Roy Paci affida ai social uno sfogo durissimo contro una parte della critica musicale italiana, che non ha digerito la vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo 2026. Il musicista siciliano denuncia una narrazione superficiale della scena contemporanea e punta il dito contro alcuni giornalisti, accusati di utilizzare “paragoni fuori contesto e offensivi” invece di raccontare davvero la musica.
Nel suo intervento, Paci affronta temi molto ampi: dalla percezione della musica italiana all’estero fino agli stereotipi legati al Sud, passando per il valore della tradizione napoletana e per il ruolo dei dialetti nella scena musicale contemporanea.
Roy Paci: “La musica italiana non emerge per colpa di certa narrazione”
Secondo Roy Paci, uno dei problemi principali della musica italiana è il modo in cui viene raccontata da una parte della critica.
Il musicista sostiene che l’assenza di un racconto serio e competente finisca per penalizzare l’immagine della scena musicale nazionale anche fuori dai confini.
“Ecco perché la percezione musicale di questo Paese all’estero fa fatica ad emergere in tutta la sua affascinante e interessante contemporaneità: per il semplice fatto di continuare a dare spazio e parola a quei ‘cronisti’ della nostra scena che al posto di divulgare e fornire la giusta contestualizzazione artistica di un cantante, si inerpicano in paragoni fuori contesto”.
Un atteggiamento che, secondo l’artista, diventa ancora più problematico quando sfocia nell’offesa personale o nella banalizzazione delle identità culturali.
“Paragoni fuori contesto e soprattutto offensivi per la persona e per la comunità a cui è legato”.
L’attacco ai giornalisti: “Critica estetica e gossip da bar”
Roy Paci non nasconde il suo disappunto verso quella che definisce una deriva della critica musicale, sempre più lontana dall’analisi artistica e sempre più vicina al gossip.
“Una cringiata che più che far sorridere fa capire quanto è frustrante dover nascondere la propria incompetenza musicale e la mancanza di studi e approfondimenti musicali”.
Il musicista parla apertamente di una trasformazione della critica in qualcosa di superficiale.
“Ormai gli studi musicali sono secondari a una penosa critica estetica e a un gossippaggio degno dei baracci frequentati da bifolchi”.
Gli stereotipi sul Sud e il peso della parola “mafia”
Nel suo intervento, Roy Paci affronta anche un tema personale e molto delicato: gli stereotipi che spesso accompagnano gli artisti del Sud Italia quando si esibiscono all’estero.
“Non potete immaginare quanto mi possa far male andare in giro nel mondo a suonare e trovarmi di fronte a una parte di pubblico incosciente che associa il fatto che se sei siciliano in qualche modo la parola mafia rientri nei discorsi”.
Un’associazione che l’artista definisce dolorosa e che, secondo lui, contribuisce a creare una percezione distorta della cultura musicale italiana.
“Come per sottolineare un degrado che ci colloca in un gradino più basso rispetto a tutti gli altri artisti globali”.
Roy Paci difende Napoli e la sua tradizione musicale
Un altro passaggio centrale dello sfogo di Roy Paci riguarda la musica di matrice partenopea, che secondo lui continua a essere bersaglio di pregiudizi e attacchi.
“E poi basta con questo ripetuto e asfissiante attacco a tutto ciò che ‘suona’ napoletano”.
Per il musicista siciliano, Napoli rappresenta una delle radici fondamentali della musica italiana.
“Abbiate rispetto per la storia e per una paternità musicale di tutto lo Stivale che nasce proprio in quei luoghi tanto vessati quanto ricchi di creatività e invenzioni timbriche e armoniche”.
Paci cita anche alcune figure leggendarie della tradizione.
“Abbiate rispetto per figure leggendarie come Murolo, Carosone o il grande Pino Daniele”.
Secondo lui, questi artisti hanno costruito un patrimonio musicale che ancora oggi rappresenta l’Italia nel mondo.
I dialetti nella musica contemporanea
Roy Paci sottolinea poi come, paradossalmente, all’estero le contaminazioni linguistiche e i dialetti italiani siano spesso più apprezzati rispetto a quanto accade nel dibattito interno.
“All’estero in questo periodo storico musicale sono più apprezzati i dialetti partenopei, come nel caso degli amici Nu Genea o La Niña”.
Il musicista ricorda anche la propria esperienza artistica.
“Io mescolo da decenni la lingua siciliana al castellano e al patois giamaicano”.
E cita altri esempi di sperimentazione linguistica nella scena italiana.
“O addirittura il gallurese arcaico della cara Daniela Pes”.
“Il cambiamento deve passare anche dal racconto della musica”
Roy Paci chiude il suo intervento citando una frase di Miles Davis, simbolo della continua evoluzione artistica.
“If anybody wants to keep creating they have to be about change”.
Un pensiero a cui aggiunge una riflessione personale sulla necessità di cambiare anche il modo di raccontare la musica.
“Se vogliamo mostrare al mondo intero il vero cambiamento dobbiamo scrollarci di dosso il filtro interpretativo di certa gerontocrazia culturale”.
Uno sfogo diretto e senza filtri che riaccende il dibattito sul ruolo della critica musicale e sul modo in cui la scena italiana viene rappresentata, dentro e fuori dal Paese.

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