Casino di Sanremo

Una riflessione, firmata Stefano Brocks, sul cast degli artisti Big che prenderà parte al Festival di Sanremo 2026.

Lacrime mie o lacrime tue“, ci chiedevamo in un articolo pubblicato pochi giorni prima dell’annuncio, intendendo che l’elenco del cast avrebbe fatto piangere o i giornalisti, che non sono stati capaci ad intercettare cosa Carlo Conti avesse nel taccuino, o il pubblico per l’assenza di nomi di richiamo. Purtroppo, e senza offesa per chi ha scelto di mettersi in gioco partecipando al Festival e di farlo probabilmente con canzoni degnissime, la risposta giusta è stata la seconda. 

Alla fine le previsioni non positive circa la presenza di grandi nomi nel cast sanremese si sono rivelate fondate. E non solo perchè i vari Elisa, Mengoni, Mahmood, Geolier, Ultimo non sono in lista, cosa peraltro di cui nessuno, al di là degli auspici personali, poteva essere certo. Anche se rimane il primo Festival, almeno da dieci anni in qua in cui non ci sia almeno una “ciliegina sulla torta” (da Giorgia 2025, a Mannoia 2017 con in mezzo i vari Mahmood, Ultimo, Negramaro, Morandi, Pelù, Mengoni, D’Alessio eccetera, ogni edizione c’è sempre stato almeno un grande colpo se non più di uno). 

Il vero vulnus di questo Festival è l’assenza di quella classe medio alta che costituisce l’ossatura di un cast capace di attirare attenzioni, ascolti e vendite discografiche e di ticketing ai concerti, quella che avevamo definito la “base della torta” sanremese. Per capirci, lo scorso anno almeno metà cast poteva essere collocato in un ambito di carriere dignitosissime, sia pure non di lunghissimo corso, ma con presenza costante ai vertici delle classifiche (Lauro, Fedez, Irama, Kolors, Coma_cose, Elodie, Rocco Hunt, Rkomi, Emis Killa, Michielin, Noemi, Brunori, Gabbani) o forti di exploit recenti (Tony Effe, Gaia, Olly, Bresh), insomma quei nomi che popolano le programmazioni radiofoniche, le manifestazioni televisive nei mesi estivi, gli ascolti in streaming meno di nicchia. 

Ecco: se viene a mancare questo blocco, il rischio, dicevamo dieci giorni fa, era avere un Festival con personaggi noti al pubblico televisivo ma discograficamente in crisi da tempo, scommesse da pescare nei filoni alternativi (vedi Lucio Corsi), qualche over, qualche ex talent o promosso da Sanremo Giovani, qualche sconosciuto o dimenticato. 

Il cast è articolato su questa dimensione, in gran parte. Non vogliamo apparire prevenuti, infatti tra questi nomi ci sono personaggi che sanno scrivere e interpretare ottimamente per cui sicuramente ci saranno alcune buone canzoni e probabilmente qualche buon successo. Ma il traino del carrozzone non può, con tutto il rispetto essere nei nomi di Arisa, Malika Ayane, Ermal Meta, Enrico Nigiotti, Leo Gassman, Michele Bravi, Elettra Lamborghini, Levante, Ditonellapiaga, Mara Sattei, Tommaso Paradiso, J.Ax, Dargen D’Amico, gente peraltro tutt’altro che vecchia o bollita e che sicuramente avrà qualche forte cartuccia da sparare, ma che viene da dischi non eccelsi, periodi poco brillanti e carriera bisognosa di puntello. Potrebbero quindi non mancare i contenuti, ma manca l’appeal mediatico per il pubblico. Il che va a danno degli stessi, perchè inseriti in un Festival con più nomi sulla cresta dell’onda avrebbero brillato oltre che della propria luce anche di quella riflessa. 

Il filone alternativo-indie ospita tipi come Fulminacci, Chiello, Eddie Brock, Colombre e Maria Antonietta, Bambole Di Pezza, che finora hanno lasciato in giro buone tracce di sè ma cui manca una ribalta importante e probabilmente questo Festival può essere l’occasione per una loro affermazione, come Lucio Corsi o Joan Thiele l’anno scorso, come nel 21 i vari Coma_cose, La Rappresentante Di Lista, Madame, Colapesce Dimartino, ma anche qui: basterà la luce fioca propria senza stelle più luminoseintorno per potenziarla? 

