Il mondo del cinema piange Robert Redford, scomparso a 89 anni nella sua casa di Provo, nello Utah. Attore, regista, produttore e fondatore del Sundance Institute, Redford ha lasciato un segno indelebile non solo nella storia del grande schermo ma anche nel rapporto tra cinema e musica, che ha sempre avuto un ruolo centrale nelle sue opere.
Indimenticabile il suo primo incontro con la musica pop in Butch Cassidy and the Sundance Kid (1969), quando la scena in bicicletta con Raindrops Keep Fallin’ on My Head trasformò un western in un momento iconico di leggerezza. Pochi anni dopo, con La Stangata (1973), contribuì al revival del ragtime grazie alla colonna sonora di Marvin Hamlisch, premiata con l’Oscar.
Il legame tra Redford e le grandi partiture continuò con La mia Africa (1985), dove la musica sinfonica di John Barry amplificò l’epicità dei paesaggi africani. Ma la sua vera passione era il country, coltivata fin da ragazzo e celebrata in film come L’uomo che sussurrava ai cavalli (1998), caratterizzato da una soundtrack folk con Emmylou Harris, Steve Earle e Dwight Yoakam.
Nel 2013, con All Is Lost, Redford abbracciò il minimalismo musicale: la colonna sonora di Alex Ebert, premiata con il Golden Globe, guidò un film quasi privo di dialoghi, dove il suono sostituiva le parole.
Oltre al set, Redford fece incontrare cinema e musica al Sundance Film Festival, creando spazi dedicati come il Music Café, crocevia internazionale per artisti e registi emergenti.
Con la sua morte, il mondo perde una leggenda capace di fondere immagini e note in emozioni senza tempo.
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