Pucci

Carlo Conti commenta la rinuncia di Andrea Pucci a Sanremo 2026 e cita il precedente di Maurizio Crozza nel 2013.

Ospite a La Pennicanza con Fiorello e Fabrizio Biggio, il direttore artistico del Festival ha chiarito la sua posizione, ridimensionando le polemiche nate attorno alla vicenda.

“Non pensavamo di creare un affare di Stato”, ha spiegato Conti. “La mia scelta era per un artista che riempie i teatri. Non vado a chiedere cosa pensi e cosa fai nella vita, non vado a vedere i social”. Parole che ribadiscono l’intenzione di puntare sul valore artistico, al di là delle etichette o delle discussioni online.

Secondo Conti, alla base della decisione di Pucci ci sarebbe anche il ricordo di un precedente storico del Festival: “Si ricorda di quando il povero Crozza fu bistrattato e lui, memore di questo, sente la paura”. Il riferimento è a Sanremo 2013, quando Maurizio Crozza fu contestato all’Ariston dopo una parodia di Silvio Berlusconi. In quell’occasione il pubblico lo interruppe con urla e insulti, costringendo Fabio Fazio a intervenire per calmare la platea prima di permettere al comico di proseguire.

Conti ha poi concluso sottolineando lo spirito con cui si dovrebbe affrontare il Festival: “Sanremo va fatto con serenità e divertimento, se manca questo… Lui ha preferito stare a casa”.

Una scelta personale, dunque, che riapre il dibattito sul rapporto tra satira, politica e palco dell’Ariston, in vista di Sanremo 2026.

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