Ottimo e vario pare invece il lotto rap/urban, con nomi che al pubblico tv suonano ignoti ma che, a differenza dei precedenti, hanno molto appeal sul pubblico giovane, che a questo punto si spera accorra in massa ad affollare le vie di Sanremo a fine febbraio. C’è il rap vero e proprio, con Nayt, Samurai Jay, Tredici Pietro, alcuni dei quali protagonisti di freschi exploit estivi, c’è Sayf, che porta quelle commistioni urban ed etniche che hanno fatto la fortuna del genere musicale e di tanti artisti italometicci, senza scendere a troppi compromessi pop, c’è una serie di artisti di generazione precedente, perchè il rap non è quella cosa che i detrattori continuano a chiamare roba per ragazzini, avendo 47 anni di storia nelle classifiche di tutto il mondo, Italia compresa, dalla Sugarhill Gang in giù, per cui i vari J.Ax, Dargen, idem lo stesso Fedez sia pure in versione probamente diversa in quanto accoppiato con Marco Masini, che però negli anni ’90 era un cantore della rabbia personale o del disagio sociale tanto quanto i rapper oggi. 

E poi ci sono personaggi dalla rispettabile carriera di lungo corso, per motivi diversi includendo Raf e Francesco Renga, i quali però da anni non hanno un brano di successo e sono finiti fuori dalla discografia che conta, pur meritando rispetto per quando fatto e possono ancora fare, idem Patty Pravo, quest’ultima la vera e propria quota over del lotto, e a modo suo Sal Da Vinci, però più fenomeno “locale”, pur con un podio a Sanremo 15 anni fa, sdoganato da una canzone di successo come “Rossetto e caffè“, da capire più se moda temporanea o proseguibile, essendo in un filone non certo nuovo o di tendenza, per cui qualcosa di simile potrà sicuramente scriverlo e lo aveva fatto anche prima dell’exploit, ma è più il fattore “x” a fare diventare virale una canzone che la sua peculiarità. Ridotta a zero la quota di promossi da Sanremo Giovani, al minimo la quota ex talent, con il solo duo Lda/Aka7even, altri due con carriera da puntellare. 

Quindi, resta da capire chi non c’è e perchè. Detto dei superbig, dei quali nessuno peraltro aveva scommesso su una presenza certa, sono risultate purtroppo vere anche le voci del ritiro o mancata presentazione di alcuni “papabili” di ottimo livello, tipo Emma,Blanco, Madame, e non mentivano coloro che…smentivano una propria presenza, da Tananai ad Alfa, da Annalisa a Tedua, da Angelina Mango a Noemi, solo per limitare il lotto a chi ha un disco fuori da poco o in uscita o pareva pronto per un ritorno. Non ci sono, come detto gli ex talent, anche perché in fondo hanno certificato ben poco, vedi Trigno, Holden lato Amici, o Patagarri, Les Votives, Santi Francesi lato X-Factor, ma nemmeno Sarah Toscano o Sangiovanni; niente promozioni o ripescaggi da Sanremo Giovani, nemmeno per il vincitore Settembre o Alex Wyse o Bnkr 44 o Eugenio in Via Di Gioia. 

Lato rap bene o male pronostici rispettati, lato indie si vociferava di Carl Brave, Frah Quintale, Coez e qualcuno aveva in effetti anche espresso apertura, ma non ci sono. Ci sono tanti napoletani (Luchè, Sal Da Vinci, Lda), essendo un fulcro di produzione molto in auge, come sempre d’altronde per la città che fu culla della musica italiana, di rilevanti mancano il solo Tropico, oltre a Geolier e altri rapper. Non c’è a proposito di Napoli la cantaturce La Niña e non ci sono le sue colleghe di Club Tenco, non partenopee, Emma Nolde e Anna Castiglia, date in “quota Lucio Corsi” nei pronostici. Ridotta la quota over ed abbassata di età media, forse anche per la difficoltà di trovare personaggi dell’età delle varie Berti, Zanicchi, Marcella, Morandi, Ranieri, anche se un tentativo su Rettore, Bertè, qualcuno diceva Nannini, poteva starci. 

Insomma un cast che con 5/6 innesti di contemporaneità pop sarebbe stato (quasi) al livello degli ultimi anni, se non degli strepitosi ultimi 4, almeno della media degli ultimi 10, ma che ora potrà essere compiutamente giudicato solo dall’ascolto delle canzoni, avendo deluso le aspettative sui grandi personaggi. 

