Picchiano come se i Nirvana facessero Metal ma hanno ritornelli vocali di grande apertura. Funzioneranno ancora? Difficile. Peccato per la loro forza sugli strumenti. Molto muscolare, peraltro. 

10 – JOVANOTTI ft. Samurai Jay – Le foglie di te
Operazione ringiovanimento per Lorenzo, dopo la collaborazione con Alfa, ora quella con un altro virgulto di ottime promesse, anzi ormai di fatti concreti, avendo “Ossessione” polverizzato ogni record di durata al primo posto e in top 10 per un brano sanremese in tutti i tempi. Da capire se però l’operazione ringiovanimento non sia anche un meritato tributo per un artista unico, il primo forse al mondo insieme a Michael Franti a creare una via sui generis a collegare rap e tutto il resto di tutto il mondo musicale, cosa che oggi dilaga tra i nuovi artisti ma che qualcuno deve pure avere inventato. Il brano acquista una nuova consapevolezza ritmica, con una base irregolare ed originale. 

9 – MARGHERITA VICARIO – Ho chiesto aiuto
Nel filone delle canzoni flusso di coscienza , la cantautrice butta fuori il suo periodo di crisi. Peccato non avere potuto partecipare a tanti Sanremo per via di parentela con il regista, con limiti regolamentari. Era il momento buono. Ora fa cose molto diverse, ma molto toccanti. 

8 – KAROL G – BbY Wow
Tre ore per cercare di capire come leggere il titolo e capirne il significato. Per poi capire che è un semplicissimo “Baby wow”. Famo strano, già…Ma vaff…. Lasciando perdere il tempo buttato, è un pezzo latino gradevole, con un ritmo leggero e non abusato chiamato “cuddle”. 

7 – HRVY- Hesitate
La cantautrice inglese ritorna con un singolo pop diretto, in cui distingue tra testa e cuore nei sentimenti. 

6 – PURPLE DISCO MACHINE ft. MEEK – Test My Luck
La più folle delle nuove artiste incontra il produttore più solido del decennio. Il pezzo è bello e la voce in falsetto conferisce un tocco surreale, un po’ come certa new wave della prima ora, più funky. Ma Lene Lovich era molto più originale e più autenticamente “Matta”. 

5 – ROLLING STONES – MR. Charme
Metterli in competizione con i loro pronipoti è ingeneroso, ma secondo noi a loro fa piacere perchè non si sentono certo semplici classici, continuando a pubblicare roba nuova. Pezzo fortissimo, sull’onda della loro storica “Star star”. Era il 1974, ma potrebbe essere domani. 

4 – SOFI TUKKER ft One Rerublic – Tsunami
Bellissimo, elettronica leggera, sacchetti, una melodia delicata e non invadente. 

3 – MARCO MENGONI – GIORNATE PERSE
Musica nuova sua era nell’aria, sia per i tempi di attesa dalla precedente, sia per cavalcare l’idea del locale milanese. (Parentesi, chi ritiene che 100 euro una tantum sia troppo per un concerto di artisti di grande livello, pezzo unico, da seguire sul palco e ascoltando come si deve, ci dica quanti soldi spende al mese per aperitivi qualunque con gente qualsiasi in bar piazzati in mezzo alla strada, svp). IL pezzo è stranissimo, tra soul, malinconia, persino climax da lirico o da musical, ma un ritornello di grande potenza evocativa, quasi da certa epica pop anni Ottanta. Un pezzo che, se compreso, resterà nella memoria. Se invece verrà considerato troppo confuso, sarà un peccato.

2 – JAMIE T – Waist 36 Leg 32
Uno dei creatori di musica più originali degli ultimi decenni, mescolando punk, elettronica , cantautorato, torna con un brano dal ritmo saltellante e dall’incedere melodico indolente, un po’ come se i Clash incontrassero Post Malone. Ah l’avanguardia, se questo termine avesse ancora un senso, invece c’è la sensazione di essere alla fine della storia, non solo in musica…. Rimarrà nella storia peraltro per essere forse la prima canzone di sempre ad avere per titolo una taglia di pantaloni. 

1 – DERMOT HENRY – “(I Wish I Was) Ennio Morricone”
Titolo geniale in cui racconta un artista, forse lui stesso, che vorrebbe già essere stabilizzato e riconosciuto per la qualità della sua opera invece deve sgomitare per emergere. In Italia lo hanno già fatto vent’anni fa, si chiamava Simone Cristicchi, prima di diventare mistico e provocatoriamente scriveva “Vorrei cantare come Biagio Antonacci”. Qui musicalmente siamo un po’ folk, tra clap e chitarre acustiche, un bel cantato malinconico ma energico e una vocalità che ci ricorda Paul Simon con i birignao di David Byrne. Tutto vero, incredibile, ma nel 2026 si può ancora ascoltare roba così vera. 

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