Resta da comprendere le ragioni, che certamente non possono essere derubricate a scelte personali isolate; quelle possono riguardare 2-3 artisti al massimo, non certo una decina come rispetto alle potenzialità è avvenuto quest’anno. Certamente l’ansia della gara, il frullatore della promozione e dei passaggi tv hanno aumentato la pressione sugli artisti negli ultimi anni, ma è proporzionale alla crescita di livello delle proposte in gara e alla celebrità dei personaggi. E certamente l’essenza di una manifestazione è massimizzare la propria esposizione, così come chi vi partecipa lo fa per identico motivo. Possono avere influito alcuni risultati modesti in gara di alcuni grossi nomi, vedi Giorgia o Lauro lo scorso anno, ma sono poi stati compensati da risultati di vendita discografica e posizionamento personale notevoli, per cui non si può dire che abbiano danneggiato, anzi, gli artisti. 

Forse è più la discografia ad avere frenato alcuni nomi per non rischiare sulla partecipazione: l’elenco per case discografiche però appare molto omogeneo, le tre major hanno pressoché lo stesso numero di artisti in gara a testa, qualcuno in meno arriva dalle indipendenti e forse a scapito di qualche artista meno sulla cresta dell’onda può essere finito per andare il no di alcuni big (la Artist First per l’assenza di Alfa non ha in gara nemmeno Alex Wyse o Zero Assoluto, la Sugar non ha Madame ma nemmeno Sangiovanni).

Per cui non si evince una scelta precisa di rifiuto da una o da un’altra label. Conti ha ampliato i posti per dare più spazio anche ai nomi meno da copertina, per stimolare le etichette a migliorare l’offerta. Piuttosto, resta la sensazione di un no generalizzato: artisti stressati (tutti?) all’idea di partecipare al Festival, etichette vendicative pur avendo visti i rimborsi aumentare ma trovandosi anche la clausola regolamentare di dovere rispondere di eventuali comportamenti poco consoni dei loro artisti, rimane la voglia della discografia di abbandonare Sanremo per andare in città in cui sono migliori i servizi ma non c’analogo bagno di folla, fondamentale per alimentare la popolarità dei cantanti e delle canzoni …o c’è dell’altro che non è dato sapersi o non si saprà mai?

Resta il fatto che non mantenere alta la valorizzazione di una rassegna come Sanremo che ad oggi è l’unica a godere di grandi ascolti ed esposizione è un assurdo: non si può solo prendere il buono, ovvero usarla per lanciare o rilanciare personaggi, senza dare qualcosa, ovvero indurre al ritorno chi è affermato. Si poteva comprendere dieci-venti anni fa, quando i cast erano sempre deboli e i grandi nomi si tenevano alla larga. Ora che sono tornati e il Festival ne ha beneficiato, al punto di risultare la playlist più ascoltata AL MONDO (!!), sulle piattaforme nella settimana successiva allo svolgimento, sarebbe folle dissipare un simile capitale. Forse il contratto in scadenza del direttore artistico non ha aiutato, forse è stato sottovalutato il lavoro del predecessore, peraltro degnamente continuato lo scorso anno dallo stesso Conti. Fatto sta che il cast è rispettabile, ma non può essere composto soltanto da questi nomi. Ed anche la Rai dovrà riflettere su un futuro che deve per forza essere meno di spettacolo e più di musica, insomma, più 2024 che 2014. A costruire ci vanno decenni, a fare scadere una reputazione basta un’edizione debole…

Difficile comprendere se effettivamente, come ipotizzato, ci fosse l’attesa di alcuni artisti di medio alto profilo di conoscere il cast ed entrare e uscire solo in caso di presenza massiccia di grandi nomi. Anzi, sarebbe stato più logico che in assenza di suprbig, la fascia media si giocasse le sue chance di vittoria o piazzamento. Ma forse, e sarebbe il segnale più preoccupante, gli obiettivi per gli artisti oggi sono diventati i concerti, che possono essere riempiti di pubblico con una buona promozione anche senza imporre sul mercato le canzoni nuove come prioritarie, tale per cui una partecipazione a Sanremo non cambierebbe la storia di dischi non destinati a fare epoca. Ecco, se questo fosse il retropensiero, ci sarebbe da preoccuparsi: non solo per il futuro del Festival, degli artisti singoli, della discografia, ma proprio per la musica.

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